News

Vigamus: intervista al Direttore del museo sul successo della struttura in un anno

Il museo dei videogiochi dopo un anno dalla sua apertura

di: Gianmarco Forcella

Durante la giornata del 20 ottobre il Vigamus, oltre ad aver ospitato il secondo fan day di Assassin’s Creed, ha compiuto un anno di attività, con grandi obiettivi raggiunti. Il nostro inviato, Gianmarco Forcella, ha avuto modo di intervistare il Direttore della struttura, Marco Accordi Rickards, ponendogli domande su come fosse nato tale progetto e i traguardi raggiunti durante questi 365 giorni di attività.

Come nasce l’idea di un museo dedicato solo ed esclusivamente ai videogiochi?

Mi occupo di videogiochi da quasi 15 anni ed ho iniziato come giornalista collaborando con tante riviste, scoprendo poi di essere anche interessato all’esperto culturale del videogioco, cioè di far emergere l’aspetto culturale che il videogioco ha, quindi l’importanza che questo ha attorno agli altri media come prodotto culturale e non solo come d’intrattenimento o passione. Questo esperimento è stato fatto attraverso tramite piccoli eventi ed attraverso l’esperienza di diversi corsi tra i quali lo IED e lo IUM di Milano e per culminare nell’insegnamento di Storia e giornalismo dei videogiochi a Lettere, a Tor Vergata. Durante questo percorso è nato il sogno di realizzare un luogo fisico che fosse una sorta di tempio permanente della cultura del videogioco, un posto che rappresentasse il suo valore e che potesse essere un centro di raccolta di videogiocatori e allo stesso tempo fare anche da centro divulgatore per il significato del videogioco. Quindi una specie di centro ricreativo e culturale allo stesso tempo che fosse permanente, che potesse esserci sempre e per tutti.

E’ iniziato come una scommessa e siamo riusciti a sensibilizzare le istituzioni, ci abbiamo creduto e abbiamo investito al 100% privatamente in questo progetto. Abbiamo aperto il Vigamus ed abbiamo scoperto che, dopo tanta fatica, il posto piace e che la nostra idea si lega perfettamente a quello che i videogiocatori volevano. In questo anno siamo cresciuti e speriamo di andare avanti a lungo

 Vigamus

 Vi aspettavate un simile successo? Specie a pensare all’Assassin’s Creed Day, in cui risultava difficile addirittura muoversi per il museo

Sì è stato un giorno incredibile come tanti altri ed indimenticabili come il “Lara Forever” su Tomb Raider, ai primi due zombie day e alla notte bianca dei musei, dove abbiamo avuto più di mille persone in una serata. Ti dico la verità in totale sincerità, in effetti non me l’aspettavo perché forse con un eccesso di cautela ed umiltà pensavo sarebbe stato un posto che avrebbe avuto molto più bisogno di passaparola e di tempo per affermarsi. Invece è esploso: evidentemente i videogiocatori avevano proprio voglia di ritrovarsi in un luogo fisico. Chissà se magari anche il crollo delle sale giochi, che una volta erano un bel punto di aggregazione, potrebbe aver contribuito alla necessità di un luogo fisico dove ritrovarsi. 

Parlando proprio dell’Assassin’s Creed Day siamo rimasti stupiti in positivo dall’evento di aprile per l’afflusso di partecipanti ma soprattutto per la seconda edizione di questo fan day, avvenuta il 20 ottobre, in cui abbiamo anche messo la possibilità di provare in anteprima italiana la versione next-gen di Black Flag.

Vigamus

Cosa aspetta il museo, a livello di eventi, per il futuro? 

Dopo il primo anno abbiamo voluto dare un messaggio molto forte di rinnovamento e di progressione del Vigamus, quello che significa e che stiamo realizzando. Vogliamo continuare a crescere e presentare nuove attrazioni che possano essere motivo di interesse per far tornare/venire nuovi videogiocatori. Per questo motivo, alla Ivgamus Conference che terremo a Ludica, presso la Nuova Fiera di Roma il 30 novembre, abbiamo invitato ospiti di grande pregio:

  1. Mattias Myllyrinne, CEO di Remedy;
  2. Jason Della Rocca, che ha dato vita in Canada un incubatore di imprese per gli indie con il sostegno del governo canadese;
  3. Goichi Suda (Suda 51), una vera e propria legenda dal Giappone e personalità dal carattere estroverso e particolare;
  4. Massimo Guarini di Ovosonico.
Questi ospiti li portiamo a Ludica per raccontare la loro esperienza ma dal punto di vista del consumer: i grandi nomi dei videogiochi incontreranno i fan per trasmettere il loro entusiasmo e la propria esperienza. Il giorno dopo invece, al Vugamus riproporremo gli stessi ospiti con tante attività divertenti da svolgere insieme. E poi la novità fondamentale che abbiamo inaugurato il 20 p.v. e che ci rende al momento un posto unico al mondo. Una stanza permanente che mostra e fa toccare con mano quello che probabilmente potrebbe essere il futuro dei videogiochi: stiamo parlando della Oculus Room, la stanza della realtà virtuale, dove i visitatori potranno provare l’Oculus Rift su quattro postazioni, quel sistema, ancora in via di sviluppo, che ha fatto impazzire la game industry e che rischia di spazzare via tutta la vecchia concezione di videogiochi. Il tutto è stato organizzato direttamente in collaborazione con Oculus stessa.

Qual è l’utenza media che accede al museo e quante visite avete stimato in un anno? 

L’utenza è abbastanza in linea con il profilo che è stato tracciato del videogiocatore medio (28 anni circa). Ci sono due tipi di visitatori: il super appassionato e i bambini, attratti dalla possibilità di giocare e passare il tempo, e poi ci sono i più grandicelli che vengono a rivivere le esperienze che hanno avuto da ragazzi con i primi Pac Man o il leggendario Pong.

Vigamus

Molto simpatica è la situazione che si viene a creare quando arrivano le famiglie e vediamo uno dei genitori che racconta ai propri figli i giochi che giocavano da piccolo.

Per quanto riguarda i numeri abbiamo avuto un primo anno spettacolare, stimando oltre 25.000 visitatori in un anno. Siamo molto contenti e speriamo di incrementare questo numero.

Tre aggettivi per descrivere quest’avventura 

Faticosa, veramente tanto. Entusiasmante perché ogni piccola vittoria è stato un momento di trionfo. Un esempio: dal Giappone ti chiamano per farti i complimenti e darti l’autorizzazione ad usare l’alieno come logo del museo. Stimolante, perché per ogni traguardo che raggiungiamo vediamo altri dieci più avanti e siamo spronati a lavorare sempre di più e a faticare sempre di più.