Demon’s Souls - Recensione

Ci siamo. Forse non ci crediamo a pieno, dopo tanta attesa, ma la nuova (ormai attuale) generazione è qui, e finalmente possiamo mettere le mani su giochi che hanno generato mesi e mesi di hype.

Abbiamo avuto modo di inziare uno dei titoli in assoluto più parlati ed attesi di PS5: Demon’s Souls, remake in esclusiva del capostipite dei Souls uscito ormai nella lontana PS3, completamente ricostruito in splendido 4K e 60 FPS (ognuna disponibile nella sua modalità grafica) e vi abbiamo giocato per la prima volta, così da darvi una idea di cosa aspettarvi dal titolo.

Benvenuti nella nuova generazione

Che Demon’s Souls sia un titolo di nuova generazione si nota istantaneamente. Non dovrete sgranare gli occhi o rimanere attenti ai dettagli per capire se ne sia valsa la pena spendere i vostri sudati risparmi sulla PS5. Il titolo inizia in maniera fluida e senza caricamenti, vi introdurrà alla trama tramite illustrazioni ed una narrazione, immergendovi immediatamente nell’opprimente mondo di gioco, dominato ormai da demoni che tutto o quasi hanno conquistato e assorbito. Solo noi, unica ed ultima speranza, dovremo prenderci l’incarico di questo impossibile (non solo all’apparenza) compito di liberare il mondo da questi demoni o affrontare l’estinzione, cadendo completamente nelle tenebre, senza più possibilità di salvezza. Come immagino sappiate, il gioco permette due modalità grafiche: quella predefinita, la Performance, abbasserà di un pelino l’aspetto grafico ed alcuni effetti di luce a favore di prestazioni da paura, con 60 frame al secondo di fluidità, senza praticamente perdere nulla dal lato grafico. La modalità Cinematic, al contrario, si concentrerà sul puro aspetto grafico, regalandoci ogni riflesso di luce, ogni sfumatura di colore sulle fredde pietre, a discapito delle prestazioni che si limiteranno ai 30 frame per secondo. Quest’ultima modalità era quella che avevo scelto prima di giocare il titolo, ma i 30fps sembrano molto di meno una volta provata la fluidità estrema della prima opzione, facendo quasi sembrare il titolo come se andasse a scatti, essendo il divario di frame nettamente visibile. Ovvio c’è da dire che stiamo provando il titolo su di una TV OLED+ 4K in modalità gioco, dove quindi ogni piccola differenza in fatto di frame e qualità visiva si nota, ed è per questo che l’opzione performance diventa attraente, essendo la qualità visiva non così superiore a quanto visto nella controparte cinematica, ma di questo ne parleremo con calma più avanti nel capitolo dedicato. Ciò che veramente sa di nuova generazione è la velocità garantita dal rapidissimo SSD di PS5. Se sull’originale tornare al Nexus o morire significava attendere una trentina di secondi fissando una immagine statica, adesso le cose sono completamente cambiate. Le transizioni tra livelli o tra un tentativo ed un altro si ridurranno, senza esagerare, a circa tre secondi, così pochi che il team ha deciso di non creare nessun logo o segnale di attesa, semplicemente introducendo il giocatore in una fitta nebbia che svanirà presto così come è arrivata. La velocità generale nel far partire il titolo e nel giocarvi è tale, in questa nuova generazione, da farvi dimenticare totalmente cosa significhi la parola caricamento.

