Recensione Dreamcore
di: Marco LicandroRincorrendo un trend ultimamente sempre più frequente, ci stiamo imbattendo sempre più spesso in videogiochi mai visti prima, con meccaniche di esplorazione dove l’ambientazione è la sola protagonista. Parliamo delle Liminal Spaces.
Se avete qualche social e siete soliti guardare video brevi nelle vostre giornate uggiose e non, saprete già di cosa io stia parlando, altrimenti continuate a leggere e vi dirò tutto ciò che vi serve sapere al riguardo.
Il titolo che analizzeremo oggi sarà Dreamcore, un autoproclamato horror psicologico basato sulle suddette Liminal Spaces, con le mappe più grandi mai create nel genere Backrooms (anche qui, più informazioni in seguito).
Volete inoltrarvi in un viaggio labirintico dove tutto è strutturato per creare disagio e farvi smarrire la via? Scopriamolo dopo il trailer.
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Wikimarco
Se conoscete già le Liminal Spaces, le Backrooms, e le differenze tra le due, sentitevi pure liberi di saltare questo paragrafo.
Per tutti coloro che non lo sanno, entrambe sono esperienze collegate, seppur diverse, basate comunque sull’avere in comune un’ambientazione che genera sentimenti contrastanti, mostrandovi paesaggi e luoghi perfettamente normali ma con quel qualcosa fuori posto, tanto da farvi salire i brividi lungo la schiena.
Le Liminal Spaces sono luoghi sospesi. In apparenza familiari, ma al contempo vuoti e inquietanti. Possono esserlo dei corridoi deserti, o dei luoghi normalmente affollati ma completamente vuoti. Le mie preferite sono le ambientazioni inizialmente tranquille e nostalgiche, e che con il passare del tempo rivelano dettagli fuori luogo o inquietanti, generando questo mix di sensazioni a tratti gradevoli e al contempo capaci di metterci a disagio a livello inconscio.
Sono quasi sempre luoghi di transizione, solitamente vuoti o abbandonati, e il loro fascino sta proprio in questa contraddizione sensoriale, trasmettendo inquietudine in luoghi che normalmente non dovrebbero averne.
Le Backrooms prendono il concetto delle Liminal Spaces, trasformandolo in un horror psicologico. Giocano con lo smarrimento, la ripetizione, e fanno in modo che il giocatore si senta perso al loro interno, senza sapere dove o se vi sia una via d’uscita, trasformando la familiarità del luogo in un chiaro “non dovrei trovarmi qui”.
Dreamcore
Uscito nel 2025 con soli due livelli, il titolo sviluppato da Montraluz e distribuito da Tlön Industries si è espanso nel corso dei mesi con altri tre contenuti, l’ultimo dei quali appena uscito, che cambiano l’ambientazione ma non l’esperienza.
In tutti i livelli, il giocatore si muoverà in prima persona, privo di corpo, osservando il mondo di gioco attraverso una vecchia videocamera VHS anni ’90, con tanto di disturbi ed effetti visivi esagerati tipici del periodo.
Sarà possibile semplicemente camminare o correre, fare zoom sulla visuale, mentre ogni tanto ci verrà permesso di usare una torcia o interagire con un oggetto o un pulsante, anche se la maggior parte del tempo il nostro ruolo sarà semplicemente basato sull’esplorazione ed osservazione, oltre che sull’attenzione ai suoni e sulla memorizzazione degli ambienti (per quanto questo risulti quasi impossibile), affinché si possa finalmente trovare la via d’uscita da questo incubo.
Una breve descrizione
Dreampools
Una serie infinita di piscine calme, lucidi corridoi piastrellati, grandi scivoli concentrici dai colori primari. Totalmente in linea con i trend dello scorso anno, le piscine sono stranamente un grande potenziale per le Liminal Spaces, per via dell’acqua e del tacito rumore che si riflette sulle pareti, e i vari giochi presenti sul tema ne sono la prova. Riuscirete a trovare l’uscita in questa serie costante di corridoi e scale che portano ovunque e al contempo da nessuna parte?
Eternal Suburbia
Un originale sobborgo americano che nasconde uno o più grandi segreti al suo interno. Un ambiente all’aperto, con tante casette americane appollaiate su candide colline verdi. Le ambientazioni all’interno delle case non hanno senso: ogni scala porta a una opposta, ogni corridoio presenta più porte. Gli ambienti si ripetono e sembrano non portare da nessuna parte. Giorno e notte si alternano, ma qualcosa non quadra. Tutto questo è reale o è solo un sogno?
Liminal Hotel
Il terzo aggiornamento ci porta in un hotel trasformato in una Backroom, dove ogni corridoio porta ad una nuova stanza ed ogni stanza ad un’altra stanza. A volte potremo scorgere dalle finestre la presenza di altri piani e di un cortile, ma dove sono le scale? Gli ascensori potranno muoversi solo di due piani alla volta, e la direzione, passato un certo punto, sembra perdere importanza. Rimarrete bloccati qui per sempre?
