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Recensione Banishers: Ghosts of New Eden

di: Simone Cantini

C’è un sottile filo rosso che unisce le opere dei transalpini ragazzi di Don’t Nod, ovvero quella voglia di raccontare una storia che da sempre permea le produzioni del team. Che siano i ricordi sconnessi in salsa cyberpunk di Remember Me, oppure le toccanti vicende intime di Life Is Strange, o le dilanianti scelte morali che hanno animato Vampyr, è il desiderio di cesellare l’esperienza attorno ad una sceneggiatura sempre solida a fare la voce grossa. Ed èproprio a quel mood ludico che ha animato l’avventura di Jonathan Reid che si ispira il recente Banishers: Ghosts of New Eden, azzeccatissimo titolo in chiave action/RPG, che dopo avermi intrattenuto a dovere per quasi 30 ore, ha finito per rivelarsi la mia personalissima sorpresa di questo inizio 2024.

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E chi chiamerai?

Siamo alla fine del XVII secolo, e in un mondo non ancora sconvolto dalle esplosioni atomiche (semicit.) i due Epuratori Antea Duarte e Red Mac Raith si ritrovano a raggiungere la cittadina di New Eden, in seguito alla ricezione della missiva di un loro lontano amico. Situato nel Massachussets, l’agglomerato urbano è vittima di una maledizione scatenata da uno spirito maligno, che sta letteralmente portando alla rovina i suoi abitanti, oramai decisi a lasciarsi tutto alle spalle. Ed è qua che entrano in gioco le abilità dei due protagonisti, in grado di comunicare con i defunti per risolvere le loro questioni terrene rimaste in sospeso. Un compito, quello che li aspetta a New Eden, che si rivelerà però ben più ostico del previsto, con Antea che finirà uccisa dall’incubo che infesta la città e con Red trascinato a miglia e miglia di distanza dall’infausto luogo. Soccorso da una strega di nome Cercatrice, il nostro Epuratore si ritroverà a viaggiare assieme allo spirito della defunta compagna, nel tentativo di porre fine alla maledizione che sta lentamente portando alla rovina quello spicchio di America.

Un viaggio, quello di Banishers: Ghosts of New Eden, che si snoderà convincente e serrato per circa una ventina abbondante di ore, ed on cui le nostre decisioni (in perfetto stile Don’t Nod) contribuiranno a plasmare la storia, decidendo il destino dei due protagonisti e degli individui che incontreranno, così da portare ad uno dei 4 finali disponibili. Starà a noi scegliere se saremo pronti a sacrificare chiunque si trovi costretto a chiedere il nostro aiuto, così da poter riportare in vita Antea, oppure svolgere pienamente il nostro dovere, assecondando l’ascesa degli spirti inquieti e, di conseguenza, quella della nostra amata. Un racconto sempre ben scritto ed appassionante, tanto nella sua campagna principale che negli snodi secondari che lo impreziosiscono (capaci di far lievitare il monte ore a 4 decine), e che ha nella coppia di protagonisti due personaggi ottimamente tratteggiati, a cui è semplicissimo affezionarsi già dopo pochi minuti di gioco. Ma è tutto il mondo della produzione a godere di un’ottima caratterizzazione, grazie ad uno stile che ricorda in parte il mood sporco e malato di The Witcher, in cui si mescolano superstizione e religione.

L’unione fa la forza

A stupire positivamente in Banishers: Ghosts of New Eden è anche il riuscitissimo gameplay, capace di mescolare il piacere di raccontare tipico di Don’t Nod a meccaniche di stampo action/RPG davvero ben costruite. Queste hanno il loro punto focale all’interno del combat system della produzione, assai dinamico e preciso, che avrà nella possibilità di alternare in tempo reale l’utilizzo dei due personaggi il suo elemento più interessante. Red potrà contare su di un approccio più diretto, basato sull’utilizzo di una spada legata alla classica combinazione attacco normale/pesante, a cui potrà alternare l’impiego di un fucile dai proiettili infiniti, ma dalla carica decisamente lenta. Dal canto suo, Antea potrà sempre menare le mani, ma avrà a disposizione anche alcune abilità speciali legate alla sua natura di spettro (il cui numero si andrà ad ampliare man mano che avanzeremo nella storia), capaci di scatenare attacchi a distanza, esplosioni ed altro ancora. Da un certo punto in poi, inoltre, sarà possibile fondere i due stili per un breve periodo di tempo, così da sfruttare all’unisono le peculiarità della coppia. L’amalgama che emerge è decisamente interessante, ed ha nella possibilità di personalizzare ulteriormente il tutto per mezzo di un corposo skill tree un ulteriore punto di forza.