Abbandonati a noi stessi

Demon’s Souls non è di molte parole, e vi darà giusto le benché minime basi per capire come iniziare a giocare. Una volta creato il vostro personaggio, eccovi nel campo di battaglia con un tutorial, piuttosto scarno, che vi insegnerà come R1 sia l’attacco, R2 l’attacco caricato, L1 lo scudo, L2 la parata, oltre ad alcune istruzioni su come usare oggetti, ma senza dire in cosa consistano o che effetti abbiano. E basta, nient’altro da aggiungere, buon divertimento! Il gioco è sostanzialmente brutale in tutto e per tutto, quasi come se andasse attivamente contro il giocatore. Come se non si aspettasse che potessimo completarlo. Nulla vi sarà detto su cosa fare, dove andare, come agire, che equipaggiamento utilizzare. Vagheremo quindi per il labirintico level design, ammirando ogni dettaglio di questo mondo in assoluta decadenza, affrontando nemici che hanno come unico scopo quello di uccidere il giocatore, senza una motivazione del perché si trovino lì in questo determinato istante. Dopo svariate ore di gioco ho iniziato ad apprendere la lore del titolo, a difendermi dagli attacchi senza perire immediatamente, ho scoperto che il menù non mette assolutamente in pausa il gioco né vi è modo di farlo (a parte forse un metodo non condizionale: utilizzando la modalità foto *occhiolino*). Con molta calma, e svariati tentativi, iniziai a contrattaccare, a schivare, a colpire alle spalle ed uccidere in un colpo. Esplorai l’area minuziosamente imparandone le tortuose strade e memorizzando la posizione dei nemici. Quando arrivai al boss e non riuscii ad ucciderlo, provai e riprovai fino a formulare una strategia e sperimentare con gli oggetti, fino a mettere fine alla sua inutile esistenza e sbloccare quindi un’altra area di gioco. Più andavo avanti, più scoprivo cose a me prima sconosciute, permettendomi di andare un pelino più avanti rispetto all’ultima volta, e ancora, ed ancora, fino a scoprire ciò che non speravo mai di dover conoscere: il mio limite.

YOU DIED

Preparato psicologicamente ancor prima di iniziare il titolo, ero pronto ad una sfida. Ma questa sfida si è trasformata presto in speranza, poi frustrazione, tristezza, ed infine accettazione e delusione. Demon’s Souls è un titolo per pochi, questo senz’altro, e di certo non bastano il dettaglio grafico e la bellezza del titolo per renderlo un titolo mainstream, rimanendo la difficoltà il suo punto di forza nonché il suo marchio d’eccellenza, benché ingiusta possa sembrare. Al minimo errore, inevitabilmente, morirete. Morire non significa molto in questo universo di gioco, in quanto semplicemente diverremo incorporei e verremo trasportati nel Nexus, citato poco fa, spazio temporale “nel-mezzo” che farà da accesso ai vari livelli di gioco, nonché a personaggi che ci permetteranno di immagazzinare, comprare, migliorare, e riparare armi, oggetti, ed equipaggio, oltre ad aumentare le stats iniziali del nostro personaggio. Tutto ciò è possibile grazie a, che sorpresa, le Souls. L’anima, nella loro quantità, sarà la valuta principale del titolo, ed come immaginerete sarà tanto difficile conquistarle, uccidendo nemici, quanto facile sia perderle, morendo. Avrete una ed una sola possibilità di recuperare il vostro bottino di anime, e questo richiederà un’ulteriore sfida: quella di tornare nel punto in cui siete morti e recuperare quanto perso. Morite nuovamente prima di recuperare le vostre anime e salutate pure il vostro duro lavoro in quanto saranno perse per sempre.

