Effetto Revival 001: Killzone - Articoli

Quando nel 2004 usci' il primo Killzone, ci trovavamo in un periodo molto particolare per il mondo videoludico. Infatti e' proprio in quell'anno che cominciava a riscaldarsi seriamente la battaglia tra console. Il 9 novembre dello stesso anno, infatti, il mercato vide apparire sugli scaffali la seconda incarnazione di Halo, mentre qualche giorno dopo Guerrilla Games rilascio' il primo capitolo di Killzone. Mettete lo scafandro e chiudete i boccaporti, ci lanciamo a perdifiato nel passato.

Quando nel 2004 uscì il primo Killzone ci trovavamo in un periodo molto particolare per il mondo videoludico. Infatti è proprio in quell’anno che cominciava a riscaldarsi seriamente la battaglia tra console. La prima Xbox era ormai uscita da qualche anno e tentava di insidiare il primato della seconda generazione di Playstation. Il “botolino” americano era riuscito a scavarsi un posticino nei cuori dei videogiocatori attraverso titoli del calibro di Project Gotham Racing e Dead or Alive 3. Certo, il vero colpaccio era stato il capolavoro Bungie che era riuscito a ristrutturare completamente le modalità dei first person shooter e a trasformare una struttura di gioco semplice in qualcosa di estremamente coinvolgente e magnetica. Non pochi hanno passato intere giornate della propria vita a massacrare orde infinite di Covenant agguerriti. Ma nonostante la qualità del titolo pocanzi menzionato, la supremazia andava ancora al monolite nero nipponico che godeva di una maggiore fama e, soprattutto, di una base installata più imponente. Con questi presupposti il 2004 accoglieva la prima vera sfida tra due titoli di caratura elevata che promettevano di fare scintille. Il 9 Novembre il mercato vide apparire sugli scaffali la seconda incarnazione di Halo, mentre qualche giorno dopo Guerrilla Games rilasciò il primo capitolo di Killzone.
Mettete lo scafandro e chiudete i boccaporti, ci lanciamo a perdifiato nel passato.

Helghan, Helghast e Visari

Prima che continuiate nella lettura, è bene fare qualche premessa: il presente articolo non solo si occuperà di illustrare le vicende e il gameplay del primo (e, marginalmente, del secondo) capitolo della serie ma soprattutto vuole fare da ponte per il terzo capitolo, aiutando chi si è perso le precedenti puntate a fare il punto della situazione. Nel caso aveste intenzione di recuperare questo titolo, è vivamente sconsigliata la lettura. A tutti gli altri diamo il benvenuto nella guerra tra due mondi.

Nell’universo creato dai ragazzi di Guerrilla si contrappongono due fazioni che hanno la stessa origine ma si sono evolute in modo diverso. Da una parte ci sono gli umani sui quali sarebbe superfluo dire altro, mentre dall’altra abbiamo gli Helghast, popolazione di coloni umani che decise di stabilirsi sul pianeta Helghan. È popolo fiero cresciuto con enormi difficoltà, non solo per costruire la propria civiltà ma anche per riuscire semplicemente a sopravvivere. Helghan è in fondo un pianeta inospitale che rende difficile anche il solo respirare, una terra che ha rifiutato i suoi abitanti facendoli crescere malati e deboli. Nel primo periodo le due colonie umane si sono ignorate, gli Helghast impegnati a costruire il proprio impero e gli umani intenti a riorganizzarsi come ISA, una confederazione di piccoli pianeti con a capo la Terra. Gli Helghast ovviamente non avevano intenzione di perire miseramente tra gli stenti di Helghan, i loro piani ambiziosi li portarono quindi ad attaccare la Terra nella prima guerra Helghan che si concluse con la sconfitta del popolo invasore e il loro esilio sul pianeta d’origine. È a questo punto che muove i primi passi la storia del capitano Templar. Gli Helghast si sono riorganizzati e hanno attaccato Vekta, una colonia della confederazione ISA con posizione strategica. Obiettivo del nostro eroe è bloccare l’invasione e mettere fine alla minaccia aliena.

Killzone fa crescere la sua storia su un terreno fertile riuscendo solo il parte a svilupparne tutte le possibili implicazioni. Templar non è carismatico come il suo avversario Master Chief e l’universo creato non è abbastanza ricco da poter rivaleggiare con l’esercito Covenant. Dalla sua c’è sicuramente una forte connotazione epica e una realizzazione tecnica per i tempi al top.

Killzone

La killzone è la zona del campo di battaglia nella quale avviene lo scontro a fuoco, la parte dove le due avanguardie si danno battaglia. Già dal titolo si capisce come Guerrilla Games volesse mettere in piedi uno sparattutto fantascientifico su presupposti diversi. L’idea era porre al centro dell’attenzione una guerra di trincea realistica e precisa che si differenziasse dal frag assassino di Halo. Così è stato. Killzone è un titolo che richiede una certa scelta strategica nelle posizioni e nell’approccio di combattimento (un’eredità che lo stesso secondo capitolo, osannato per i meriti tecnici, ha poi conservato). Ponderare la propria tattica paga più di uno sfoggio inutile di coraggio e temerarietà. È stata proprio questa sua natura particolare a condannarlo, lasciandolo passare quasi inosservato tra i giocatori. La realizzazione tecnica non eccellente e un sistema di controllo particolare, non hanno aiutato la creatura di Guerrilla ad affermarsi come un must have. Un vero peccato, perché alcune scelte artistiche, la buona gestione dei combattimenti (ad eccezione della pessima I.A.) e una certa varietà, avevano dimostrato un potenziale da non sottovalutare.

Halo Killer

A posteriori e senza alcuna remora, possiamo dire che Killzone non è stato l’Halo killer che ci si attendeva, anzi il secondo capitolo è forse quello che ha lanciato concretamente la saga firmata Bungie. Ma questo non vuol dire che come primo esperimento sia stato tutto da buttare: con il secondo capitolo si è visto che le buone intuizioni potevano essere sfruttate meglio. Arriviamo così alla fatidica domanda che giustifica questo articolo: “Qual è il suo “re-play value” in vista di Killzone 3?”
Diciamo che i tre titoli vanno considerati come organi diversi di uno stesso corpo, e non soltanto perché fanno la loro prima apparizione figure come Visari, imperatore Helghan, e Rico, che rivedremo finalmente protagonista del terzo capitolo. Nel primo capitolo si gettano le basi della cosmologia di Killzone e si definiscono alleanze e situazioni che nel contesto narrativo sono fondamentali. Il problema è vedere quanto è importante la narrazione in un titolo simile. Qui entriamo nel campo del soggettivo. I Guerrilla, sia nel primo che nel secondo capitolo, hanno fatto davvero poco per farci appassionare ed emozionare con le vicende narrate, ma ciò non toglie che molti possano esserne rimasti colpiti. Come si dice in questi casi, ai posteri l’ardua sentenza

 

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