Gears of War: La Battaglia di Aspho Field - Articoli

Ci troviamo a parlare della nuova incarnazione di Gears of War. Non è un film, come molti si aspettano, ma un romanzo. La stesura è stata affidata a Karen Traviss, scrittrice inglese, giornalista già avvezza ad avventure di questo genere. Scopriamolo insieme.

Parliamo di trasversalità, parliamo di come far crescere e vivere un brand di successo. Parliamo dei diversi modi utilizzati per ampliare un universo di fantasia in un’epoca dove la multimedialità è una regola e lo scambio di registri comunicativi è un obbligo. Le commistioni tra i vari mezzi di comunicazione sono all’ordine del giorno e non ci sorprendiamo che da un fumetto venga tratto un film, che un videogioco sia eponimo della sua stessa colonna sonora. Una cosa accomuna queste scelte espressive, oltre al semplice sfruttamento commerciale del brand: è la veloce fruibilità dei mezzi scelti. Un film dura un paio d’ore, un cd una cinquantina di minuti, il fumetto è da sempre (erroneamente) considerato una lettura veloce. Esistono però delle eccezioni a queste considerazioni e si mostrano ai nostri occhi quando un prodotto videoludico è così preponderante nel mercato e nell’immaginario collettivo da meritarsi un trattamento superiore, di più ampio respiro.

In questo caso ci troviamo a parlare della nuova incarnazione di Gears of War. Non è un film, come molti si aspettano, ma un romanzo. La stesura è stata affidata a Karen Traviss, scrittrice inglese, giornalista già avvezza ad avventure di questo genere. Infatti nel suo curriculum letterario figurano diversi episodi romanzati ambientati nell’universo di Star Wars. La scelta di ingaggiare Traviss per questo romanzo è stata una delle migliori. L’autrice riesce con mano sapiente a ingigantire i personaggi da lei presi a prestito, donandogli quella prospettiva particolare che solo sulla carta stampata è possibile analizzare a fondo. Nello stesso tempo riesce a mantenersi fedele a tutte quelle regole e a quei presupposti già assimilati e fatti propri dai giocatori di mezzo mondo.
Il risultato di questo lavoro è una minuziosa analisi dell’universo di Gears Of War, fatta di piccoli dettagli che molto spesso vengono tralasciati durante una produzione videoludica, dettagli che non snaturano l’evolversi degli eventi e non allontano mai il lettore dal suo personale immaginario, ma anzi lo prolungano verso nuovi orizzonti, regalandogli tanta soddisfazione e divertimento.

Trovarsi di fronte a un romanzo che pretende di raccontare le gesta di eroi conosciuti a una popolazione amplissima di giovani e meno giovani, è d’obbligo considerare come questi personaggi siano stati sviluppati sulla carta. Possiamo felicemente affermare che la loro trasposizione da bit a caratteri è stata indolore e quanto mai fedele all’originale. Infatti leggere di Marcus e Dom in questo romanzo ci porta a immaginarli senza alcuna esitazione nella città diroccata di Jacinto o tra le lande desolate della terra di nessuno che la circonda. La mano della scrittrice è sapiente quanto quasi invisibile, si muove con disinvoltura tra le varie tematiche introdotte nel gioco, come la guerra alle Locuste e la violenza insita, la presenza talvolta scomoda degli Arenati, l’etica dei Gears e la salda amicizia che regola la convivenza di questi militari ormai allo stremo delle forze.
La narrazione si svolge su due diversi piani temporali, impegnandosi da una parte a descrivere gli avvenimenti immediatamente successivi allo sgancio della bomba Lightmass (il finale del primo videogioco) e mostrandoci la situazione immediatamente antecedente all’incipit del secondo capitolo su disco. D’altro canto la comparsa di un personaggio sconosciuto, l’ex sergente Bernie Mataki, fa riemergere in Marcus e Dom i ricordi di un’altra battaglia campale: la conquista di Aspho Fields durante le Pendulm Wars. Il salto temporale tra un piano narrativo e l’altro è di solito brusco e affidato alle rimembranze della stessa Bernie che sa di nascondere un segreto insanguinato che attanaglia anche il cuore di Marcus. L’oggetto di questo mistero è una delle vicende più drammatiche che il protagonista di Gears of War abbia mai affrontato e riguarda la sorte del fratello di Dom, Carlos. La storia porta quindi con sé un carico di tristezza e rammarico che fa da contrappunto alle sequenze adrenaliniche dei combattimenti abilmente narrati dalla penna di Traviss. Lo sguardo duro e impenetrabile di Marcus riesce a inchiodarci alla poltrona mentre leggiamo le sue disavventure in una delle operazioni militari più disastrose dell’intera storia del genere umano prima dell’avvento delle Locuste.

