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Recensione Gears of War: Reloaded

di: Marco Licandro

Siamo sicuramente ad un punto di svolta nel mondo videoludico, che ha sostanzialmente messo la parola fine alla console-war. Da un certo tempo, infatti, numerosi titoli finora esclusivi per XBOX hanno raggiunto la console Sony (e viceversa). Se le dinamiche legate all’esclusività sono quindi ormai fortemente ancorate alle vendite, un remastered di un remastered non dovrebbe coglierci certo di sorpresa. È infatti così che arriva nuovamente Gears of War: Reloaded, il primo e originale, questa volta multipiattaforma. Emozionati?

Di locuste e di martelli

La prima cosa che vi colpisce quando iniziate Gears of War è sicuramente la colonna sonora intensa e angosciosa, che ben riflette il mondo devastato dalla minaccia delle Locuste, una specie mostruosa e intelligente emersa dal sottosuolo e intenzionata a porre fine ai battiterra, anche conosciuti come umani.

Questa colonna sonora ha fatto riaffiorare svariati ricordi dell’ormai arcaico 2006, quasi un ventennio fa, periodo in cui Gears of War uscì creando una piccola rivoluzione nel genere dello sparatutto, oltre ad una fan base fatta praticamente dal 90% (numeri a caso) dei giocatori di XBOX 360. La piattaforma Microsoft aveva infatti fatto il colpaccio, generando cosplay di gente con un’arma con motosega incorporata, e simbologie di ingranaggi imbrattati di sangue in ogni dove.

Al momento di iniziare a giocare la campagna, ritroviamo scene praticamente iconiche, come l’apertura della cella nella quale il protagonista Marcus Fenix viene tirato fuori, per combattere una invasione a suon di proiettili. La qualità visiva è ambivalente, essendo comunque una versione migliorata, per lo meno tecnicamente, di un remastered uscito nel 2015 su XBOX One. Su una TV 4K possiamo apprezzare sicuramente una buona risoluzione, e per chi ne abbia la possibilità, la possibilità di sfruttare di 120fps per la massima fluidità.

Tuttavia, mentre mi dimenavo nel campo di battaglia, facendo fuori nuovamente le locuste, accovacciandomi nuovamente dietro i ripari, raccogliendo nuovamente l’iconico martello dell’alba, mi son chiesto ripetutamente perché lo stessi facendo. Tutto ciò potrebbe essere sicuramente sensazionale per un giocatore con i tatuaggi PlayStation sul braccio, che nel corso di venti anni si è categoricamente rifiutato di giocare un titolo riconosciuto come, per l’epoca, uno dei migliori sparatutto sul mercato. Ma per chi, come me, ha già giocato il titolo al suo tempo, e di nuovo un decennio fa, perché dovrebbe ancora una volta tornare su un gioco che al giorno d’oggi fa sentire il peso degli anni, sfoggiando ormai un gameplay legnoso, per quanto ancora valido?

Un nuovo inizio o un more of the same?

Non sono nessuno per giudicare la strategia di Microsoft, in particolare quando il titolo viene letteralmente regalato ai possessori di Gears of War: Ultimate Edition, ed è presente su Xbox Game Pass. O ancora, quando Sony letteralmente spreme i suoi titoli come The Last of Us rilanciandoli più e più volte, e tutto questo senza menzionare le volte che abbiamo comprato Skyrim. No, questo non è sicuramente un giudizio, ma la domanda che sorge spontanea è se questo non sia altro che un inizio per portare la saga ad un nuovo livello, e approfittare per farla conoscere anche ad un pubblico più vasto. Se così fosse, sarei felice di un ritorno, ma per come stanno attualmente le cose, ci troviamo di fronte ad un re-remastered che porta con sé le stesse aggiunte grafiche e modalità multigiocatore proposte dieci anni fa, con l’aggiunta del supporto alle ultime tecnologie, che però fatica a farsi notare.

Nonostante il mio impegno nel notare un miglior audio grazie al supporto a Dolby Atmos, non ho fatto altro che ascoltare i classici doppiaggi italiani, tali e quali a come ricordavo, oltre che un mix di suoni di spari ancora confuso e certamente non a oggetti come il marketing va invece decantando. A livello visivo dovremmo avere texture rimasterizzate, qualsiasi cosa questo voglia dire, nonché una risoluzione in 4K con prestazioni fino a 120fps, come detto precedentemente, e… illuminazione. Anche quest’ultima, perdonate i miei sforzi, non riesco davvero ad apprezzarla, visto che nonostante si noti vagamente sugli scenari, i riflessi sulle armature degli enormi protagonisti invece appaiono come i soliti giochi di luce che avvengono persino nelle zone apparentemente d’ombra.

Sul fronte multiplayer dovrebbero aver modernizzato il back-end per un’esperienza migliorata, ma nella mia esperienza ho vissuto un matchmaking per lo meno imbarazzante, con gruppi dove io e altri utenti iniziavamo dal livello 1, mentre il gruppo nemico partiva dal 50 in su. Inutile dire che le partite sono state sostanzialmente una esibizione di abilità da parte degli avversari, che ci facevano fuori con precisi colpi alla testa, sia come cecchino, sia con la ultra sbilanciata pistola a pompa, praticamente in qualsiasi modalità. Dopo aver provato le varie modalità che il titolo offre, ho capito che vi era un dislivello non solamente in quanto ad abilità, ma anche un vero problema di configurazione.

La prima cosa che consiglio spassionatamente, essendomene infatti accorto dopo svariati round dove ho sostanzialmente fatto da bersaglio, è andare nelle opzioni del controller e cambiare la combinazione pulsanti in modalità Torneo. Questa è infatti l’unica opzione che permette di correre con un grilletto laterale, lasciando così libertà al pollice destro di mirare rapidamente. Nel multigiocatore, ancora più che in modalità campagna, occorrerà alternare molto rapidamente la corsa  allo sparo rapido, cosa impossibile da effettuare con la modalità originale di gioco, dove la pressione di un pulsante posizionato nella parte destra del controller limita la possibilità di muovere la camera.

Sospetto che i vari giocatori incontrati online, tutti con nomi uguali al loro canale da streamer, conoscessero questo trucco; ulteriore motivo per cui le battaglie sono state personalmente estenuanti, oltre al terribile matchmaking.

Gears of War: Reloaded

In conclusione

Se non avete mai giocato Gears of War, e volete provare il brivido dell’esperienza, siete i benvenuti. In caso contrario, ci troviamo di fronte ad un titolo sicuramente iconico, ma che mostra i segni del tempo, in una versione che ha effettivamente poco senso di esistere, se non quello di presentare il brand al pubblico PlayStation, ma che per il resto ha ben poco da offrire.