In un soffio, minuti o ore di gioco verranno persi senza possibilità di rimediare. Vorrete gridare, scagliare il vostro nuovo controller aptico verso la vostra costosa TV, ma niente che voi facciate cambierà il fatto che il mondo di gioco è strutturato per essere duro ed impassibile alle vostre lamentele. Ciò che c’è di buono, forse, è che l’intero gameplay rimane così come lo ricordavate, essendo questo il punto chiave del gioco, riproponendo nemici con le stesse identiche meccaniche di attacco e difesa, offrendo quindi una sfida invariata al giocatore. I vari boss presenti nel titolo vi daranno come sempre filo da torcere, sempre che riusciate ad arrivarvici, mentre i vari niubbi come me saranno lieti di essere uccisi da qualsiasi minion spuntato chissà dove alle spalle, o semplicemente da un level design che anche esso è fatto per ostacolarvi e complicarvi la vita. Le vostre armi sbatteranno sulle pareti, non raggiungendo il nemico nei momenti chiave, ma privandovi della vostra preziosa stamina e lasciandovi ovviamente scoperti. Una via apparentemente semplice e sicura prensenterà invece trappole mortali pronte a togliere l’intera salute al giocatore disattento. Un nemico immobile ed in attesa sarà probabilmente dieci volte più potente di quanto non lo siate voi, e potrà mandarvi al Nexus in un singolo, efficace, attacco frontale. Se questo vi ha probabilmente scoraggiati, tenetevi forte in quanto ora arriva la parte peggiore.

Un mondo in cambiamento

Essendomi impuntato sul giocare questo titolo, e avendo già dato in titoli come Dark Soul e Dark Soul II (seppur mai terminandoli) ero ben deciso ad affrontare la sfida settata da Demon’s Souls, e non avendo nessun aiuto sono ricorso al sacro YouTube, guardando alcune guide e starter tips per aiutarmi a capire ciò che il titolo non mi diceva. Questo è stato il momento in cui mi son reso conto che ogni dettaglio che apprendevo rendeva l’esperienza ancora più complessa e difficoltosa. Il mondo di gioco non è fisso, ma cambia. Ogni volta che morirete e tenterete una sfida, vi saranno alcuni cambiamenti, cose che al tentativo precedente non c’erano. Un nemico ancora rimasto in vita che si scaglia verso di voi nel momento in cui non potete pararvi, altri che scaglieranno le frecce dall’alto anziché di fronte mentre siete intenti a fuggire da un drago, ed altre piccolezze che fanno che ogni volta che tentate di sorpassare un’area di gioco vi sia una nuova sfida. Ma la parte più shockante è che il gioco può effettivamente diventare più facile, a discapito delle risorse, se il giocatore ha talento e riesce ad andare avanti senza morire, mentre numerose morti inclineranno il mondo verso le tenebre, rendendo i nemici più forti e letali.

Vi lascio una riga per riflettere e lasciare che quest’ultima frase affondi nel cervello e la possiate processare per bene.

Esattamente, più il gioco per voi è difficile, più la difficoltà aumenta. È in momenti come questo che la speranza inizia a svanire, mentre la frustrazione ne prende il posto. Ed in quel momento di estasi per aver finalmente battuto il primo boss e dire “prendi questo, Demon’s Souls, ce l’ho fatta”, il gioco non sbatte una palpebra dandovi il benvenuto al peggio. Affronterete sfide insormontabili, e man mano che riproverete, perderete accesso ad oggetti utilizzati quali erbe della salute e danneggerete le vostre armi migliori, fino al momento che sarete sostanzialmente nudi, con armi rotte ed impotenti, nessun oggetto d’aiuto, e nessuna anima per poter riparare e comprare ciò di cui tanto avete il bisogno.

