Recensioni

Recensione Chainstaff

di: Simone Cantini

Ma secondo voi, è meglio avere le farfalle nello stomaco, la pulce nell’orecchio o la mosca al naso? Domanda legata a doppio filo al mondo dei modi dire a tema entomologico, che sicuramente si sarà posto anche Jesse Varlette, il protagonista di Chainstaff che, vista la sua particolare condizione, avrebbe preferito essere al centro di una delle massime in questione. E non essere ricordato per avere la testa intrappolata all’interno di una sorta di scolopendra aliena. Un pretesto narrativo assai bizzarro, che dà il proverbiale la ad un’avventura shooter ben più stratificata di quello che si potrebbe inizialmente pensare, capace di andare oltre le sue bizzarre premesse, così da offrire un’esperienza alquanto stimolante e tutt’altro che scontata e banale.

Per visualizzare i video di terze parti è necessario
accettare i cookie con finalità di marketing.

Insetti fastidiosi

Oramai ci abbiamo fatto il callo noi terrestri: per quanto sia vasto l’universo, pare che gli alieni abbiano una estrema fascinazione particolare per il nostro pianeta, al punto che si è perso il conto delle volte che hanno provato ad invaderlo. E stavolta tocca ad una infestante razza di insetti prendersi la scena, dopo aver trasformato la superficie del pianeta azzurro per mezzo di spore infestanti. Non prima di aver decimato anche la squadra del sergente Varlette, caduto assieme ai propri compagni sotto i colpi delle forze nemiche. Fato vuole, che in seguito alla sconfitta, uno dei misteriosi organismi venuti dal profondo del cosmo, finisca per incastrarsi sul suo cranio, inglobandolo completamente e sfruttando questa simbiosi forzata per conferirgli incredibili poteri.

Tra questi spicca l’utilizzo del Chainstaff, una sorta di coda chitinosa che può essere utilizzata sia come arma che come appiglio. Una trasformazione incredibile che, unita alle naturali doti belliche del soldato, lo eleggerà ad ultimo baluardo dell’umanità, oltre che ad unica persona in grado di debellare le forze aliene. Strizzando l’occhio alle pellicole action/sci-fi degli anni ’80, in bilico tra serietà e battute (volutamente) di serie z, il titolo sviluppato da Mommy’s Best GAMES si lascerà seguire lungo il suo bizzarro plot, non prendendosi mai troppo sul serio a livello narrativo, preferendo che sia il puro gameplay a catturare in maniera più perentoria l’attenzione del giocatore. Le circa 7 ore necessaria a portare a termine i 10 stage in cui è suddivisa l’avventura, difatti, sapranno andare oltre la prima, prevedibile impressione di semplice shooter, finendo con il costruire un’esperienza che capace di sconfinare anche nel terreno dei metroidvania.

A volte ritornano, sui propri passi

Chainstaff parte come un vero e proprio esponente dei run and gun, strizzando con forza l’occhio a Contra e Turrican (soprattutto il secondo capitolo, che fa più volte capolino durante la progressione): Varlette potrà correre, saltare e sparare, oltre a poter sfruttare l’arma del titolo per trafiggere dalla distanza gli avversari, specie se corazzati. La protuberanza, però, potrà essere utilizzata anche per appendersi alle varie superfici, ricordando il rampino di Bionic Commando, così da mettere in mostra la struttura tanto orizzontale che verticale degli stage. Questi ultimi sono caratterizzata da un level design mai banale, che comprende anche percorsi multipli capaci di andare oltre l’immancabile scontro con il boss di turno.

Proprio queste deviazioni sono legate ai citati elementi metroidvania: durante la sua avventura, Jesse entrerà progressivamente in possesso di particolari potenziamenti, sotto forma di parassiti alieni, che gli conferiranno ulteriori poteri, utili a sbloccare parti di mappa inizialmente inaccessibili. Dal doppio salto alla possibilità di risalire le cascate, il team è riuscito a mettere sul piatto una buona varietà di espedienti, andando anche a coinvolgere gli strumenti di offesa. Questi potranno essere ampliati rinvenendo particolari bonus opzionali, ben nascosti nei vari livelli. L’arsenale a nostra disposizione, inoltre, potrà essere migliorato soccorrendo o divorando i soldati sperduti in cui è possibile imbattersi: lasciare che siano i nostri istinti alieni ad avere la meglio, ci ricompenserà con bonus danno o di salute, finendo però per rendere gli altri umani ostili. Mantenere la nostra umanità, salvandoli, ci permetterà di accedere a dei punti da spendere presso i checkpoint, così da migliorare il nostro scudo, oppure accedere a funzioni di fuoco secondario (ovviamente upgradabili a loro volta).

BPM a manetta!

È innegabile come Chainstaff sia un riuscito e divertentissimo mix di meccaniche che, unite alla progressione tutt’altro che lineare, ci restituiscono un titolo interessante e molto divertente. La cura riposta nella costruzione del gameplay emerge già dopo pochi minuti, e abbraccia ogni singolo aspetto della produzione, sia che si parli del citato level design, dei differenti biomi in cui tutto e diviso, oppure degli ispiratissimi boss, ognuno dotato di meccaniche di approccio uniche. Il primo impatto potrebbe lasciare interdetti, visto il particolare stile grafico adottato, che fa dell’estrema semplicità della messa in scena (che ricorda tanto l’originale Shadow of the Beast) e delle caricaturali scenette di intermezzo, un elemento in grado di spiazzare, tanto in positivo quanto in negativo.

Quello che resta, superato questo scoglio estremamente soggettivo, è un prodotto coerente e ben orchestrato, che sceglie di giocare forte anche in direzione del comparto musicale. Quest’ultimo presenterà una serie di brani hard heavy, ad opera di Deon van Heerden (Broforce, Warhammer: Blood, Shootas and Teef), dannatamente calzanti e ben amalgamate al contesto ludico (impossibile non canticchiare la traccia che accompagna lo scontro finale), quanto a quello squisitamente narrativo: la natura tamarra e sopra le righe della sceneggiatura sembra andare a nozze con l’abbondanza di chitarre distorte. E giunti a questo punto, si può anche sorvolare sulla localizzazione testuale in italiano alquanto grossolana, che presenta un discreto numero di errori, ma che si lascia comunque comprendere: un po’ più di attenzione in tal senso, comunque, non avrebbe guastato.

Chainstaff è uno di quei titoli che, pur partendo da un’idea talmente assurda da sembrare uscita da una serata particolarmente ispirata tra amici, riesce a trasformare il proprio bizzarro immaginario in un punto di forza. Tra rampini chitinosi, parassiti potenzianti e un’umanità da salvare a colpi di heavy metal, l’avventura di Jesse Varlette si rivela sorprendentemente solida, divertente e capace di tenere incollati fino ai titoli di coda. Non sarà forse il gioco che rivoluzionerà il panorama degli shooter, ma è sicuramente uno di quelli che sanno come lasciare il segno: magari non proprio una farfalla nello stomaco… ma di certo qualcosa che continua a ronzare piacevolmente nella testa anche dopo aver posato il controller.