Comic Recensione

Spectators

di: Simone Cantini

Guardare, osservare, sbirciare. C’è un qualcosa di morboso nell’indole degli esseri. umani, da sempre inclini al ficcare il naso nelle vicende altrui, pur amando assai spesso rimanere saldamente in disparte, protetti dall’ombra e dall’anonimato. Un fare da buco della serratura tanto caro alle pellicole scollacciate dell’Italia degli anni ’70, che trova la sua sublimazione estrema nell’approdo televisivo, in tempi più moderni, di quel Grande Fratello amaramente profetizzato da Orwell. In fondo ci piace essere passivi osservatori, sempre però pronti a puntare il dito nei confronti di argomenti ritenuti scomodi e immorali, rimanendo di riflesso impassibili al cospetto di situazioni che meriterebbero ben altri comportamenti. Che poi è quello che viene messo alla berlina da Spectators di Brian K. Vaughan  (Barrier) e Niko Henrichon (L’Orgoglio di Baghdad), che in maniera alquanto esplicita e tutt’altro che politically correct punta proprio il dito contro una simile contraddizione.

Tragiche coincidenze

Vaughan non è nuovo a storie che mettono a disagio e che costringono il lettore a guardarsi dentro. In Spectators porta questa sua cifra narrativa all’estremo: ci troviamo in una New York popolata da fantasmi di epoche diverse, un palcoscenico dove la violenza e l’erotismo convivono senza filtri. La trama segue due figure apparentemente inconciliabili, una ragazza del presente e un pistolero del passato, che si incontrano e si innamorano, diventando il fulcro di una riflessione più ampia sul voyeurismo e sull’essere spettatori della vita altrui.

L’incipit di Spectators è all’insegna della tragica fatalità, il trovarsi nel posto sbagliato nel momento sbagliato e vede la quarantenne Val trucidata all’interno di un cinema da un killer intento a partecipare ad un folle gioco in odor di social network. La sua morte, però, non rappresenterà la fine di tutto, bensì l’apertura delle porte dell’aldilà, popolato dagli spiriti di coloro che sono defunti e che vivono ora le loro esistenze da spettatori degli istinti umani. Ovviamente senza poter intervenire in alcun modo. Il suo incontro con Sam tramuterà la lettura in una vera e propria finestra sulle virtù (poche) e sui vizi (tantissimi) di una razza umana sull’orlo dell’estinzione, mettendo in discussione la morale ed il comune e sbilenco senso del pudore che ci vengono quotidianamente dati in pasto, sin troppo spesso in modo alquanto ipocrita.

Siamo tutti spettatori

In questo mondo sospeso emergeranno gli istinti più animali e primordiali degli abitanti della Terra, perennemente spinti da pulsioni sin troppo terrene e degne di censura, che vengono ironicamente contrapposte alla ben più sdoganata violenza bestiale, in questo caso declinata in un delirante gioco al massacro che spopola su internet. Il cuore del messaggio è una critica sociale esplicita: Vaughan punta il dito contro l’ipocrisia di una cultura che tollera la violenza ma si scandalizza davanti all’erotismo. Lo spettatore diventa complice, perché osserva senza intervenire, giudica senza agire, proprio come Val e Sam che divengono l’ideale personificazione grafica del lettore, il cui ruolo nella socialità reale viene costantemente messo in discussione.

Ed in modo assai efficace, la matita di Niko Henrichon accompagna questa visione con tavole dense e atmosferiche, capaci di rendere tangibile la tensione tra attrazione e repulsione. Il suo tratto realistico, arricchito da dettagli cupi e surreali, amplifica il senso di straniamento che permea l’intera opera. Non è un fumetto che cerca di rassicurare: ogni pagina è costruita per disturbare, provocare e far riflettere. Il tratto è spesso realistico, ma con guizzi grotteschi e una palette cromatica che separa nettamente il mondo dei vivi da quello degli Spiriti. L’opera è esplicita (molto esplicita) ed Henrichon non si tira indietro nel disegnare atti sessuali o violenza brutale. Ma è proprio questa la chiave di lettura voluta da Vaughan, un’osservazione quasi clinica della naturalità più bestiale e primitiva degli esseri umani. Naturalmente, questa scelta radicale ha i suoi rischi. Alcuni passaggi possono sembrare eccessivamente scioccanti o gratuiti, e il ritmo narrativo non sempre è uniforme. Ma è proprio questa imperfezione a rendere Spectators un’opera viva, che non cerca di piacere a tutti ma di lasciare un segno profondo in chi decide di affrontarla.

Spectators è un’opera che non fa sconti e non cerca compromessi. Vaughan e Henrichon costruiscono un racconto disturbante e provocatorio, che mette a nudo le contraddizioni della nostra società e ci costringe a riflettere sul ruolo di spettatori passivi, complici di ciò che condanniamo a parole ma accettiamo nei fatti. Non è un fumetto pensato per intrattenere, ma per scuotere: ogni tavola è un pugno nello stomaco, ogni scena un invito a guardare oltre il velo dell’ipocrisia. Imperfetto, volutamente eccessivo, ma proprio per questo vivo e necessario. Chi deciderà di affrontarlo troverà un’opera che lascia il segno, capace di rimanere impressa ben oltre l’ultima pagina.