Come me, tanti altri

Non siamo soli in questo mondo senza speranza. Continuamente, vedremo anime di giocatori circondarci e combattere in una sorta di universo parallelo, ma senza poter interagire con loro, se non tramite alcuni messaggi infuocati impressi sul suolo. Suggerimenti, se vi va bene, o meschine trappole verbali, se vi va peggio. Seguire i consigli è sempre un rischio che dovrete decidere se prendere o meno. Tuttavia non sarà sempre così, in quanto giocando vi renderete conto che oltre alle scritte infuocate, ve ne saranno anche alcune circondate da un’area azzurra. Queste solo le evocazioni, grazie alle quali sarà possibile invocare altri giocatori, sotto forma di anima, invitandoli ad entrare nella vostra partita ed aiutarvi. Questo non accade spesso, almeno nel mio gameplay, ed è forse più facile utilizzare una gemma blu quando siete sotto forma di anima incorporea e farvi invece evocare voi stessi. L’evocazione vi trasporterà nell’universo di un altro giocatore, e giocherete assieme rendendo l’esperienza decisamente più facile, essendovi un massimo di 6 giocatori in contemporanea al contrario dell’originale che ne aveva 4, ma sicuramente non meno impegnativa, rischiando comunque di morire in un colpo assestato dal boss più grande che probabilmente abbiate mai visto. Aiutare altri giocatori nel multiplayer è senz’altro uno dei metodi migliori che io abbia scoperto per accumulare anime, visto che queste rimangono anche una volta morti nella loro dimensione, e potrete tornare quindi nel vostro Nexus ed utilizzarle per i vostri scopi. E se, al contrario di me, riuscirete a padroneggiare il titolo e riuscirete quindi a proseguire in forma umana, vi avviso. Fate attenzione. Così come i giocatori vengano per aiutare, altri lo faranno invece per uccidervi. Invadendo altri mondi ed uccidendo i giocatori, avrete accesso a parecchie anime, cosa ben gradita vista la difficoltà marcata del titolo, perciò non avrete un minuto di riposo neanche quando le cose sembrano andar bene, in quanto da qui al going rogue il passo è breve.

Remake tra le generazioni

Nonostante l’ovvia frustrazione che proverete introducendovi al mondo di gioco, il titolo di From Software ha comunque molto da offrire, e per questo remake è stato fatto un lavoro sublime che merita un suo paragrafo a parte. Uscito nella ormai lontana PS3, Demon’s Souls è diventato in breve tempo uno dei titoli più apprezzati d’importazione, generando la sua schiera di masochis… di fan, scusate, oltre a divenire un vero e proprio genere di gioco: il souls-like. Non è a caso che, da anni, si facciano confronti “à la Dark Soul” quando si parla di giochi difficili e punitivi, proprio grazie ad un gameplay duro, ma soprattutto grazie ad un level design strutturato ad arte. A differenza di svariati open world, i labirintici livelli di gioco saranno sviluppati in spazi meno aperti, con numerose porte, corridoi, scale, e svariati spazi segreti sparsi in ogni dove. Bluepoint, già nota ai giocatori per aver fatto il remake di Shadow of the Colossus, ha decisamente superato sé stessa ricreando un mondo conosciuto ed amato/odiato dai fan, caricandosi il peso di dover ricreare il level design, migliorandolo, seppur mantenendo invariato il gameplay. Che differenze ci possiamo aspettare dunque dalla versione per PS5? Innanzitutto partiamo dalla risoluzione. In modalità cinematica il gioco andrà in 4K nativo, mantenendo perfettamente stabili i 30 frame per secondo. Come? Cosa? Questo è un risultato che From Software stessa non era mai riuscita a raggiungere, alziamo quindi le mani sin da ora.

Ma se la modalità cinematica offre tutto quello che gli amanti della risoluzione possano desiderare, il salto forse si nota particolarmente nella modalità prestazioni, con un calo di risoluzione a 1440p ed una tassellazione meno pulita e più grossolana dei poligoni, ma che trionfa con ben 60 frame al secondo, risultando in un gioco pulito, estremamente fluido, e soprattutto reattivo, al costo di un leggero downgrade del dettaglio grafico che tuttavia l’80% di voi faticherà a notare visto quanto ottime siano le visuali in questa modalità. Il level design è stato accuratamente riprodotto in scala, ma sono stati effettuati svariati cambiamenti alle strutture, alle luci, ed i paesaggi, mettendo in mostra lo stile tetro del gioco e portandolo ad altissimi livelli scenici. Vediamo in particolare una presenza più marcata della natura selvaggia ed una revisione completa delle textures del suolo e delle pareti, modificando le pavimentazioni ed i muri a griglia sostituendoli con ciottoli tassellati, ognuno con una sua profondità, nonché mattoni di pietra estremamente realistici, ognuno reattivo alle diverse condizioni di luce. Proprio quest’ultima è forse la protagonista di questo remake, grazie ad una luminosità profonda e tangibile, che tutto tocca in maniera dinamica, generando ombre forti e lievi, regalando profondità e realismo all’ambiente circostante. In particolare, in alcune aree, le differenze generazionali sono enormi cambiando lo stile originale del titolo, cosa che a molti potrebbe far storcere il naso, ma con la motivazione di essere semplicemente più reale in quanto rende giustizia ai paesaggi grazie alla nebbia volumetrica o alla visibilità negli spazi polverosi, cose che su PS3 semplicemente non erano possibili ed erano simulate con trucchi e soluzioni alternative. La senzazione di decadimento ed oppressione generata dal mondo di gioco non ha mai avuto un così grande impatto, lasciandovi stupiti di fronte alla cupa bellezza di alcune scene.

