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Recensione Dune: Awakening

di: Simone Cantini

Mi è sempre piaciuto gironzolare per Arrakis, anche se oramai era qualche anno che non mi avventuravo tra quelle lande sabbiose intrise di preziosa Spezia. Di tempo ne è passato davvero tantissimo dall’avventura firmata dai defunti Cryo, coraggioso tentativo di replicare digitalmente il travagliato lavoro di David Lynch. Così come non è certo risalente a ieri l’ultima sessione con il capolavoro RTS di casa Westwood, capace di fagocitare, ai tempi della scuola superiore, un monte ore semplicemente gigantesco. Non deve quindi stupire come la voglia di cimentarsi anche con Dune: Awakening fosse davvero forte, sebbene i MMORPG di stampo fortemente survival non siano proprio nelle mie corde. Però, complice l’arrivo su console e l’inserimento di una modalità per giocatore singolo, ogni resistenza non poteva fare altro che cedere. E dopo un bel po’ di ore passate a girovagare per quelle lande arse dal sole, i sentimenti verso il titolo Funcom sono risultati essere contrastanti come non mai.

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Plasmare il futuro

Lo sbarco al di fuori del mondo PC di Dune: Awakening si è portato appresso la benvenuta campagna in solitaria, indubbiamente l’aggiunta più stuzzicante di questo porting. E l’idea alla base delle avventure che vivrà il nostro personaggio, liberamente personalizzabile tanto nell’aspetto che nel background, è quanto mai intelligente: le vicende di gioco sono ambientate in una linea temporale alternativa, in cui Paul Atreides non è mai nato. E sarà proprio lui, dopo una spettacolare cinematica introduttiva, a chiederci di cambiare il corso degli eventi, così da concretizzare la sua salvifica venuta. Ci ritroveremo, pertanto, catapultati per le assolate lande di Arrakis, dopo essere precipitati dal vascello su cui eravamo imbarcati come prigionieri. Se ai puristi questo cambiamento della lore storica potrebbe far storcere il naso, va comunque riconosciuto come il prendersi tale libertà abbia permesso a Funcom di addentrarsi in territori alquanto spinosi.

Quello che è emerso è una campagna comunque coerente con le tematiche tratteggiate da Frank Herbert, che grazie alla nuova release è riuscita a chiudere il cerchio attorno agli eventi raccontati nel primo romanzo della saga. Al di là della bontà dell’esperienza proposta, vanno comunque evidenziati alcuni cali di ritmo e, soprattutto, un incipit quanto mai prolisso che, nel suo fungere anche da tutorial, potrebbe scoraggiare chi è ansioso di iniziare a esplorare a dovere Arrakis. Va comunque applaudito lo sforzo fatto da Funcom per cercare di adattare un’ossatura ludica di stampo prevalentemente multiplayer all’interno di una cornice solitaria: il compito non era affatto semplice e, per quanto alcune storture rimangano evidenti, l’esperienza single player non può che essere la benvenuta.

Mondo ostile

Come detto poco sopra, il gameplay alla base di Dune: Awakening è quello di un RPG con forti componenti care ai survival nudi e crudi. Appena messo piede su Arrakis, ci verrà spiegato che per sopravvivere dovremo darci da fare per recuperare le risorse utili alla costruzione di ogni oggetto, sia esso arma, equipaggiamento o macchinario da collocare all’interno della nostra base (che fortunatamente potremo trasportare da un luogo all’altro tramite un comodissimo tool). A complicare la situazione ci penseranno anche le avverse condizioni climatiche del pianeta che, complice il suo caldo asfissiante e la cronica carenza di acqua, ci richiederanno anche di occuparci della nostra idratazione, sfruttando la tecnologia dei Fremen o il trattamento del sangue raccolto dai cadaveri nemici.

Sotto questo punto di vista, l’ostilità di Arrakis nei confronti del player è resa alla perfezione, così da rendere sempre indispensabile un’attenta lettura dello scenario, al fine di dosare le nostre forze per evitare di esporci ai vari pericoli ambientali. A metterci ulteriormente i bastioni tra le ruote, inoltre, ci penseranno anche le altre minacce, umane e non, che abitano il torrido globo: se le prime potranno essere eliminate più o meno facilmente per mezzo di un combat system che prevede attacchi ranged e corpo a corpo, sono le seconde a rappresentare una vera spada di Damocle. Sto parlando, se non si fosse capito, dei letali vermi della sabbia, che saranno pronti a scatenare la loro furia devastante ogni qual volta ci troveremo ad attraversare il vasto deserto che separa le varie zone protette. Come vuole la tradizione, fare troppo rumore durante gli spostamenti li attirerà inesorabilmente verso di noi e, qualora ci dovessero divorare, finiremo per perdere tutto quanto in nostro possesso, per risvegliarci presso uno dei punti di respawn presenti sulla mappa (e spesso non molto ben posizionati).

