Recensione Code Vein 2
di: Simone CantiniLo confesso, da Bandai Namco mi sarei aspettato di tutto, ma di sicuro non l’annuncio di Code Vein 2. Svelato a sorpresa poco prima dell’inizio del Tokyo Games Show 2025, il secondo capitolo di questo stiloso action in salsa soulslike era davvero difficile da prevedere, almeno da parte del sottoscritto, visto che avevo accolto alquanto tiepidamente il debutto del brand (qua la recensione in questione). Di fascino la produzione targata Shift ne aveva sicuramente da vendere, ma alcuni difetti lato gameplay mi avevano portato a ridimensionare sensibilmente le aspettative, scatenate inizialmente da uno stile visivo a me molto affine. Visto, però, che molto spesso i videogame ci hanno insegnato che sanno migliorare le proprie origini, mi sono approcciato alla nuova avventura a base di vampiri con tutti gli entusiasmi di questo mondo: sarà andata per il verso giusto, stavolta?
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Per favore, non mordermi sul collo!
Altro morso altra corsa, visto che Code Vein 2 ci propone una storia ed un cast nuovo di zecca, così da rendere l’approccio al lavoro Bandai Namco adatto a chiunque, sia nuovi che vecchi giocatori. A non cambiare è il setting generale, che vede quella che sembra essere la Terra sconvolta da una misteriosa catastrofe, che ha portato parte degli abitanti del pianeta a tramutarsi in Redivivi, ovvero dei vampiri fisiologicamente assetati di sangue umano. Una convivenza non certo semplice, che ha originato una strenua lotta per la sopravvivenza, ma che non ha impedito alle due nuove specie di iniziare anche una sorta di convivenza.
Peccato, però, che a mettere a repentaglio questo precario equilibrio ci abbia pensato un nuovo cataclisma, noto come Rinascita, che se non fermato in tempo avrebbe portato i Redivi a perdere il senno e a trasformarsi in creature ancora più mostruose. Decisi ad impedire la catastrofe, 5 personalità non morte scelgono di sacrificare la loro vita per sigillare all’interno di un’enorme sfera questo potere demoniaco, così da scongiurare il pericolo. Una tregua destinata a non durare troppo a lungo, però, dato che dopo 100 anni ci troveremo a vestire i panni di un Cacciatore (un umano incaricato di sterminare i Redivivi), che dopo aver stretto un patto con l’enigmatica Lou MagMell, si troverà giocoforza costretto a dare la caccia alle crisalidi in cui sono racchiuse le essenze dei 5 eroi in questione, così da scongiurare il ritorno della Rinascita.
Quella di Code Vein 2 è una sceneggiatura sicuramente interessante e ben proposta, grazie anche ad un cast di personaggi che, per quanto squisitamente legati ad un gusto tipicamente nipponico, hanno molte frecce al loro arco. Sullo sfondo resterà proprio il nostro protagonista, di cui potremo decidere liberamente le fattezze tramite un ricchissimo editor, ma che sarà come sempre tristemente muto, semplice testimone degli straordinari eventi che saremo chiamati a vivere in prima persona. Eventi che si dipaneranno lungo varie linee temporali, dato che tramite Lou saremo in grado di spostarci avanti ed indietro nel tempo, così da poter cambiare liberamente il corso della storia, nel tentativo di trovare una soluzione al cataclisma imminente. Un viaggio lungo e tortuoso, che ci porterà via oltre 40 ore, sia che si scelga di tirare dritti verso uno dei finali, sia che la nostra volontà sia quella di sviscerare anche tutte le numerose attività secondarie (quest e boss che dir si voglia).
Hai un Redivivo in te
Per una sceneggiatura che cambia, a non mutare ci ha pensato l’ossatura ludica della produzione, che riprende con veemenza i concetti messi sul piatto nel 2019, così da proporre la versione made in Shift del concetto di soulslike. Al centro di tutto troveremo il combat system nuovamente basato sulla gestione della stamina, della coppia di attacchi standard/pesante e la gestione dell’Icore, il sangue assorbito dai nemici colpiti, che non è altro che l’equivalente dei classici punti mana, il cui valore incrementerà inanellando con successo i fendenti. Come ogni soulslike che si rispetti, anche il titolo Bandai Namco permetterà di accumulare risorse tramite le quali livellare il nostro personaggio, ma anche in questo caso il meccanismo ricalca quanto visto in passato: il level up avverrà in automatico per le varie statistiche, lasciando la gestione delle varie build al rodato sistema dei Codici Sanguigni.
