
Il prezzo di Nintendo Switch 2 potrebbe essere stato influenzato dai dazi di Trump
di: Luca SaatiSecondo un’analisi pubblicata dal Financial Times, il prezzo di lancio della Nintendo Switch 2 negli Stati Uniti, pari a 449,99 dollari, potrebbe essere stato influenzato dalle recenti politiche tariffarie del presidente Donald Trump.
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Il prezzo, considerato da molti analisti come al limite superiore delle previsioni realistiche, potrebbe essere stato fissato da Nintendo tenendo conto di eventuali impatti derivanti dai nuovi dazi commerciali introdotti da Trump.
Negli ultimi giorni, l’ex presidente degli Stati Uniti ha infatti annunciato una serie di dazi contro numerosi paesi, tra cui una tariffa generale del 10% su tutte le importazioni. In particolare, paesi come Cina e Giappone – definiti da Trump come i “peggiori trasgressori” – sono stati colpiti da tariffe ben più elevate: rispettivamente del 54% e del 24%.
Serkan Toto, analista giapponese e fondatore di Kantan Games, ha dichiarato al Financial Times che il prezzo della Switch 2 suggerisce che Nintendo stia cercando di creare un margine di sicurezza nel caso in cui i dazi impattino la catena di approvvigionamento più del previsto.
Un precedente report dello stesso Financial Times, pubblicato lo scorso mese, suggeriva che Nintendo avesse già iniziato a spostare parte della produzione fuori dalla Cina fin dalla prima amministrazione Trump, a causa dell’intenzione dichiarata di ristrutturare il commercio globale. Oggi, oltre la metà dell’hardware importato da Nintendo negli Stati Uniti proviene da Vietnam e Cambogia.
Tuttavia, i nuovi dazi annunciati da Trump il 2 aprile (che entreranno in vigore il 9 aprile) includono anche il 46% sul Vietnam e il 49% sulla Cambogia, rendendo quelle rotte meno convenienti di quanto previsto in origine.
Secondo David Gibson, analista di MST Financial, Nintendo avrebbe già anticipato la mossa: “I dati sulle esportazioni combinati con i codici dei prodotti finiti confermano che Nintendo ha spedito 383.000 unità di Switch 2 dal Vietnam agli Stati Uniti in cinque giorni di gennaio. Credo che l’azienda abbia fatto ciò per testare il sistema di distribuzione e anticipare i rischi legati ai dazi. Mi aspetto che le spedizioni siano aumentate significativamente a febbraio e marzo”.
Con l’introduzione di queste tariffe, è probabile che anche altri produttori di hardware e software del settore videoludico debbano adeguare i propri piani, con possibili ricadute sui prezzi finali per i consumatori statunitensi.