Recensione Aphelion
di: Marco LicandroSono tempi spaziali, letteralmente, e i videogiochi riflettono questa tendenza. DON’T NOD offre un nuovo titolo dai temi legati a scenari plausibili, immaginando come il futuro e le situazioni possano creare esigenze critiche, accompagnando il giocatore in una storia piena di difficoltà, politiche interne, e sacrificio. Parliamo di Aphelion: un gioco d’azione e avventura in terza persona che non mancherà di intrattenervi. Vediamo subito di cosa parla.
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Del tutto inospitabile
La trama non è delle più originali, ma, come spesso diciamo, è più importante il viaggio che la destinazione. Nel 2060 la Terra è ormai inabitabile, e il futuro e le speranze della razza umana si racchiudono tutti nella scoperta di un nono pianeta del sistema solare, chiamato Persephone.
L’Agenzia Spaziale Europea (ESA), con cui il titolo ha effettuato una collaborazione, invia due astronauti, Ariane e Thomas, che attraverseranno lo spazio per esplorare un pianeta apparentemente inabitato e scoprire se questo abbia le basi per la vita.
Le cose andranno molto, molto male, quando la navicella si schianterà sul terreno, separando i due protagonisti, e ferendo gravemente uno di loro. Entrambi dovranno cercare la propria strada sul pianeta e sopravvivere ad uno dei pianeti più inospitali mai visti, tra pendii ghiacciati, tempeste elettriche, carenza di ossigeno, ed un essere alieno che aspetta solo una mossa falsa per trucidarvi.
Narrazione cinematografica
Parte del fascino del titolo è la sua componente filmica, la narrazione, e le conversazioni (sostanzialmente monologhi) attuate con un ottimo doppiaggio inglese, aiutato da sottotitoli ed interfacce in italiano. La relazione tra Ariane e Thomas sembra rafforzarsi con la distanza, incapaci di ritrovarsi o di sapere se l’altro sia ancora vivo. La forza e la disperazione dei due in momenti di pericolo, rendono l’atmosfera tesa e sottile come un filo.
I primi piani sui volti e le loro espressioni, comunicano cinematograficamente la sensazione di paura, coraggio e rassegnazione, mentre la coppia tenta di scoprire di più su questo mondo inabitato.
Meccaniche decennali
Il gameplay del titolo ha delle dinamiche così utilizzate che potrebbe tranquillamente essere attribuito al 2012, anni in cui Uncharted e Tomb Raider, hanno dato il meglio di sé nella navigazione ad appigli. La prima parte del titolo sarà abbastanza lunga e ripetitiva, saltando e afferrando appigli tramite la pressione di due tasti, e muovendoci tra essi. Il rampino, altra meccanica ultracollaudata, ci permetterà di scalare, muoverci in orizzontale, nonché saltare precipizi. Altra meccanica sempre presente sarà la camminata laterale tra pareti strette, che torna alla grande in questo titolo e sicuramente amata dagli sviluppatori.
Le cose iniziano a variare con il tempo, quando si faranno vive le correnti elettromagnetiche presenti nel pianeta, visualizzabili tramite un radar a frequenze, da variare affinché siano visibili, o addirittura per interagire con esse.
L’interazione è limitata e ripetuta, e permette sostanzialmente di ricomporre ponti frantumati, o scomporre blocchi di ghiaccio che vietano l’accesso a zone o appigli su cui lanciare il rampino. Questo porta, fortunatamente, un po’ di varietà ad un percorso sostanzialmente a corridoi, privo di aree aperte, e spesso con la falsa illusione di avere più di una strada da seguire, combaciando inevitabilmente con l’unica possibile.
Proseguendo con l’avventura, gli scenari cambiano e si arricchiscono di elementi sci-fi quando utilizzeremo l’infortunato Thomas, trafitto (forse mortalmente?) e impossibilitato a effettuare salti e appigli come la controparte femminile, cambiando leggermente il gameplay ma probabilmente limitandolo ancora di più. Al contrario dei paesaggi ghiacciati, ripetitivi e poco originali, la zona desertica dove si troverà Thomas sarà forse più apprezzata, anche se priva di dettagli o particolarità che ci facciano pensare ad un pianeta alieno. Con la bombola d’ossigeno perforata, dovremo muoverci attentamente e velocemente, usando il rampino per abbassare ponti o rompere ostacoli, e affrettandoci a collegarci ad una fonte di ossigeno per non perdere la vita.
Lo stealth che stanca
La scoperta di basi umane non operative cambia un po’ le cose, sia a livello di trama, nonché di ambientazioni, molto più simili ad Alien e molto più interessanti, aggiungendo un tema di paura/horror alle ambientazioni, in particolare quando ci incontreremo di fronte all’unico vero nemico del gioco: una entità aliena, un essere fluttuante, come fosse un enorme serpente di fumo, cieco ma con un udito spettacolare, che ci farà fuori al più piccolo errore.
Le fasi stealth dove dovremo aggirarlo senza farci scoprire, spesso sfruttando l’ambiente per creare rumore, si fanno sempre più frequenti fino al punto di diventare pesanti, in particolare verso la fine del gioco dove le regole del gameplay cambiano senza preavviso, e l’entità deciderà di uccidervi anche rimanendo immobili, poiché gli sviluppatori hanno deciso che quella determinata fase debba essere più adrenalinica e vi forzeranno invece a correre. Questo tipo di intermittenze di gameplay, senza spiegazione, sarà abbastanza tipico dell’intero titolo, plasmando il modo di giocare basandoci sulle svariate volte in cui raggiungeremo il game over.
Cadendo da una lastra di ghiaccio che si romperà senza preavviso, pur camminando a passo di lumaca, o non riuscendo ad effettuare il salto perfetto e precipitando verso la nostra morte. Ci sono così tanti modi di morire da perderne il conto, perseguitati dalla infame schermata di Game Over.
Da notare la presenza di un obiettivo sbloccabile nel caso questo vi succeda spesso, segnale che forse DON’T NOD voglia rendervi le cose volutamente difficili, allungando artificialmente un gameplay che ripercorre una narrazione ben lineare e che riserva poche sorprese, puntando più sul fattore drammatico della difficile situazione, piuttosto che offrendo effettivamente un contenuto con un certo peso che giustifichi la ripetitività del gameplay.
Intrattiene, ma a che prezzo?
Aphelion è un titolo che punta sulla cinematografia e sulla recitazione dei personaggi in balia degli eventi, senza però riuscire a svecchiare un gameplay abusato da ormai un decennio, oltre a non fornire una trama originale che riesca veramente a tenere alto l’interesse.
La ripetitività del gameplay è secondaria solo al level design, che non eccelle né come struttura né come estetica, mostrando paesaggi ghiacciati o rocciosi generici e proponendo scelte di narrazione ingiustificate. L’entità aliena stanca, anziché creare suspense, offrendo ripetutamente la stessa sfida senza e portando spesso a game over che sembrano spesso ingiustificati.
In linea generale il titolo riesce ad intrattenere per quelle 8-9 ore che richiedono al completamento, offrendo dei momenti intensi dati dalle esigenze di sopravvivenza dei due protagonisti.
Tratta temi forti come la vita, la morte, il sacrificio, e per questo i giocatori sono avvisati prima di giocare se sensibili a questo tipo di contenuto.