Crash Bandicoot 4: It’s About Time - Recensione

Non sono mai stato un fan del peramele dell’epoca PS1, al punto che ho sempre preferito quel draghetto viola pronto a sputare fiamme in mondi interamente tridimensionali, e non rinnegherò certo il mio pensiero in occasione della recensione di Crash Bandicoot 4: It’s About Time. Ciò nonostante sono sempre stato consapevole di quello che la trilogia firmata Naughty Dog rappresenti, oramai da più di 20 anni, per tutta la platea videoludica, che da tempo chiede un degno quarto episodio, ed i cui desideri erano stati in parte leniti dai tre remake usciti poco tempo fa. Eppure, anche se ce ne è davvero voluto di tempo, Activision (da anni proprietaria dell’IP) è riuscita a rimediare agli errori del passato, restituendo la meritata dignità al povero Crash, facendo la felicità dei fan oramai in preda a deliri mistici e, cosa non certo scontata, convincere anche il sottoscritto.

Si torna a roteare

Crash Bandicoot 4: It’s About Time prende il via proprio al termine del terzo capitolo, disconoscendo di fatto gli scempi compiuti in seguito all’abbandono dell’esclusività PlayStation, con Cortex, N.Tropy ed Uka Uka intenti ad escogitare un piano per sfuggire alla prigione temporale in cui erano stati segregati al termine del gioco. Ovviamente il loro piano di fuga ha successo, scatenando però una serie di varchi temporali in grado di mettere in subbuglio il continuum spaziotemporale. Inutile dire come tocchi proprio a Crash, Coco ed Aku Aku lanciarsi al loro inseguimento attraverso le dimensioni oramai nel caos, nel tentativo di recuperare le quattro maschere quantiche, gli unici strumenti in grado di aiutarli a compiere con successo l’impresa. Senza troppi fronzoli e accompagnata da una sceneggiatura quanto mai essenziale, anche se ben costruita e ricca di intermezzi filmati gradevoli e mai troppo invasivi, l’avventura di Crash Bandicoot 4: It’s About Time parte subito spingendo forte sul pedale dei ricordi, catapultandoci per l’ennesima volta su di una N.Sanity Beach tirata a lucido, capace di far scendere una lacrimuccia anche sul volto del più rude dei fan, prima di srotolare sotto gli occhi dei player una serie di livelli in cui vecchie e nuove suggestioni si fondono in maniera ineccepibile. I ragazzi di Toys for Bob, il team che si è occupato del gioco, hanno visto bene di non cedere alla tentazione di snaturare l’essenza del brand che fu Naughty Dog, scegliendo di mantenerne inalterata la concezione, concedendosi unicamente una limatura ai controlli. Largo quindi ad un platform lineare, in cui la visuale alle spalle si alterna con quella laterale e quella frontale, a seconda delle varie situazioni ludiche, in cui la precisione dei salti sarà quanto mai fondamentale, così come la capacità di roteare al momento giusto per abbattere casse e nemici. A livello puramente strutturale, quindi, non c’è nulla che non si sia già visto nel passato del peramele, ma il team è riuscito ugualmente a rendere il tutto attuale e fresco, pur attingendo a piene mani da un’eredità vecchia più di due decadi.

A caccia di Wumpa

Naturalmente riproporre in scala 1:1 quanto già ampiamente giocato in passato avrebbe avuto poco senso, pertanto non si possono non apprezzare alcune intuizioni introdotte dal team, tra le quali spiccano senza dubbio la quattro maschere quantiche di cui sopra. Queste saranno in grado di conferire a Crash (o Coco, a seconda di chi sceglieremo per attraversare i livelli principali) svariati poteri: la prima in cui ci imbatteremo renderà possibile la materializzazione di particolari elementi dello stage, passeremo poi a poter vorticare e fluttuare nel cielo, rallentare il tempo e, infine, invertire la gravità. Si tratta di abilità che, in virtù del loro essere legati a particolari momenti dell’avventura, riescono a rendere sempre fresco l’incedere, senza però che il loro utilizzo finisca per sbilanciare l’esperienza a causa di un loro abuso. Il loro impiego, inoltre, non fa altro che amplificare la già eccellente percezione del level design, capace di rendere Crash Bandicoot 4: It’s About Time un platform approcciabile da chiunque, senza però che venga meno il tasso di sfida. Quest’ultimo, difatti, riesce ad essere sempre adeguato all’ambizione di ciascuna tipologia di player, sia questi interessato unicamente a raggiungere la fine, sia brami il completare il titolo nella sua interezza. Giocare per terminare senza troppi problemi di stage, difatti, richiederà una buona dose di abilità, complice una difficoltà media comunque sostenuta, ma ambire a recuperare ognuno dei collezionabili di cui il gioco è letteralmente ricolmo, richiederà una dedizione ed una precisione che non ha niente di umano, soprattutto se decideremo di giocare in modalità retro, quindi con un numero prestabilito di vite per ciascun livello. In questo senso, senza scatenare le ire degli hardocre gamer più incalliti, una piccola revisione del bilanciamento generale sarebbe auspicabile, dato che in qualche situazione ci si trova davanti davvero a momenti al limite della più sadica frustrazione. Perseverare nel tentativo di recuperare tutte le gemme di ciascun livello, comunque, ricompenserà con delle skin per i due protagonisti, ma non mancano anche altri oggetti utili a sbloccare particolari livelli secondari (dei veri e propri momenti puzzle/platform), oltre che reliquie indispensabili per assistere al vero finale della produzione.

