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Recensione A Game About Digging a Hole

di: Simone Cantini

PC e console sono due mondi che, negli ultimi anni, si sono avvicinati sempre di più, colmando un solco che poteva apparire incolmabile solo qualche decennio fa. Non fa più notizia quando un gioco di uno di questi ecosistemi sbarca sull’altro, tutto nell’ottica di una condivisione di piattaforme sempre più marcata. E quando questo accade, chi è in possesso di un solo hardware non può che festeggiare, anche in ottica di denari risparmiati. Da fruitore di PS5 e Xbox, non posso che apprezzare lo sbarco sulle mie macchine di produzioni che sono nate e cresciute altrove, vuoi per limiti tecnologici o di pura concezione. Capita però di restare basiti quando questi transfughi appartengono a quella cerchia di giochi che fanno la fortuna di streamer e compagnia cantante, brevissime bolle di notorietà salite alla ribalta solo per clamore puramente mediatico, piuttosto che per intrinseche qualità. E sarà forse il caso di A Game About Digging a Hole?

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Scava, scava, scava

Nato per scherzo in una manciata di giorni, A Game About Digging a Hole non fa altro che dare piena concretizzazione al nome che porta, evitando di nascondere la propria essenza dietro arzigogolate teorie e substrati ludici: nel gioco realizzato da Cyberwave non dovremo fare altro che scavare un buco nel nostro giardino, utilizzando una pala potenziabile. Nulla di più nulla di meno. Vero che c’è comunque un abbozzo di storia, che ruota attorno ad un tesoro sotterraneo sepolto proprio nello spazio all’aperto di una tipica villetta americana, proposta chissà per quale motivo ad un prezzo davvero invitante. Un esilissimo pretesto buono solo a dare fuoco alle polveri e che in meno di due ore avrà fatto luce su questa molla che dà il via all’azione.

Non c’è davvero altro da dire in merito a A Game About Digging a Hole, che come già detto si limita a portare avanti in forma giocosa il suo titolo. Parliamo proprio di una di quelle produzioni citate in apertura, quelle bizzarre creature digitali in grado di far svoltare la carriera dello streamer che si è trovato al posto giusto al momento giusto. Si tratto di uno dei lati dell’industria videoludica che meno comprendo e concepisco, un vortice in grado di fagocitare l’attenzione di un pubblico che pare più ansioso di vivere il momento, piuttosto che divertirsi con una delle forme di intrattenimento più complesse e sfaccettate che ci siano. E se non fosse che simili esponenti sono oramai all’ordine del giorno, al punto che viene sempre più difficile destreggiarsi nel mare degli shovelware che quotidianamente invadono il mercato, si potrebbe anche passare oltre, limitandosi a sorridere. Per lo meno il titolo Cyberwave costa davvero pochissimo e si basa su di un loop di gameplay che, pur nella sua disarmante semplicità, funziona anche.

L’arte di migliorarsi

Come detto, una volta arrivati nel nostro nuovo giardino, dovremo solo iniziare a scavare una buca. In principio avremo una semplicissima pala meccanica, dalla grandezza contenuta e dotata di una batteria tutt’altro che capiente. Man mano che ci addentreremo nel sottosuolo, recupereremo vari elementi (pietre, carbone, metalli e così via), che potremo vendere tramite il PC posto nel nostro garage. Farlo ci permetterà di accumulare denaro da investire nel potenziamento della nostra dotazione, ma anche per acquistare un jetpack (utilissimo per risalire quando saremo in profondità), lampade per rischiare le tenebre sotterranee o dinamite per distruggere superfici particolarmente resistenti. Il loop di gioco è tutto qua, semplice e diretto, senza promettere niente di più di quello che si potrebbe pensare appena avviato il tutto.

Non parliamo di un concept fuori di testa o particolarmente originale, ma c’è comunque un qualcosa di diabolico in A Game About Digging a Hole che ci spinge a continuare a scavare, anche solo per vedere in cosa consista il famigerato tesoro. A patto di non metterci troppo tempo, cosa che non è il caso della produzione in questione che, come detto, in meno di due ore ci accompagna ai titoli di coda, per poi spingerci a ripartire da capo se si vogliono sbloccare dei particolari trofei (senza però aggiungere variazioni alla formula). Un’essenzialità che si riflette anche nel comparto tecnico, che definire minimale sarebbe eufemistico, ma che una volta contestualizzato trova anche un suo bravo perché.

Forse sono io, oppure è il mercato generalista che va oltre le mie competenze, fatto sta che al netto del piccolo divertimento che mi ha garantito, stento davvero a trovare una collocazione per A Game About Digging a Hole. Non che mi aspettassi chissà quale rocambolesca avventura, una volta compresa la portata e la genesi del titolo, ma proprio perché gli ho dedicato del tempo non posso che interrogarmi sul perché un prodotto simile sia riuscito a farsi strada fino alle nostre console, dopo aver registrato un successo importante su PC. Non si tratta certo di un lavoro fallato o appena abbozzato (c’è una sorprendente cura nell’insieme), ma di certo non parliamo di un gioco in grado di catalizzare l’attenzione in maniera così marcata. Parliamo, in definitiva, di un innocuo passatempo che vale il prezzo richiesto, ma che proprio per questo non può che essere lasciato passare oltre senza colpo ferire, vittima della sua mancanza di profondità. Sì, questa è una pessima battuta, ma mi pareva alquanto calzante…