Crysis Remastered Trilogy - Recensione

C’è stato un periodo in cui il solo sentir pronunciare il nome Crysis faceva tremare i polsi a qualunque possessore di personal computer. Già, perché il primo capitolo della celebre serie FPS di casa Crytek veniva considerato come il benchmark ludico per eccellenza, capace di decretare l’efficienza dell’hardware che fosse stato in grado di farlo girare in maniera degna. In fondo questo, a ben vedere, è da allora una sorta di marchio autoriale del team teutonico, che ha quasi sempre sacrificato il gameplay sull’altare della bruta potenza, al punto da veder etichettati i propri prodotti come pure tech demo in movimento. E questa nomea ha finito per rimanere incollata al trittico di titoli che hanno per protagonista proprio la futuristica nanotuta, che tornano oggi in auge grazie alla Crysis Remastered Trilogy.

Macchina da guerra

Se siete tra coloro che non sono più giovincelli, e che in quel lontano 2007 avevano già masticato decine e decine di videogames, sicuramente avrete ben stampato in mente il clamore che l’originale Crysis fu in grado di scatenare nel panorama PC: era dai tempi del primo Far Cry, uscito 3 anni prima sempre ad opera di Crytek, difatti, che non si vedeva un FPS capace di mettere seriamente sotto torchio gli hardware da gioco, coniugando una resa tecnica impressionante ad un gameplay solido, ambientato in un mondo aperto e capace di garantire una varietà di approcci smisurata. Diletto per pochi, l’avventura di Nomad fu in grado di sancire ancora una volta la superiorità tecnica del personal computer, unica piattaforma dove era possibile godere di uno sparatutto così versatile, oltre che bello da vedere. Girovagare per le Lingshang seminando morte tra le truppe nord coreane, grazie alla nostra ipertecnologica nanotuta, si rivelò un’esperienza esaltante, che forte del suo successo non si risparmiò un seguito, che come l’immancabile terzo capitolo troviamo all’interno della Crysis Remastered Trilogy. Per calarci nei panni di Alcatraz, e continuare assieme a lui la lotta contro CELL e Ceph, dovremo aspettare il 2011, periodo in cui anche le console erano divenute sempre più un affermato competitor all’interno del panorama videoludico, e che pertanto (proprio come per il capitolo conclusivo della trilogia) non potevano più essere ignorate da Crytek. L’ampliamento della platea, per forza di cose, fu foriero di un certo ridimensionamento delle pretese, con il gioco che finì per trasformarsi in un’esperienza più lineare e claustrofobica, pur non rinunciando ad alcuni elementi di più ampio respiro figli dell’originale. Un’eredità che ritornerà in modo più marcato proprio in Crysis 3, che pur non rinunciando a proporre qualche ingenuità, cercherà in modo tutto sommato piacevole di coniugare queste due anime del brand, dando vita ad un capitolo sicuramente controverso, ma anche ricco di spunti interessanti. E che sembra aver definitivamente messo fine alle vicende che hanno avuto come deus ex machina la figura di Prophet. Di tutti e tre i titoli se ne è scritto molto nel corso degli anni, tra giudizi più o meno felici, ed il mondo console, seppur in ritardo, è stato in grado di godersi anche una versione ad hoc anche del primo capitolo, realizzata nell’era PS3/Xbox 360, che seppur con alcune evidenti limitazioni, era riuscita a trasportare praticamente indenne il feeling originale. Visto, però, che viviamo una generazione che, a dispetto della retrocompatibilità, non si fa problemi ad attingere a piene mani dal proprio passato, non stupisce il recupero di queste tre produzioni che, sebbene oggetto di un semplice restyling da parte degli abili ragazzi di Saber Interactive, sono riuscite a trovare un rinnovato slancio grazie alle nuove caratteristiche hardware disponibili sul mercato.

Gestire la crisi

Sebbene la Crysis Remastered Trilogy non sia uscita specificatamente per le attuali macchine da gioco, almeno per quanto concerne le versioni fruite in retrocompatibilità è comunque possibile beneficiare di alcuni bentrovati boost, capaci di sfruttare gli hardware potenziati. Nel mio caso il test è stato condotto sul codice PS4, gestito da PS5, e dopo aver portato a termine l’intera serie non posso che ritenermi soddisfatto del lavoro compiuto dal team, anche in virtù della portata dell’operazione. L’operazione di pulizia svolta, difatti, è sicuramente lodevole, ed in grado di rendere giustizia ad un trittico di produzioni che hanno sempre fatto dell’estetica il loro principale vanto. L’impatto visivo è molto piacevole, qualunque sia il gioco preso in esame, con Crysis 3 che, per ovvi motivi anagrafici, risulta il più fresco ed impressionante del lotto, capace di rivaleggiare tranquillamente con una buona parte delle produzioni più recenti. Scendendo nel dettaglio, comunque, le rifiniture operate sul comparto grafico sono notevoli, grazie ad una pulizia maggiore di texture, modelli ed ombre. A pagare dazio sono soltanto i filmati non in-game, che per forza di cose hanno visto unicamente aumentata la risoluzione generale, risultando a tratti impastati. Tutto il resto, però, gode di una fluidità eccellente, con un frame rate solido anche in presenza dei 4K. In tal senso, grazie anche alla relativa obsolescenza del comparto tecnico di partenza, vale la pena sottolineare come il primo Crysis presenti 3 distinte impostazioni grafiche, con i consueti setting perfomance/fedeltà visiva che risultano impreziositi dalla presenza di un terzo settaggio che abilità il ray tracing. E che su PS5 non fa tentennare minimamente la scena. Nulla di tutto ciò riguarda gli altri due capitoli, ma pur in mancanza di ciò la godibilità è sempre molto elevata, grazie anche a nuove animazioni e rifiniture che hanno investito la gestione delle armi. Le uniche pecche che ho riscontrato sono relative al mixaggio audio completamente sbilanciato, a meno di utilizzare le cuffie, che rende in certi casi inudibili alcuni dialoghi. Si tratta comunque di una piccola pecca che non mina affatto la bontà del lavoro generale compiuto da Saber.

Non saranno di certo rimasti nel cuore di gran parte dei giocatori console, sicuramente legati ad altri brand per quanto riguarda gli FPS, ma è innegabile come i titoli presenti nella Crysis Remastered Trilogy abbiano ancora oggi un bel po’ di cose da dire. Grazie anche ad un lavoro di restyling sicuramente apprezzabile, compiuto dai veterani di Saber Interactive. Sebbene figli in tutto e per tutto della visione creativa di Cevat Yerli e soci, Nomad, Alcatraz e Prophet riescono a divertire anche oggi, grazie prevalentemente ad un’ossatura tecnica che, se data in mano a chi sa come valorizzarla, risulta tuttora assai godibile. Certo, a livello puramente ludico non mancano sicuramente alcune ingenuità, ma visto anche il costo contenuto del pacchetto completo, se si è amanti degli shooter, un pensierino in merito all’acquisto sarebbe quanto mai lecito farlo. E, perché no, sperare anche in un nuovo capitolo.

  • Restyling ben fatto

  • Esperienze longeve e tutto sommato divertenti

  • Mix audio non perfetto

  • Qualche ingenuità strutturale