Non si hanno molte notizie sulla genesi di questo romanzo, ma sicuramente la nascita ha visto coinvolti tante tra le persone che in primis hanno ideato tutto l’universo di Gears of War così come lo consociamo. Infatti già nel primo capitolo del gioco viene nominata la battaglia di Aspho Fields, quando il soldato Carmine viene affidato alla squadra Delta e riconosce in Marcus ‘quello che ha combattuto ad Aspho’. Emblematica è anche la reazione di Marcus a questa affermazione, che con una scrollata di spalle fa capire chiaramente come la cosa non gli evochi molti bei ricordi. Da questo piccolo seme è stato creato un intero romanzo, delineando dei retroscena che nel videogioco erano solo accennati e puntualizzando alcuni comportamenti dei vari personaggi all’interno dello scenario videoludico.
Al di là della vicenda chiave che fa da traino all’intera narrazione, è molto entusiasmante leggere pagina dopo pagina della vita dei Gears. Se nel videogioco eravamo impegnati a lottare per sopravvivere in prima persona, vedendo tante volte la morte in faccia, grazie al romanzo possiamo arricchire la nostra esperienza vivendo quei momenti di intermezzo che popolano la vita di ogni soldato, fatta di rituali e gesti comuni, di piccolezze come la pulizia delle armi o la ricerca di un rancio decente, dove l’amicizia e la lealtà sono quasi una regola non scritta e i legami che si formano diventano più saldi di quelli di sangue.
Tutti i personaggi presenti nel gioco fanno la loro comparsa nel romanzo: vedremo all’azione Baird, o Tai Calypso, o l’enorme Cole. Forse in questo frangente la caratterizzazione di questi co-protagonisti è un po’ macchiettistica e vagamente prevedibile. Cole infatti farà continuamente battute, stuzzicherà Baird a ogni pie’ sospinto, e questo farà nascere dei siparietti quasi comici, analogamente a come si vedeva nel videogioco. E’ un bene? E’ un male? Possiamo dire che indubbiamente anche questo aspetto ricalca alla perfezione il progetto originario di Cliff Blezinski senza snaturare i personaggi.
Se davvero vogliamo fare un appunto alla scrittrice, dobbiamo puntare il dito verso le tematiche che permeano il libro dall’inizio alla fine. Molto discutibilmente in ogni pagina è presentissima una esaltazione forse eccessiva dei valori militari, dell’importanza dei soldati e delle loro vite, con una spiccata denigrazione verso coloro che decidono di non combattere. Indubbiamente tutto questo serve all’economia del racconto per innalzare ulteriormente l’eroicità delle gesta della squadra Delta e dei Gears in generale, ma purtroppo il continuo calcare su questo punto rende talvolta le considerazioni un po’ fastidiose e ridondanti. Per essere anche più pignoli, le reazioni dei Gears sono talvolta stereotipate: mai un ripensamento di fronte a una dura sconfitta, mai una lacrima per un compagno perduto, mai un attimo di rimorso per qualche gesto avventato e su tutto la continua e feroce critica verso gli Arenati e tutti quelli che non imbracciano un lancer. C’era davvero bisogno di esaltare così tanto il corpo militare, renderlo di acciaio fin nel midollo, senza donargli quelle emozioni che in una guerra lunga quattordici anni dovrebbero nascere nell’animo di chiunque? Talvolta questa unilateralità dei personaggi me li ha fatti paragonare a quel personaggio fantastico inventato da Stanley Kubrick in Full Metal Jacket; mi sto riferendo a Animal, il soldato che ‘è felice quando qualcuno gli tira le bombe addosso’. Non mi sarei mai aspettato un cedimento psicologico in Marcus, integerrimo fino alla fine, o in Dom che gli fa coppia perfetta nella freddezza e nella determinazione. Ma sarebbe stato più affascinante introdurre qualche personaggio dal cuore tenero che desse al lettore la possibilità di vedere le cose sotto una diversa prospettiva. Nella sua natura, il romanzo sembra troppo schierato, fin dalla dedica ai militari impegnati in Afghanistan e definiti dall’autrice ‘i veri eroi del mondo reale’, considerandoli ‘gli unici di cui dovremmo leggere’. Affermazione molto discutibile, ma questo è un discorso troppo personale per farlo entrare in una recensione.
Cos’altro aggiungere? E’ un romanzo piacevole, senza grosse pretese, scritto e tradotto abilmente. Lo consigliamo a chi si è veramente appassionato al videogioco e volesse allungare il divertimento iniziato sul monitor. E’ inoltre un ottimo regalo di natale da affiancare alla copia dell’ultimo capitolo della saga per sorprendere uno dei nostri migliori amici, l’edizione è curata fin dalla copertina, che ritrae Marcus che imbraccia un fucile mitragliatore (non il lancer, visto che non ha la motosega) affiancato da Dom. Se fosse estate lo definirei un ottima lettura da ombrellone, ma siccome è inverno mi limito a dire che è perfetto da affrontare la sera prima di andare a dormire o per conciliare i nostri più piacevoli bisogni corporali.

Buona lettura.

TITOLO: Gears of War – La Battaglia di Aspho Field
AUTORE: Karen Traviss
LINGUA: Italiano
DATA DI PUBBLICAZIONE: Novembre 2008
PREZZO DI VENDITA AL PUBBLICO: € 15,00
FORMATO: Paperback
PAGINE: 400
GENERE: Romanzo
EDITORE: Multiplayer.it Edizioni