Dogos - Recensione

Si può modificare, almeno in minima parte, un genere così fortemente codificato come quello degli shoot’em up, le cui radici affondano nell’anno zero del videogaming? Di sicuro uno stravolgimento totale di un sistema di gioco ben definito non è facilmente attuabile, ma talvolta bastano dei piccoli quanto semplici accorgimenti per rinfrescare un concept ludico non certo imprevedibile. E Dogos, pur con alti e bassi, è uno dei fautori di questa piccola rivoluzione.

Libertà di movimento

Ora, aspettarsi uno storytelling da brivido quando ci troviamo ai comandi di una navicella spaziale intenta a blastare ogni oggetto sullo schermo sarebbe quanto mai sciocco. Ciononostante la produzione degli argentini (ed impronunciabili) OPQAM tenta di affiancare ad un gameplay solido anche una trama più sfaccettata di quanto sia lecito aspettarsi, proponendo una caratterizzazione del nostro eroico protagonista meno bidimensionale del solito. Certo, siamo sempre nei dintorni della canonica invasione aliena, ma grazie alle pagine del diario che vanno a riempirsi al termine di ogni stage e alle conversazioni via radio che scandiscono gli scontri, il quadro che ne emerge gode comunque di una sua dignità narrativa. E già questo è un piccolo punto a sostegno dell’originalità di Dogos. Laddove la produzione sudamericana rompe in parte con il suo passato è però nella scelta di adottare un approccio open world per quanto concerne la progressione dei vari livelli. Questi, difatti, non scorreranno sotto i nostri occhi secondo il consueto incedere blindato, orizzontale o verticale che sia, bensì potranno essere liberamente esplorabili e, seppur scanditi da obbligatori task indispensabili per procedere oltre, saranno disseminati di obiettivi secondari e nemici bonus da abbattere. Non mancheranno, però, anche alcuni momenti più classici, nel corso dei quali la struttura on rail caratteristica del genere verrà comunque fuori e in cui saremo impegnati a sfrecciare lungo alcune sezioni, nel tentativo di evitare pareti o nemici. Ovviamente, trattandosi di uno shoot’em up, sarebbe impensabile non avere a nostra disposizione un ampio arsenale di bocche da fuoco, il cui numero andrà man mano ingrossandosi con il progredire dell’avventura. I nostri strumenti di offesa annovereranno il classico sparo orizzontale, una modalità di fuoco terra/aria (indispensabile per spazzare via le truppe terrestri) e la consueta smart bomb. L’arsenale sarà alloggiato all’interno di una delle due navette inizialmente disponibili, ovviamente differenti per caratteristiche di difesa e mobilità, ma potrà essere variato a nostro piacimento tra uno stage e l’altro. Pad alla mano il tutto si è rivelato estremamente frenetico e ben confezionato, anche se ho riscontrato alcuni problemi di bilanciamento per quanto riguarda la disposizione degli avversari: gran parte delle truppe nemiche, difatti, sarà disposte a terra, fattore che a causa della lentezza e della scarsa precisione delle munizioni terrestri finisce per trasformare alcune sezioni, in cui la frenesia blastatoria avrebbe maggiormente giovato al divertimento, in frustranti momenti di cecchinaggio, ferma restando la necessità di far contemporaneamente fronte ai velivoli ostili. Un piccolo neo che riflette la giovinezza del team di sviluppo, che non mina eccessivamente la bontà di Dogos ma che, di sicuro, lo pone su di un gradino più basso rispetto ad altri titoli.

dogos-001

Motore a palla

Laddove la relativa inesperienza dei ragazzi di OPQAM non risulta assolutamente percepibile è per quanto concerne l’aspetto tecnico di Dogos, il quale si è rivelato estremamente solido e convincente, a partire da un frame rate impeccabile e capace di incorniciare in maniera pressoché perfetta il gameplay. La fluidità appare dunque eccellente, così come l’impatto estetico generale che, pur non facendo gridare al miracolo, si è rivelato quanto mai appagante e ben realizzato. Discreta anche la longevità complessiva, anche se la mancanza di stimoli concreti utili a spingere ad un nuovo playthrough si è fatta comunque sentire: l’assenza di alcuni bivi narrativi è avvertibile e di certo non può essere mitigata dalla voglia di cimentarsi nei livelli di difficoltà più avanzati oppure dal desiderio di recuperare tutti i badge opzionali.

dogos-002

Dire la propria in un settore ostico come quello degli shoot’em up non era certo un’impresa semplice, ma a dispetto dei pronostici iniziali Dogos è riuscito comunque a ritagliarsi un suo spazio. La scelta di stravolgere la consueta progressione degli stage ha finito con il risultare convincente, così come non si può non apprezzare la volontà di offrire una caratterizzazione narrativa sensibilmente più complessa della media. Certo non mancano alcune sbavature, in primis la non perfetta distribuzione delle forze in campo, ma non per questo sarebbe giusto sottovalutare il lavoro dei ragazzi di OPQAM.

  • Interessante variazione sul tema

  • Tecnicamente ben realizzato

  • Distribuzione degli avversari non ottimale

  • Longevità non eccelsa

Rispondi

Per rispondere devi entrare o registrarti.