Recensione Dark Quest 4
di: Simone CantiniDa bambino, quando i giochi della MB (Milton Bradley) rappresentavano il non plus ultra dei board game, era impossibile rimanere indifferenti al cospetto dei meravigliosi Brivido e Hero Quest. Desiderati a lungo ma mai ottenuti, almeno per quanto mi riguarda, ma che sono finalmente riusciti ad arrivare in casa The_WLF a distanza di anni: se per il primo è stato necessario uno dei regali di Natale più belli e commoventi di sempre (in versione originale!), a lenire l’assenza della versione da tavolo di D&D ci ha pensato, in tempi recenti, l’eccellente riedizione di casa Hasbro. Vabbè, tutto questo pippone superfluo è servito solo ad introdurre la recensione di Dark Quest 4, che proprio a quel gioco ispirato al celebre ruolistico non nega assolutamente di volersi avvicinare.
Segrete non troppo segrete
Come ogni gioco di ruolo che si rispetti, anche Dark Quest 4 prende il via grazie al solito villain di turno, stavolta uno stregone mezzo orco e mezzo goblin noto come Gulak, che ha ordinato ai suoi malvagi scagnozzi di rapire gli abitanti del regno. Il motivo di tutta questa crudeltà è semplice: condurre aberranti esperimenti sui malcapitati, così da tramutarli in orribili creature con cui rimpolpare il proprio esercito di orrori. Ed è a questo punto che entra in ballo il nostro manipolo di eroi, composto inizialmente da tre soli elementi, ma destinato ad ingrandirsi con il procedere del gioco.
Inutile sottolineare come la sceneggiatura di Dark Quest 4 non sia assolutamente il fulcro dell’esperienza, visto il modo in cui ripercorre in maniera pedissequa i principali stilemi dei giochi di ruolo fantasy. Ciò nonostante, al netto delle comprensibili ingenuità di fondo, il substrato narrativo si è rivelato coerente e calzante, in grado di fornire il giusto contesto, pur senza strafare. L’indubbio vantaggio risiede principalmente nel suo non essere prettamente lineare, visto il modo in cui si presta a piccole digressioni e porzioni opzionali. Si poteva sicuramente fare di più, ma quello presente non è certo da buttare. Anzi…
Tre eroi per infinite caselle
Prendendo palesemente spunto da Hero Quest, approcciarsi al gameplay di Dark Quest 4 non sarà un problema per chi conosce il board game in questione. Una volta composto il nostro party di 3 elementi, verremo calati in mappe isometriche suddivise in caselle, che si apriranno alla vista man mano che avanzeremo, secondo la canonica scansione a turni. Ciascun personaggio disponibile incarnerà una delle canoniche classi (barbaro, mago, arciere e così via) e sarà dotato di statistiche e poteri unici. A movimentare la situazione, pertanto, ci penseranno delle particolari carte, uniche per ciascun character, che potremo comperare presso i venditori presenti nell’accampamento che funge da hub e che andremo a sbloccare avanzando nel gioco. Questi particolari elementi dovranno essere equipaggiati (ogni eroe avrà a disposizione un determinato numero di slot), per poi essere usati una volta sul campo di battaglia: tra perk passivi e attivi, il numero di opzioni è davvero elevato e consente di dare vita ad interessanti combinazioni.
Il rovescio della medaglia di un simile sistema, dato che non sarà possibile livellare i personaggi giocabili, è da trovare nel costo in monete richiesto per l’acquisto: il denaro potrà essere raccolto solo portando a termine con successo le varie missioni accessibili tramite uno schema a ragnatela. Fallire, oltre a riportarci all’hub con addosso delle penalità per la run successiva, comporterà anche la perdita del bottino. Ciò porta alla necessità di dover ripetere più volte le missioni già completate, al fine di potenziare il nostro roster, situazione non proprio agevole vista la difficoltà sicuramente non permissiva di Dark Quest 4. A lenire il tutto ci pensa la possibilità di intervenire su alcuni modificatori, ma farlo assume i contorni del barare. A voi la scelta…
Infinite possibilità
Tolta questa piccola criticità, il titolo sviluppato da Brain Seal Limited funziona a dovere, pur senza stupire per costruzione, grazie principalmente ad un gameplay efficace nella sua semplicità. Il pregio maggiore consiste nella possibilità di reclutare un discreto numero di personaggi unici, che garantiscono un numero di combinazioni non certo trascurabile. A dispetto di una lentezza di progressione, è interessante constatare sia possibile dare vita a gruppi in grado di garantire un approccio tattico sicuramente intrigante, ovviamente a patto di essere armati di tanta pazienza.
La stessa progressione che lascia aperta la porta a qualche piccola divagazione, utile a sbloccare determinate classi o per ottenere bottini sempre più preziosi, conferisce al tutto quel piccolo boost in più. Condite il tutto con un bestiario tutto sommato convincente e una durata da non sottovalutare (si parla di circa una 15ina di ore), e troverete agilmente una giustificazione ai 19,99 Euro richiesti per l’acquisto. Una cifra sicuramente in linea anche con il comparto tecnico della produzione, che accompagna uno stile grafico molto pittorico ad un voice over che fa tanto gioco di ruolo vero e proprio, con il dungeon master chiamato a dare vita a questo mondo dark fantasy. Qualche inciampo va trovato nel sistema di controllo, non proprio reattivo su console, mentre fa piacere la completa localizzazione testuale nella nostra lingua. Un’altra pecca, ma solo relativa alla versione console, è l’assenza dell’editor di missioni, che su PC permette di creare e condividere con gli altri utenti le nostre personalissime campagne: peccato!
Dark Quest 4 non reinventa la ruota, ma la fa girare con dignità. È un omaggio sincero ai dungeon crawler da tavolo, con un gameplay solido e una progressione che premia la pazienza più che la frenesia. Non è perfetto: qualche sbavatura nei controlli, una curva di difficoltà che non perdona e un sistema economico che costringe al grind. Ma se siete cresciuti a pane e Hero Quest, se vi emozionate ancora davanti a una mappa isometrica piena di caselle da esplorare e mostri da abbattere, allora i 19,99 euro richiesti sono più che giustificati. Non sarà il nuovo standard del genere, ma è quel tipo di gioco che sa dove vuole andare e ci arriva con passo sicuro.