Insomma, niente che non sia ampiamente prevedibile per ogni fan di Dune, ma in tal senso i ragazzi di Funcom avrebbero potuto bilanciare un pizzico meglio le cose: non capita di rado di essere costretti ad attraversare spazi aperti davvero molto estesi, con piccolissimi margini di errore concessi al giocatore per sfuggire alla furia degli Shai-Hulud. Il tutto, unito ad un combat system alquanto legnoso, sia lato gunplay che scontri all’arma bianca, rende la progressione a tratti sin troppo frustrante. Considerando anche che, mentre siamo intenti a difenderci dalle varie minacce, dovremo anche occuparci della nostra mera sopravvivenza. A corroborare gli aspetti ruolistici della produzione, ci penseranno dei perk unici per il nostro personaggio che, a quelli previsti dalla nostra specializzazione iniziale, faranno seguire una serie di skill tree accessori legati all’incontro con peculiari personaggi. Condite il tutto con una mole assai corposa di strutture e apparecchiature costruibili, oltre a velivoli e veicoli di terra in grado di semplificare gli spostamenti, e all’appello troveremo un comparto RPG comunque ben strutturato e interessante.

Due facce della stessa medaglia

A dispetto di queste buone intenzioni, però, Dune: Awakening pecca proprio laddove si intravede la volontà di accontentare la più ampia fetta possibile di giocatori. È innegabile, difatti, come la creatura Funcom dia il meglio di sé una volta affrontata in compagnia di altri giocatori, proprio per la sua ossatura che è stata cesellata per presentare un’esperienza MMORPG solida e sfaccettata. Le ombre di questa natura fanno capolino molto spesso nella campagna in singolo, che non lesina momenti in cui l’assenza di una compagine di alleati si percepisce con chiarezza. Stupisce, quindi, come gli sviluppatori abbiano deciso di mantenere nettamente separate queste due identità, visto che non sarà possibile trasferire il personaggio creato per giocare in solitaria all’interno del comparto online, e viceversa. Si tratta di una scelta alquanto bizzarra, visto che altre produzioni sono riuscite a far coesistere senza problemi un tale dualismo. E, per quanto appartenente ad un mondo completamente diverso, il primo pensiero non può che essere Destiny.

Sul fronte tecnico, dato che parliamo di un titolo nato e cresciuto su PC, il modo in cui sono stati adattati i menu e i vari sistemi di controllo all’utilizzo tramite il pad vive in bilico tra luci e ombre. L’interfaccia presenta sezioni a tratti caotiche e poco intuitive, mentre lo schema di controllo è stato trasposto in maniera efficace a periferiche lontane anni luce dalla combo mouse/tastiera. Convincono anche le prestazioni, per quanto la complessità generale non sia mai debordante (parliamo pur sempre di un MMORPG), anche a causa di un riciclo di asset alquanto evidente. Però poi ci lasciamo rapire dalle spettacolari tempeste di sabbia, oppure dalla superficie del deserto squarciata dai giganteschi vermi per scacciare ogni paura. Buono anche il comparto audio, che presenta tracce musicali coerenti con il mondo di gioco, oltre a un’effettistica adeguata. Fortunatamente, non poteva mancare una completa localizzazione in lingua italiana.

Dune: Awakening è, in definitiva, un titolo capace di restituire con buona efficacia il fascino e le insidie di Arrakis, ma che finisce inevitabilmente per pagare dazio alla sua duplice natura. Da una parte abbiamo un survival RPG ricco di possibilità, capace di regalare soddisfazioni soprattutto a chi deciderà di affrontarlo in compagnia, dall’altra una campagna in solitaria che, pur rappresentando un’aggiunta tutt’altro che trascurabile, non riesce sempre a scrollarsi di dosso l’impostazione multiplayer dalla quale proviene. Funcom ha comunque dimostrato di aver compreso quanto fosse importante offrire un’esperienza più accessibile anche a chi non ha particolare dimestichezza con gli MMO, confezionando un’avventura che, tra alti e bassi, riesce a far respirare l’inconfondibile atmosfera dell’universo di Frank Herbert. Peccato per qualche inciampo di troppo, un sistema di combattimento non sempre all’altezza e alcune scelte strutturali che finiscono per frenare una produzione dalle potenzialità decisamente più ampie. Non sarà quindi il viaggio definitivo su Arrakis che qualcuno avrebbe potuto aspettarsi, ma per chiunque abbia ancora voglia di lasciarsi inghiottire dalle sabbie del deserto, Dune: Awakening rappresenta comunque un biglietto per tornare su un pianeta che, almeno dalle mie parti, continua ad avere un fascino davvero difficile da estinguere.