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Recensione Control

di: Marco Licandro

Conoscete tutti Remedy: hanno sfornato titoli di rilievo in esclusiva Xbox come Alan Wake e Quantum Break, ed è per questo che attendevamo il nuovo arrivato con trepidazione, Control, il quale per la prima volta giunge su multipiattaforma. Avete sicuro letto pareri, visto dei video di gameplay, o magari l’avete provato voi stessi. Vediamo di fare allora una recensione come Console-Tribe vi ha abituati, e cerchiamo di capire che tipologia di titolo sia.

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Control si pone come una sorta di gioco di azione in terza persona con caratteristica closed/open world: duplice in quanto l’ambientazione è chiusa intorno a delle mura, ma al contempo l’esplorazione diviene libera con l’avanzare del gameplay.
La storia, misteriosa e a sfondo sci-fi, fa da perno spingendo il giocatore a proseguire nella narrazione, la quale non fa quasi mai utilizzo di cut-scenes ma utilizza metodologie interessanti di sovrapposizione video con attori reali (impronta classica di Remedy) e sfrutta documenti e registrazioni vocali per sfoggiare l’interessante lore di gioco.

Essendo una produzione minore, le aspettative non sono mai state quelle di un tripla A, tuttavia il talento dei ragazzi di Remedy ha fatto si che Il gap con le produzioni maggiori sfumi, concentrandosi su elementi specifici di gameplay come la fisica dell’ambiente e la relativa distruzione, rendendo essi una caratteristica vincente del titolo, oppure ancora lo sblocco graduale dei vari poteri, portando un senso di progressione costante anche dopo i titoli di coda.

Ma credetemi quando vi dico che la protagonista, Jesse, non è il punto forte del titolo, ne lo sono i nemici, o i personaggi, o la stessa trama.
No. Il vero protagonista del titolo e l’edificio nel quale vi ritroverete.

Il level design, grazie al concetto di avere un ambiente ristretto, brilla di originalità portando gioia e stupore agli occhi di chi vi gioca. Grazie ad una strategia legata alla trama, non sarà possibile esplorare tutto e subito ma necessiteremo di diversi pass per accedere ad alcune zone, ognuna di esse divisa per livello ed inaccessibile in mancanza del pass adeguato. Questo aiuta a narrare la storia in maniera lineare, ma al contempo si apre gradualmente al concetto di open world essendo infine l’edificio completamente esplorabile, fornendo una sfida continua in ogni stanza, tra combattimenti, puzzle, sfide ambientali, luoghi segreti, e collezionabili sparsi in ogni dove. Grazie, o a causa, di una mappa in sovraimpressione del tutto inaccurata ed incomprensibile, la longevità del titolo si allunga… ma per via della difficolta di navigazione, portando il giocatore a bloccarsi in alcune missioni solo perché non riesce a raggiungere il luogo desiderato.

L’entità malevola che si è diffusa per l’intero edificio ha corrotto non solo le persone ma la spazialità di esso, creando forme geometriche squadrate e cangianti, strutture completamente fuori posto, aree fisicamente e visivamente impossibili che non seguono apparente logica, ed un labirinto intangibile che sorprende il giocatore ad ogni passo che probabilmente diventerà la caratteristica più popolare del titolo.

Ambientazioni, musiche, situazioni, ed oggetti di gioco, rendono alla perfezione un’atmosfera dark e dai tocchi horror, il tutto in chiave sci-fi, lanciando contro al giocatore un’enormità di situazioni sempre nuove e mai banali, che a volte involvono anche alcuni boss che bisognerà studiare ed affrontare creando tattiche e perfezionando i riflessi. L’idea degli oggetti del potere e degli oggetti alterati rendono affascinanti anche quelli più banali, come potrebbe esserlo un frigo che altera la materia intorno ad esso e causando morti, fintanto che non vi sia qualcuno a fissarlo.

È sull’ottimizzazione che il team non eccelle, fornendo un titolo forse troppo complesso per le console attuali, rallentando in maniera plateale il framerate o bloccando completamente il gioco in svariate fasi, da quelle dei combattimenti, a quelle dove semplicemente premeremo nuovamente il tasto pausa per tornare a giocare. Alcuni bug costringono il giocatore a chiudere il titolo e rientrarvi, bloccando infatti il prosieguo del gameplay, e per questi speriamo in una prossima patch correttiva che sistemi queste gravi falle. Lenti anche i caricamenti tra le aree, ma soprattutto quelli richiesti in caso di morte del personaggio, che durante le boss fight può avvenire anche a distanza di un minuto dall’inizio dello scontro. Questo, comunque, sottolineando come la sfida offerta da Control è perfettamente bilanciata, offrendo infatti situazioni di gioco fattibili ma che penalizzano gli errori e le tattiche sbagliate, non cedendo quindi alla frustrazione ma spingendoci a riprovare, questa volta tentando qualcosa di diverso.

In breve

Control è la prova di come l’attenzione al level design unito ad un gameplay che lo sfrutta a pieno possa tranquillamente portare un titolo ad essere paragonato alle produzioni maggiori. La progressione costante è percepita ed immerge il giocatore dentro un mondo complesso da scoprire pian piano, regalando al giocatore una costante sorpresa, grazie anche ad i numerosi segreti assolutamente non banali sparsi per il gioco che spingono alla continua esplorazione anziché alla rigiocabilità. Sorretto da una trama ed una narrazione lineari, il gioco offre comunque svariate missioni secondarie da affrontare quando si voglia, alcune libere ed altre che in caso di fallimento non sarà possibile riaffrontare. Control inizia in maniera classica e si evolve mentre lo si gioca, partendo da una fase scettica di interesse al ritrovarsi a voler giocare continuamente sperando di trovare qualcosa di nuovo non ancora scoperto. Assolutamente consigliato.