Si tratta di particolari essenze equipaggiabili, legate ai vari personaggi con cui andremo ad interagire, ognuna dotata dei propri parametri e abilità passive. Legati ad un processo di crescita basato sull’utilizzo in battaglia, questi oggetti ci consentiranno di personalizzare le statistiche del nostro eroe, pertanto sarà sempre utile tenere d’occhio le loro specifiche peculiarità, così da avere sempre a disposizione il setup più appropriato allo stile che vorremo adottare. A questi si accompagneranno anche ulteriori artefatti, sia difensivi che attivi (Formae e Gabbie), che ci consentiranno sia di parare, attaccare o fornire buff passivi, ovviamente il tutto spendendo l’Icore guadagnato attaccando i nemici, tramite le 7 tipologie di armi differenti disponibili nel gioco. Queste, oltre ad essere ovviamente migliorabili investendo particolari materiali, potranno ospitare al loro interno sino a 4 incantesimi differenti (attivabili tramite la combo dorsale destro/pulsanti frontali), che potremo trasferire o modificare a piacimento. Tra strumenti di offesa corti, lunghi e ranged, la proposta del titolo Shift è molto ampia e variegata, retaggio dell’esperienza maturata dal team con i titoli della serie God Eater.
Fratelli di sangue
La novità principale di Code Vein 2 risiede, però, nella gestione del compagno che avremo costantemente al nostro fianco, che oltre a condividere con noi la barra dei punti vitali, sarà in grado di fornirci un aiuto concreto in battaglia: in qualunque momento sarà possibile decidere se lo vorremo attivamente sul campo (così da combattere in prima persona), oppure se opteremo per il processo di fusione. In questo caso specifico, le nostre statistiche saranno soggette a sostanziosi boost, pertanto starà a noi decidere di volta in volta quale sia la strategia più congeniale al nostro stile, soprattutto durante gli scontri con i velocissimi e rognosi boss.
L’aiuto fornito dai compagni (ce ne sono un bel po’ da reclutare, tutti con statistiche e skill differenti) sarà vitale anche in caso di sconfitta, dato che potranno farci resuscitare per un certo numero di volte, in cambio di parte dei nostri punti vitali e di una breve assenza dal campo di gioco. Il meccanismo è risultato molto funzionale, grazie anche alle buone routine comportamentali che gestiscono i nostri alleati, che riescono a farci avvertire molto poco l’assenza di una qualsiasi modalità multiplayer.
Morti di sonno
Le meccaniche messe sul piatto da Code Vein 2 sono indubbiamente molto interessanti e puntano a migliorare sensibilmente quanto visto all’interno del predecessore, di cui concettualmente va ad ampliare l’aspetto puramente giocoso. I buoni propositi messi in atto dal team sono evidentissimi, ma purtroppo non tutto pare essere andato nella giusta direzione, dato che dopo le numerose ore passate a zonzo le linee temporale, sono emerse un bel po’ di magagne, anche alquanto grossolane. Il primo aspetto che balza agli occhi è legato all’aggressività a cui invita lo stesso combat system, che fa della necessità di attaccare continuamente gli avversari uno dei suoi punti cardine. Il problema risiede nell’estrema lentezza delle animazioni di combattimento del nostro personaggio, che tra impossibilità di cancellare le azioni per rispondere repentinamente a quelle nemiche, tempi di caricamento biblici per attacchi speciali e parate, unite a frame di invulnerabilità non sempre ottimali in fase di cura e resurrezione, rendono i combattimenti più ostici ancora più difficili da approcciare.