A grandi linee il tutto richiama il mood che si respira nei reboot di God of War, pur con tutti i limiti di una produzione dal budget e dalle aspirazioni sicuramente più contenute. Ed un ulteriore richiamo è quello che riporta alla mente i fasti di Soul Reaver, con il suo dualismo dimensionale che ritorna in parte grazie ai poteri di Antea: una volta selezionata, difatti, sarà possibile vedere elementi ultraterreni invisibili a Red, utili sia per risolvere alcuni puzzle che per mettere le mani su oggetti ed equipaggiamenti. Questi ultimi vanno anche ad impattare sul loadout dei due protagonisti, grazie ad un set di oggetti utilizzabili (e potenziabili) non numerosissimi, ma in grado di garantire una buona varietà, oltre a permettere di avere accesso ad alcune skill passive sempre differenti.

Gli eroi dei due mondi

Assai intrigante è anche la struttura stessa della mappa di gioco, che potremmo definire a metà strada tra un openworld ed un metroidvania: per quanto abbastanza lineare come approccio il mondo presenterà oltre ad un’estensione decisamente corposa, anche una serie di percorsi secondari, che sarà possibile sbloccare dopo aver ottenuto le abilità necessarie al loro superamento. Tale escamotage, oltre a permeare il tutto con una spruzzata di backtracking, sarà utile per garantire l’accesso alle varie quest secondarie, non sempre originalissime in quanto a meccaniche, ma interessanti per quanto concerne la scrittura. Non mancheranno, poi, anche ulteriori attività accessorie come tesori nascosti, sfide e combattimenti segreti e puzzle ambientali sempre stuzzicanti, che chiederanno di combinare tra di loro le abilità di Red ed Antea. E girovagare in lungo ed in largo sarà necessario per riuscire a portare a termine i vari task, che avranno nello svolgimento di alcune indagini il loro modus operandi principale: arrivare al termine delle varie possessioni spirituali, il focus della professione degli Epuratori, ci chiederà di scovare vari indizi, in maniera analoga a quanto visto nel terzo capitolo delle avventure dello Strigo.

I richiami al brand di casa Santa Monica Studio tornano anche grazie all’inclusione di una dimensione alternativa, invero non proprio imperdibile in quanto ad offerta ludica, ma in grado di spezzare un po’ la monotonia degli ambienti di gioco: la varietà dei biomi, difatti, non rappresenta certo un punto di forza di Banishers: Ghosts of New Eden, dato che ad eccezione di una digressione montana, ci limiteremo a girovagare per zone boscose a tratti assai ripetitive. A dispetto di questi limiti, figli di un budget produttivo comunque assai contenuto, è innegabile come la produzione rappresenti il lavoro più ambizioso dello studio francese, tanto per mera estensione che per ricchezza della proposta ludica e di gameplay, tutti elementi che lasciano piacevolmente sopresi soprattutto se rapportati al prezzo ridotto a cui il gioco viene proposto.

Scatto alla risposta

Il fatto di trovarci al cospetto di una produzione di media caratura, comunque, non deve lasciare spazio a fraintendimenti per quanto concerne il comparto tecnico che, al netto di qualche tentennamento, si è rivelato davvero convincente. Il colpo d’occhio, una volta superate le fisiologiche ripetizioni di alcuni modelli, è innegabilmente soddisfacente, grazie ad un world ed un character design ben studiato. Red ed Antea hanno il pregio di spiccare su tutti, in virtù di una caratterizzazione estetica di primissimo livello, a cui si accompagnano personaggi secondari comunque ben animati e dotati di una buonissima espressività. Più tentennante, almeno su PS5, è risultato essere il frame rate, un la modalità Qualità che in qualche occasione perde qualcuno dei 30 fotogrammi di riferimento, così come non sempre riesce a garantire i 60 frame il settaggio Prestazioni. Niente che non possa comunque essere risolto da una patch correttiva. Update che mi auguro venga rilasciato anche per risolvere alcuni piccoli problemi legati al blocco di una quest principale, che mi ha costretto a ricaricare più volte un salvataggio per ovviare all’impossibilità di procedere. Buono anche il comparto sonoro, che ha nel doppiaggio in lingua inglese un ottimo asso nella manica, grazie all’azzeccatissimo lavoro di recitazione svolto con Red ed Antea: imperdibile l’accento scozzese che caratterizza il nostro Epuratore. Tutto è naturalmente sottotitolato in italiano, così come localizzato sono i numerosi documenti disponibili.

Banishers: Ghosts of New Eden è il classico esempio di come nel mercato ci sia bisogno di produzioni che non cercano di aggiungere più A possibili ai propri valori produttivi, a patto che dietro al progetto si nasconda un’ottima idea. L’avventura di Red ed Antea ha il pregio di proporre un’esperienza longeva e complessa, capace di coniugare l’abilità narrativa di Don’t Nod ad elementi ludici ben oliati e divertenti. Ad un combat system dinamico ed intrigante si accompagna una sceneggiatura solida ed appassionante, capace di dare vita ad un racconto assai longevo e dotato di un notevole tasso di rigiocabilità. Certo, non manca qualche piccola imperfezione, come nel caso di alcune side quest non proprio memorabili e di un frame rate non sempre impeccabile (su PS5), ma al netto anche del prezzo di vendita sarebbe davvero sciocco lasciarsi sfuggire quella che, ad oggi, ritengo la più bella sorpresa di questo 2024 che pare essere partito con il botto.