In conclusione

Che dire di più. Giocato con lo scopo di essere una recensione, Demon’s Souls ha messo a dura prova la mia pazienza, mostrandomi un limite estremamente marcato nel mio gameplay, sempre più complesso e difficile, arrivando ad un punto che attualmente mi è impossibile da superare. Benché abbia provato e riprovato, spendendo svariate ore di gioco nella stessa sezione e tentando di “farmare” le anime necessarie tramite multiplayer, mi ritrovo a morire sempre e costantemente, creando un blocco quasi tangibile, e forse anche psicologico. Un gioco in teoria dovrebbe poter essere sfruttato da chiunque lo acquisti, ma questo non è evidentemente il caso, e l’unica cosa possibile da fare a questo punto è tentare e ritentare, magari facendoci aiutare da amici e guardando altri tutorial sul web. Ma non mi arrendo. Questo non è un gioco che si può padroneggiare in pochi giorni. Sono felice di aver potuto scrivere questo articolo, schietto e puro, destinato a chiunque si senta invogliato a provare questa esperienza pur non avendo giocato il titolo originale al suo tempo. Per queste persone, senza troppi preamboli, vi dico: pensateci bene. Inutile dire “per me sarà differente“, in quanto incontrerete queste e molte altre difficoltà. Non demoralizzatevi, ma assicuratevi al 100% di avere la triade: calma, tempo, e dedizione richiesti per padroneggiare un titolo di questo calibro, perché l’esperienza sarà gratificante ma brutale, e non guarderà in faccia i 79,99 spesi per giocarlo. Un peccato quindi non avere la scelta della difficoltà, quella originale dei Souls ed una chiuda un occhio su alcuni piccoli errori, funzionalità che aprirebbe un mondo di accessibilità pur non rovinando l’esperienza ai fanatici del genere. Ma inutile sognare, in quanto questo è il remake. Prendere o lasciare. Voi che farete?

 

REVIEW BONUS:

Complimenti per aver letto la recensione, eccovi un video bonus di streamers che si arrabbiano giocando Demon’s Souls!

2 Commenti a “Demon’s Souls”

  1. LoZio82 on

    Complimenti per la recensione! Da vecchio fan provo nostalgia leggendola perché descrive perfettamente la sensazione che provai giocandoci (e mollandolo pesantemente!) la prima volta su ps3, prima di prenderci la mano. Resto in attesa della mia Ps5, che il signor amazon segnala in arrivo per dicembre, per poterne rigodere bestemmiando anche io.

  2. Deadly Fagilo on

    Demon’s è quello che mi manca, mai preso su PS3 e ora prezzato un po’ troppo alto per essere preso e giocato lì (a meno di qualche sorpresa in uno dei pochi negozi rimasti nella mia zona, e giusto per collezionismo). Tra mille e miglia improperi impronunciabili ho portato a termine le altre avventure FS, Sekiro compreso, e questo remake non sarà da meno, anche grazie a questa recensione che stimola a dovere il desiderio di cimentarsi in un’impresa che, sì, può risultare anche “fatale” :asd:

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