Code of Princess - Recensione

Mentre gli scaffali dei maggiori rivenditori abbondano di novità, complice un'elevata qualità di questi ultimi, destreggiarsi tra quale titolo acquistare e quale no sta diventando sempre più un'impresa su 3DS. Senza scordare l'eShop, lo store digitale Nintendo che lentamente ma costantemente va ampliandosi sfornando titoli di qualità che difficilmente si vedrebbero in forma fisica. Dempa MenLiberation Maiden e HarmoKnight, sono alcuni dei titoli che rientrano in questa categoria, ai quali va ad affiancarsi anche il recente (si fa per dire) Code of Princess.

“Il mio regno per un’armatura!”

Mentre gli scaffali dei maggiori rivenditori abbondano di novità, complice un’elevata qualità di questi ultimi, destreggiarsi tra quale titolo acquistare e quale no sta diventando sempre più un’impresa su 3DS. Senza scordare l‘eShop, lo store digitale Nintendo che lentamente ma costantemente va ampliandosi sfornando titoli di qualità che difficilmente si vedrebbero in forma fisica. Dempa MenLiberation Maiden e HarmoKnight, sono alcuni dei titoli che rientrano in questa categoria, ai quali va ad affiancarsi anche il recente (si fa per dire) Code of Princess.

Dal Giappone con amore

Contrariamente ai titoli sopracitati che nascono esclusivamente per il mercato digitale, Code of Princess è in tutto e per tutto un tutto un titolo retail che giunge da noi in digital delivery principalmente per l’atipicità del prodotto. Dove in America e Giappone il titolo è uscito con tanto di limited edtion, in Europa Agatsuma Entertainment ha optato per un modello di distribuzione meno rischioso. Come andremo a vedere Code of Princess è un titolo sicuramente meritevole ma anni luce lontano dagli archetipi più gettonati e in voga attualmente, soprattutto in occidente. Una volta scaricato il software dal ragguardevole peso di 9157 blocchi, il gioco (completamente in inglese) si apre con una bellissima sequenza animata sulla falsa riga degli anime giapponesi per poi cedere il passo a dei verbosi dialoghi in pieno stile Visual Novel che tanto sono cari al pubblico nipponico. Nei panni di un gruppo di combattenti che strizza l’occhio ai classici GDR alla D&D(una guerriera, un ladro, una maga e un bardo), le vicende di Code of Princess ruotano intorno alla prominente principessa Solange in viaggio per salvare il suo regno dall’invasione di mostri dell’armata Distron. La storia rappresenta sicuramente uno degli elementi più apprezzabili della produzione, sopratutto per quei giocatori cresciuti nell’epoca dei 16 bit per i quali una buona sceneggiatura era un buon 50% del successo di un gioco. Non che il gameplay sia da meno, anzi.

