Blues and Bullets Episodio 2 - Recensione

Devo ammettere di essere un grande appassionato della letteratura relativa agli anni del proibizionismo americano in qualsiasi forma espressiva, dal romanzo al saggio, dal film al fumetto e, ovviamente, al videogioco. Aspettavo dunque con molto interesse Blues and Bullets, una produzione episodica curata dallo studio A Crowd of Monsters, ispirata alla mitica figura di Eliot Ness. Il primo episodio, rilasciato alla fine di agosto, nonostante alcuni problemi, ci era piaciuto, ora è finalmente arrivato Shaking the Hive, il secondo episodio della serie.

Gli Intoccabili

Prima di raccontarvi e analizzare il gioco, dobbiamo doverosamente premettere che avremmo preferito non aspettare otto mesi per questo secondo episodio: il motivo è che tale distanza di tempo rischia inevitabilmente di rendere difficile ricordare tutti i dettagli della trama e sceneggiatura, aspetto su cui B&B gioca molte delle sue carte migliori. Shaking the Hive si preoccupa, inizialmente, di raccontare con un breve filmato quello che è successo nel primo episodio, lo fa discretamente bene, ma questo non è sufficiente: la cosa migliore è rigiocare tutto da capo.

Nell’introduzione abbiamo prima citato il protagonista, Eliot Ness. Fu un agente del Bureau (quella che poi diventò FBI) negli anni ’30, membro chiave degli “Intoccabili”, agenti incorruttibili resi celebri dalle indagini contro Al Capone e le azioni dirette principalmente contro le distillerie e traffico di alcol. Che poi Ness morì alcolizzato non ci interessa, mentre il suo ruolo in Blues and Bullets, si. Stanco della sua vita oltre ogni limite, Ness prova a dare una svolta alla propria esistenza dedicandosi alla sua tavola calda, lasciando la sua città, Santa Esperanza, nelle mani della corruzione. Il passato ritorna prepotente quando diversi bambini iniziano a sparire e, un suo vecchio nemico, gli chiederà di ritrovare la nipote.

Blues and Bullets è un’avventura grafica moderna, sullo stile dei successi Telltale, che punta moltissimo sulla componente narrativa e il taglio cinematografico delle scene, sulla caratterizzazione dei personaggi e sulla cura delle atmosfere. Come ogni buona avventura che si rispetti, ci sono molti dialoghi e relative scelte da compiere (in entrambi i casi meno rispetto al primo episodio), indizi da cercare e raccogliere, puzzle da risolvere (molto semplici). Non mancano ovviamente le fasi di azione, anzi, in Shaking the Hive sono aumentate, forse troppo: in certi situazioni la narrazione è spezzettata dalle fasi shooter, onestamente un po’ povere e semplici, interrotte a loro volta da occasionali quick time evet.

Il titolo ha stile da vendere, dialoghi, inquadrature, cut scene, palette grafica desaturizzata ad arte, sono molto curati, tanto da riuscire quasi a far dimenticare un dettaglio grafico certamente non all’altezza con le produzione più moderne. Parliamo però di un gioco venduto ad un prezzo modesto, circa otto euro per i primi episodi, che merita ampiamente l’attenzione di tutti i giocatori amanti di questo genere. Riallacciandoci a quanto detto in precedenza, non vorremmo però aspettare troppo tempo per giocare a “E lutto fu”, terzo episodio programmato della serie, che dovrebbe chiarire alcuni interrogativi che “Sollevare un vespaio” a lasciato aperti. Nell’attesa, c’è da divertirsi per circa tre ore di gioco.

  • ottima narrazione

  • regia suggestiva

  • ottimo doppiaggio in inglese

  • lo stile grafico regala un'atmosfera fantastica

  • prezzo budget

  • troppa attesa per questo secondo episodio

  • fasi shooter deboli e poco interessanti

  • grafica povera di dettagli

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