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Recensione City of Brass

di: Luca Saati

Nell’ultimo periodo abbiamo visto sempre un numero minore dei roguelike, quel genere di videogiochi caratterizzati da un grande livello di sfida costringendo il giocatore a ricominciare daccapo in caso di morte. I cicli in fondo funzionano così, oggi è l’anno d’oro dei Battle Royale, ieri era l’anno d’oro dei roguelike con autentiche perle come Spelunky, Don’t Starve, Rogue Legacy, The Binding of Isaac e molti altri ancora. Ogni tanto arriva quindi sulle nostre console qualche esponente di questo genere pronto a farci tornare la mente a quei titoli citati un attimo fa. Quest’oggi tocca a City of Brass, roguelike in prima persona ad opera di Uppercut Games, team australiano che vede tra i suoi esponenti anche sviluppatori di Bioshock.

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Arabian Nights

Trattandosi di un roguelike non aspettatevi da City of Brass chissà quale storia. C’è giusto una semplice premessa che giustifica le vostre azioni: siete un ladro che si trova in una città maledetta con l’obiettivo di superare tredici livelli per arrivare al grande tesoro posizionato al centro della città.

Ovviamente i tredici livelli andranno superati senza morire visto che in caso di morte bisognerà ricominciare tutto dal primo livello. Come da tradizione ogni volta i livelli vengono generati in maniera procedurale rendendo così ogni partita unica. Il level design fa un discreto lavoro mantenendo sempre una sua struttura di base e una sua coerenza.

Lo zampino degli sviluppatori di Bioshock si vede un po’ in City of Brass che riprende anche qualche elemento da Dishonored. Il protagonista è armato di una spada, pardon scimitarra, nella mano destra e di una frusta in quella sinistra. Con il grilletto destro si può usare la propria lama per colpire i nemici, col dorsale destro si possono spingere gli avversari per farli finire coi piedi sulle trappole, il grilletto e il dorsale sinistro invece permettono rispettivamente di attaccare o avvicinare i nemici col colpo di frusta. Proprio la frusta è l’elemento che dona profondità al combat system visto che in base a dove colpiamo i nemici provoca un effetto differente: alla testa si stordisce, alle braccia si disarma e alle gambe si provoca una caduta. In City of Brass vi divertirete a sperimentare con gli elementi messi a disposizione dal team di sviluppo attirando ad esempio i nemici sulle trappole, sfruttare gli appigli per superarli senza combattere o raccogliere una bomba e lanciarla contro. Altro elemento di spicco di City of Brass è rappresentato dall’interazione ambientale: sempre con la frusta potrete raccogliere oggetti, raggiungere punti sopraelevati dove sono nascosti forzieri o preparare la propria strategia. Proprio in quest’ultimo caso City of Brass ricorda il già citato Dishonored offrendo una molteplicità d’approcci (anche stealth) che abbiamo apprezzato nella serie di Arkane.

Non pensate comunque di andare a esplorare ogni angolo dei 13 livelli visto che un timer incombe sulla vostra testa come una spada di damocle con una maledizione pronta a inseguirvi in ogni angolo allo scadere del tempo. Si tratta di un ulteriore elemento in grado di aumentare il livello di sfida e tenervi sempre sulle spine. Troviamo poi sparsi nello scenario anche dei venditori pronti a rifornirci di potenziamenti, armature, stivali magici e altri oggetti utili per rendere il viaggio nella città più agevole.

City of Brass è mosso dall’Unreal Engine 4 regalando un comparto visivo molto semplice e in linea con altre produzioni indie. A spiccare in particolare è il sistema d’illuminazione e la particolarità dello scenario che però alla lunga rischia di diventare un po’ ripetitivo così come la colonna sonora. Il frame rate si mantiene stabile sui 30 fps.

Commento finale

City of Brass non è quel titolo in grado di far cambiare idea ai non appassionati di questa tipologia di giochi presentandone i soliti limiti di una struttura che rischia di diventare alla lunga ripetitiva. D’altra parte i fan del genere troveranno nel gioco di Uppercut Games un gameplay atipico che pesca a piene mani da videogiochi come Bioshock e Dishonored offrendo una varietà di approcci decisamente interessante.