Questo emerge prevalentemente negli scontri con i boss, che sono risultati tutti estremamente mobili e veloci, oltre che perennemente in movimento, fattore che li rende molto spesso intoccabili per corposissime manciate di secondi. Ad acuire i momenti di frustrazione ci pensa anche l’IA che li gestisce, che pare sempre in grado di prevedere ed anticipare le nostre mosse, non lasciando in numerose occasioni la benchè minima possibilità di reazione, portandoci a game over inevitabili. Si tratta di una pecca davvero macroscopica, che finisce per soffocare tutte le buonissime premesse che animano una struttura ludica tutto sommato assai variegata e stimolante, e che mi auguro possa venire limata a dovere dai ragazzi di Shift.
A complicare la situazione ci pensano anche dei menu alquanto confusionari, che tra millemila statistiche e valori non sempre chiarissimi, rendono ostica la navigazione e la comprensione di parte delle meccaniche alla base della struttura ruolistica di Code Vein 2. Non aiuta neppure la tracciatura alquanto superficiale delle varie missioni che, considerando la struttura open world della produzione, può portare a perdere un bel po’ di tempo anche solo per comprendere dove sia necessario recarsi di volta in volta. E se a questo unite la presenza delle varie linee temporali condivise dalla mappa di gioco, corposa al punto giusto e che presenta alcune variazioni in base al periodo e alle scelte effettuare, capite come una piccola mano tesa al giocatore non avrebbe guastato. Tolti questi problemi, che richiedono di approcciarsi al gioco con una buona dose di pazienza, l’ossatura ludica del titolo Bandai Namco funziona alla perfezione, complice un world building efficace e stimolante da esplorare, grazie anche ad una azzeccata mole di attività accessorie da svolgere.
Terra promessa
Ed è proprio l’aspetto tecnico del mondo tratteggiato da Code Vein 2 ad essere uno dei principali punti di forza della produzione, non tanto per pura brutalità computazionale, quanto piuttosto per una direzione artistica estremamente efficace. C’è poco da dire in merito al character design generale, che strizza l’occhio a quanto già apprezzato nel 2019, mettendo in mostra quel mood caro ai lavori dell’arcipelago giapponese. Il tutto si traduce in personaggi riccamente dettagliati, ovviamente dotati spesso di proporzioni volutamente esagerate (sì Holly e Lavinia, dico a voi!), ma che risultano sempre molto coerenti e in grado di rubare la scena.
Convince anche la caratterizzazione dell’ambiente di gioco, che ha scelto di sposare un approccio a tratti molto più realistico e credibile del suo predecessore, mettendo in mostra elementi contemporanei che esulano da quel fantasy che permea la scrittura generale. Un esempio molto chiaro ci viene dalla Città Sommersa, che per realizzazione strizza con forza l’occhio ad esperienze post apocalittiche come The Last of Us, ma non mancano anche altri richiami alla nostra epoca come un bizzarro parco di divertimenti, oppure i rottami di veicoli in cui è possibile imbattersi durante l’avventura.
Peccato soltanto per una pulizia visiva non sempre eccellente che, a prescindere dal preset selezionato tra i due disponibili (gli immancabili qualità/prestazioni), non ha lesinato evidenti episodi di pop up, texture che si caricano in marcato ritardo, soprattutto nelle cinematiche realizzate in-engine, e un frame rate tutt’altro che granitico quando si parla di 60 fotogrammi al secondo. Niente da dire, invece, in merito al comparto audio, che ha al solito un convincentissimo ed ispirato voice over in lingua giapponese (e inglese, che ho tolto dopo 2 secondi) ed una soundtrack sicuramente non troppo invasiva, ma che svolge con competenza il proprio lavoro. E poi è tutto tradotto in italiano, che a me fa sempre piacere.
Code Vein 2 è un progetto ambizioso, ricco di idee e di personalità, che riesce a espandere con coraggio l’identità del primo capitolo senza tradirne lo spirito. Quando tutto funziona, il viaggio tra linee temporali, compagni da scoprire e scenari dal forte impatto visivo sa regalare momenti davvero coinvolgenti. Peccato che un combat system poco reattivo, un’IA fin troppo onnisciente e una serie di incertezze tecniche finiscano per frenare un’esperienza che avrebbe potuto brillare molto di più. Rimane comunque un soulslike particolare, affascinante e pieno di cuore, capace di intrattenere chi saprà accettarne le spigolosità. Un passo avanti rispetto al passato, anche se non ancora il balzo che avrei tanto voluto sperimentare.