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Recensione Gauntlet: Slayer Edition

La domenica era il giorno in cui si andava dai nonni e mi incontravo con il cuginetto più grande. Da piccolo era quasi un rituale imperdibile, capace di scandire l’inizio e la fine dei miei week end di bambino. E quella era anche l’occasione per andare assieme, accompagnati dallo zio, in sala giochi, il favoloso reame in cui il me ottenne di svariati anni fa non poteva fare a meno di rimanere rapito da quegli sgargianti cabinati: erano i primi anni ’80 e le monete da 100 lire andavano via veloci, quasi come non ci fosse un domani, a suon di game over. E tra i tanti ricordo con particolare nostalgia Gauntlet e le sue quattro postazioni, due delle quali hanno subito la furia smanettona di altrettanti cugini amanti dei videogame più che mai.

di: Simone Cantini

La domenica era il giorno in cui si andava dai nonni e mi incontravo con il cuginetto più grande. Da piccolo era quasi un rituale imperdibile, capace di scandire l’inizio e la fine dei miei week end di bambino. E quella era anche l’occasione per andare assieme, accompagnati dallo zio, in sala giochi, il favoloso reame in cui il me ottenne di svariati anni fa non poteva fare a meno di rimanere rapito da quegli sgargianti cabinati: erano i primi anni ’80 e le monete da 100 lire andavano via veloci, quasi come non ci fosse un domani, a suon di game over. E tra i tanti ricordo con particolare nostalgia Gauntlet e le sue quattro postazioni, due delle quali hanno subito la furia smanettona di altrettanti cugini amanti dei videogame più che mai.


Come una Madeleine

Ok, era già uscito un annetto fa su PC, ma questa (ennesima) versione riveduta e corretta di quel Gauntlet datato 1985 me la sono goduta nella recentissima incarnazione distribuita su PS4, soprattutto a causa della mancanza di un PC in grado di andare oltre l’apertura di Word. Però, poco importa se si tratti di strusciare le dita su di una tastiera o su di un maggiormente ergonomico joypad: le emozioni che ho provato nel veder comparire a schermo quelle 8 lettere sono riuscite ugualmente a far riemergere da quel passato sopito i ricordi di una domenica qualsiasi di 30 anni fa. Giusto per fare chiarezza tra le nuove leve, coloro che non hanno visto i loro polmoni intossicarsi passivamente all’epoca dei coin-op, Gauntlet non è altro che un dungeon crawler alla Diablo, quindi il nostro obiettivo sarà quello di venire a capo di una serie di livelli ricolmi di trappole e mostri da falciare, forzieri pieni d’oro scintillante e chiavi necessarie ad aprire le varie porte che ci separeranno dagli stage successivi. Per farlo potremo contare su un gruppo di 4 avventurieri, suddivisi in altrettante classi (guerriero, valchiria, elfo e mago) ognuna dotata di peculiari abilità e moveset dedicati. A queste si potrà aggiungere quella del necromante, acquistabile separatamente tramite lo store. Ciascun personaggio potrà godere di un personale set di equipaggiamenti che, oltre all’arma in dotazione, permetterà di utilizzare un talismano ed una reliquia: ovviamente inizieremo la nostra avventura armati delle versioni base di tali strumenti, ma mano mano che accumuleremo oro potremo acquistarne di nuovi e sempre più potenti. Ad eccezione dei talismani, che hanno un numero determinato di utilizzi, i bonus forniti dall’arma e dalle reliquie saranno gestiti da un tempo di ricarica, la cui durata varia in base alla potenza dell’effetto scaturito. I tesori raccolti, inoltre, consentiranno di acquistare anche elementi che andranno a personalizzare il nostro personaggio, la cui funzione rimarrà però unicamente estetica.

Prove tecniche di uccisione

Sebbene possa essere fruito interamente in singolo, fedele alle sue passate tradizioni, Gauntlet darà il meglio di sé se affrontato in compagnia di altri giocatori: ognuna delle tre modalità di gioco offerte, difatti, potrà essere affrontata in co-op (sia locale che online), fattore che oltre ad amplificare sensibilmente il divertimento generale, risulta quanto mai opportuna negli stage più avanzati, data la complessità di fondo che permea il titolo già a partire dal livello di difficoltà normale. La possibilità di trucidare gli avversari in compagnia di altri player sarà un elemento che spingerà anche a padroneggiare tutte le classi di gioco: ogni party, difatti, non potrà contenere al suo interno doppioni, quindi a seconda del gruppo con cui andremo a guerreggiare dovremo giocoforza occupare uno degli slot rimasti disponibili. Tale espediente incita il giocatore a non fossilizzarsi su un solo tipo di meccanica, spingendolo a sperimentare le varie caratteristiche di ciascuno dei personaggi, elemento che va anche ad incidere in maniera sensibile sui fattori rigiocabilità e longevità. Proprio quest’ultimo aspetto è uno dei punti critici della produzione Arrowhead: la modalità campagna, difatti, non richiederà che una manciata di ore per essere portata a termine e gli unici stimoli che offrirà per rigiocarla risiedono, appunto, nella possibilità di affrontarla con una nuova classe e ad una difficoltà più elevata. Altrimenti sarà possibile lanciarsi nella modalità Senza Fine che, tramite una serie di dungeon creati in maniera procedurale, ci terrà impegnati fintanto che la nostra energia raggiungerà lo zero. Data la ripetitività delle azioni di gioco, però, c’è il forte rischio che il tutto venga presto a noia, a meno di non essere fanatici delle classifiche online, oppure amanti spasmodici dei dungeon crawler vecchia scuola. Presente anche una modalità chiamata Colosseo che, tramite sfide giornaliere particolarmente ostiche (la co-op è in questo caso più che consigliata), ci permetterà di mettere le mani su ulteriori kit di personalizzazione. A patto di sopravvivere ad orde sempre più numerose di letali creature.

Bontà intrinseca della produzione o figlio di un’infanzia oramai perduta? A dispetto di quello che si può pensare leggendo l’intro della recensione, il voto che campeggia in fondo a queste righe di testo può essere tranquillamente imputato alla prima opzione. Seppur afflitto da una inevitabile ripetitività di fondo, peculiarità del genere, Gauntletsi è dimostrato una valida riproposizione di un grande classico. Come in passato, la produzione Arrowhead riesce a dare il meglio di sé affrontato in compagnia, quindi prima di procedere ad un eventuale acquisto è meglio valutare bene tale caratteristica. Se c’è un aspetto, però, nel quale il gioco riesce tranquillamente a sbaragliare il rivale è nell’assenza di quel fumo passivo che, tre decenni fa, era uno degli avventori più incalliti delle gloriose sale giochi dei tempi che furono.