Guardian Princess

Una volta nell’arena (perché di vere proprie arene chiuse si tratta) il richiamo è palese: Code of Princess è sicuramente figlio di quel Guardian Heroes che nel ’96 fece stragi su Saturn, un successo tale da consacrarlo fra critica e pubblico come uno dei migliori titoli disponibili per la console SEGA. Non sorprende quindi ritrovare a lavoro su Code of Princess alcuni dei talenti che lavorarono al suddetto titolo, rendendo di fatto il titolo Agatsuma un vero e proprio seguito spirituale del sopracitato capolavoro hack ‘n slash. Recuperando uno stile di gioco ormai perso, Code of Princess è un picchiaduro a scorrimento latrerale, uno di quelli dove la forza del proprio personaggio pare inarrestabile e la carne da macello sembra non finire mai, il tipico gioco da affrontare senza troppi fronzoli quando si vuole staccare la spina da una dura giornata lavorativa e che si trova ottimamente a suo agio in questa incarnazione portatile su 3DS.
Le raffinatezze nel sistema di combattimento e alcune situazioni particolarmente spinose (soprattutto ai livelli alti) non mancano sicuramente, ma siamo comunque davanti ad un gioco dalle pretese non elevatissime. Non che sia un male scoprire subito le proprie carte e puntare tutto sull’accessibilità e immediatezza. La struttura generale prevede l’eliminazione in velocità di tutte le truppe nemiche all’interno di livelli che non durano più di qualche minuto ciascuno. Occasionalmente ci si dedica a qualche missione di scorta o compiti più esotici ma l’obbiettivo principale rimane sempre e comunque il massacro indiscriminato. Per variare un minimo l’azione è possibile scegliere fra 4 personaggi diversi per la modalità storia, in modo tale da poter cambiare completamente il proprio approccio agli sconti a seconda che si preferisca la forza bruta di Solange, le magie a lungo raggio di Zozo, la velocità di Alì o le assurdità di Allegro. Ognuno dei quattro protagonisti possiede una serie di colpi standard (debole e forte), un attacco in grado “marchiare” un determinato nemico così da potergli infliggere più danno, la possibilità presa in prestito da Guardian Heroes di muoversi sui tre piani d’azione e in più tutta una serie di colpi speciali eseguibili in maniera non troppo dissimile dalle varie combinazioni che i picchiaduro Capcom ci hanno insegnato nel corso degli anni. La varietà dei personaggi è ottima e permette di utilizzare anche quelli secondari (più di 100) nella modalità sfida a punti, peccato solo che il cambio sia legato alla vetusta meccanica del livello del singolo, una limitazione che di fatto impone di dover riprendere da capo i livelli qualora si decidesse a metà avventura di voler passare da Solange a un altro onde evitare di ritrovarsi palesemente svantaggiati rispetto agli avversari avanzati. Sotto questo punto di vista le meccaniche GDR implementate risultano poco funzionali e più che altro di contorno, con le uniche possibilità di poter scegliere fra qualche equipaggiamento e al massimo come distribuire i punti statistiche al raggiungimento del classico “level-up”.
La scelta di optare per la distribuzione digitale si riflette qui su alcune scelte a livello di gameplay non propriamente “moderne” (le meccaniche ripetitive volutamente old school, l’assenza di checkpoint intermedi, la necessità di ripercorrere i propri passi con ogni personaggio) che rendono Code of Princess un titolo si interessante, ma comunque consigliato solo ai giocatori più navigati che non si lasciano intimorire dai sopracitati retaggi di un’epoca ormai passata. Per i più duri e puri è presente pure una modalità multigiocatore che nell’ottica di Agatsuma doveva rappresentare la seconda anima di Code of Princess grazie alla possibilità di poter utilizzare qualsiasi personaggio sbloccato nella modalità principale, ma che a conti fatti si rivela essere poco più che un diversivo a causa dell’assenza quasi totale di persone con cui giocare e di alcuni problemi di carattere tecnico (principalmente il lag) che ne compromettono non poco l’esperienza.

Back to the ’90

Prima ancora della sua pubblicazione, ad attirare le attenzioni su Code of Princess è stata sicuramente la sua realizzazione artistica/tecnica. Per quanto riguarda la prima c’è veramente poco da dire, lo studio Bones (responsabile di alcuni degli anime più apprezzati come Fullmetal Alchemist e Eureka Seven fra gli altri) ha fatto veramente un lavoro incredibile, con un character design veramente azzeccato e particolarmente folle, mentre per la seconda basti solo pensare che i personaggi modellati a tutto tondo sono in realtà dei semplici sprite bidimensionali fluidissimi che tradiscono la loro origine soltanto nelle inquadrature ravvicinate sul piano d’azione più vicino allo schermo. Un’idea, quella di muoversi fra i piani, che sulla carta ben si sposava con l’effetto 3D stereoscopico ma che di fatto poco giova alla resa generale rendendo preferibile il buon vecchio e classico 2D. Un buon comparto audio con tanto di doppiaggio integrale per ogni personaggio completa il tutto. Sicuramente non sarebbe male ipotizzare una trasposizione animata per le bizzarre avventure di Solange e amici.

Digitale o non digitale?

Rimasti orfani della versione scatolata, Code of Princess è comunque un titolo il cui acquisto andrebbe seriamente preso in considerazione per tutti gli amanti degli hack ‘n slash degli anni che furono. Certo, il prezzo di 30 Euro per un download non gioca certamente a suo favore quando per quella cifra è possibile rivolgersi ad altri titoli del mercato retail, ma l’avventura imbastita da Agatsuma è talmente sgangherata e fuori di testa che sarebbe un peccato lasciarsela sfuggire per una tale piccolezza. Se avete già spolpato la versione HD di Guardian Heroes su XBLA e PSN, sapete già cosa fare.