Passato e futuro

Data la natura multidimensionale della narrazione, i ragazzi di Toys for Bob hanno pensato bene di accompagnare la progressione principale anche con una serie di stage dedicati ad altri tre personaggi, Tawna, Dingodile e Cortex, che ci permetteranno di fare luce su alcuni momenti secondari della trama, oltre che di sperimentare nuove modalità di gameplay. Ciascuno dei tre personaggi in questione, difatti, godrà di un peculiare gameplay (che vi invito a scoprire), capace di ribaltare ulteriormente l’esperienza generale: peccato per la brevità di queste sezioni, che rappresentano comunque un piacevole diversivo all’esperienza principale. Così come assai graditi sono i livelli N.Vertiti, disponibili all’incirca a metà dell’avventura, che ci permetteranno di riaffrontare in forma speculare gli stage già superati, dovendo però scendere a patti con particolari filtri grafici in grado di rendere assai più difficile l’incedere. Ovviamente, anche in questo caso, ci aspettano un sacco di collezionabili e segreti da sbloccare. Insomma, Crash Bandicoot 4: It’s About Time è innegabilmente una produzione ricolma di contenuti, capaci di rendere il titolo Toys For Bob altamente stratificato, al cui centro dell’esperienza, però, resta l’amore per il brand, come testimonia anche l’aspetto audiovisivo dell’avventura. Esteticamente il lavoro svolto rappresenta quanto di meglio i fan potessero chiedere a questo lungamente sospirato sequel, grazie ad una resa visiva di tutto rispetto, che si è però dimostrata fedele al materiale di partenza, di cui mantiene in maniera egregia lo spirito. A completare il quadro troviamo anche una serie di chicche e citazioni in grado di fare la felicità dei fan, così come ricca di rimandi al passato, pur non rinunciando al presente, è la riconoscibilissima colonna sonora. Sfido chiunque a non tornare ragazzo una volta approdato su N.Sanity Beach. Chiude il cerchio della nostalgia il comparto multigiocatore online, che per mezzo della classica opzione Passa il Controller, permetterà di sfidarsi tanto negli stage, quanto in piccole modalità accessorie: un omaggio alle vecchie sessioni da divano.

Ci sono voluti 22 anni, ma alla fine il rimpianto Warped è finalmente riuscito ad avere il giusto erede. Crash Bandicoot 4: It’s About Time, difatti, è il sequel che tutti i fan del peramele nato su PS1 hanno lungamente bramato, un titolo capace di riportare in auge un gameplay oramai scolpito nei ricordi, ma che riesce però nell’arduo compito di non renderlo un mero omaggio nostalgico. I ragazzi di Toys for Bob, difatti, hanno saputo imbastire un titolo fresco e moderno, cesellandolo attorno ad una struttura codificata e che, come dimostrano i passi falsi compiuti dal brand, non sarebbe stato saggio snaturare. Divertente ed appagante, sia per il neofita che per il nostalgico più incallito, Crash Bandicoot 4: It’s About Time è un gioco che non rinnega in alcun modo il proprio passato, e che si presenta all’appello forte di una giocabilità comunque attuale e di una difficoltà che, pur al netto di qualche scivolone, riesce ad abbracciare qualunque giocatore appassionato di platform. A questo punto speriamo solo di non dover attendere due decadi per un nuovo e convincente episodio.

  • Un Crash moderno ma che non rinnega il passato

  • Ottima giocabilità

  • Tantissimi contenuti da sbloccare

  • Qualche problema nel bilanciamento della difficoltà

7 Commenti a “Crash Bandicoot 4: It’s About Time”

  1. The_WLF on
    Sunny90

    Sembra veramente bellino, lo recupererò sicuramente prima o poi. A longevità come siamo messi?

    Considera un 6 ore tirando dritto… completarlo tutto dipende da quanto sei abile.

  2. cableman on

    Bello, bellissimi ricordi su PS1, lo prenderò se retrocompatibile sulla PS5 con qualche offerta, (ho dato dietro già la 4 e sono a secco di console fino al 19 novembre). Riguardo alla recensione ed al "contro" sulla difficoltà…. be spero sia sul facile, ricordo che su PS1 a volte era frustrante.

  3. The_WLF on
    cableman

    Bello, bellissimi ricordi su PS1, lo prenderò se retrocompatibile sulla PS5 con qualche offerta, (ho dato dietro già la 4 e sono a secco di console fino al 19 novembre). Riguardo alla recensione ed al "contro" sulla difficoltà…. be spero sia sul facile, ricordo che su PS1 a volte era frustrante.

    Se miri al perfect ci sono sezioni che al confronto i souls sono walking simulator…

  4. Max17 on

    provato ieri sera 4 min, dopo averlo ordinato da mediaworld (pessimo, arrivato in ridardissimo…) devo dire che il feeling è immediato, trovo un po’ orribile le meccaniche alla rachet, ma sto ancora agli inizi, troppo presto per farmi un idea ^^

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