Playrooms
L’esperienza più giocosa e infantile arriva come quarto aggiornamento, cambiando leggermente il gameplay e offrendo stanze a tema, ognuna con il suo carattere distintivo e il proprio generatore da attivare. Premete tutti i pulsanti nascosti, e potremo così aprire la saracinesca principale. Questa è l’unica esperienza a comunicare sin da subito un obiettivo, mentre le altre si limitano semplicemente ad esistere, rendendo l’esplorazione l’unica motivazione per spingere il giocatore a muoversi. Tra giocattoli di dimensioni esagerate e labirinti dentro altri labirinti, saremo tentati di abbandonare la speranza più di una volta. Avrete abbastanza pazienza per uscirne?
Dead Mall
L’ultima espansione, appena giunta, ci porta in un’altra classica Liminal Space: quella del centro commerciale vuoto. Un enorme, e completamente abbandonato, ammasso di cemento con i suoi negozi privi di mercanzia, vetrate oscure, e illuminazione flebile. Ad ogni passo perderemo la speranza di poter capire la struttura dell’edificio, salendo e scendendo dalle scale non più mobili, e cambiando strada in maniera casuale fino a trovare finalmente la porta d’uscita. Ma una volta sorpassato, saremo inghiottiti dal dubbio: siamo veramente fuori?
Un horror accompagnato dalla noia
Non so se io possa definirmi un fan del genere, ma nel tempo ho guardato parecchi video sul tema, amando questa sensazione ambivalente di tranquillità e disagio, nonché ho giocato diversi titoli basati su entrambe le categorie, e generalmente provo alcune sensazioni costanti: nostalgia, calma mista a disagio e, a volte, paura.
Con Dreamcore, sfortunatamente, la mia esperienza non mi ha trasmesso nulla di tutto ciò. Le varie ambientazioni mi sono sembrate sicuramente interessanti da un punto di vista estetico, ma al contempo decisamente troppo grandi, vuote e soprattutto ripetitive per godere veramente del level design.
Una cosa che ho iniziato a non tollerare, già dopo pochi minuti gioco, è stato quell’effetto da videocamera VHS danneggiata, che può essere sì disattivato, ma non prima di ricevere un avviso da parte degli sviluppatori che informa come rimuoverlo renda l’immagine più nitida, sacrificando però gli effetti e la sensazione che vogliono trasmettere. Per questo motivo per un periodo ho desistito dal rimuoverlo, proprio per godere del gioco così come mamma l’ha fatto, cedendo però qualche ora più avanti.
I livelli mi sono sembrati troppo scarni, con un level design volutamente labirintico ma senza fornire indizi che facciano intuire quale sia la direzione corretta, arrivando spesso all’uscita grazie al solo senso dell’orientamento, più che per un disegno efficace dei livelli.
L’audio, che normalmente dovrebbe fare da maestro assoluto, si riduce a un silenzio costante rotto solo dal pattern ripetuto dei passi. Salvo alcune zone dove potremo udire qualche musica arrivare da altoparlanti, o quale strano rumore in lontananza, il gioco è perlopiù muto, non trasmettendo nulla e non utilizzando la spazialità degli ambienti per comunicare qualsivoglia sensazione al giocatore.
Nonostante gli sviluppatori suggeriscano che ogni episodio possa aggirarsi intorno alle cinque ore, ho personalmente impiegato dai 30 ai 40 minuti per ognuno, salvo per Liminal Hotel e Playrooms, proprio per via delle dinamiche Backrooms e delle mie terribili doti di orientamento, che mi hanno fatto spesso girare in tondo senza neppure rendermene conto.
Prendere o lasciare?
Senza essere troppo critico su un gioco che è comunque fedele al proprio obiettivo, ho personalmente trovato Dreamcore troppo vago e approssimativo per entrare pienamente nel genere al quale ambisce. Il fatto di essere venduto come horror psicologico potrebbe essere in parte vero, in quanto la sensazione di trovarsi e senza via d’uscita è senz’altro presente, ma in tal caso potrebbe rientrarvi ogni genere di labirinto, ammesso che questo sia abbastanza vasto?
Le sensazioni contrastanti tipiche delle Liminal Spaces non mi hanno accolto in questo titolo, e la mia delusione al riguardo è innegabile, ma ciò non significa che per un altro giocatore le cose non possano essere diverse.
Il gioco offre ben cinque esperienze variegate, seppur troppo semplificate, che potrebbero essere abbastanza per intrattenere il giocatore che ha sia la voglia di esplorare che tanto tempo libero a disposizione, tuttavia se cercate delle vere Liminal Spaces, il mio consiglio è quello di guardare altrove.
P.S
Salutatemi Fren quando lo vedrete 🙂