BROK the InvestiGator - Hands-On

Girellando su Twitter mi capita spesso di spulciare i profili degli sviluppatori indipendenti, magati attratto da un teaser o da qualche artwork particolarmente accattivante. È stato proprio in occasione di uno di questi momenti che mi sono imbattuto, un po’ di tempo fa, in un alligatore antropomorfo, tratteggiato da COWCAT Games, al secolo Fabrice Breton, sviluppatore francese con un discreto portfolio già all’attivo. Ho seguito, pertanto, in silenzio (da bravo lurker), gli sviluppi della sua nuova creazione, BROK the InvestiGator, (prendendo tra l’altro parte ad una breve sessione di testing), della quale è disponibile gratuitamente da pochi giorni il prologo, purtroppo al momento solo in versione PC. Si tratta di un corposo antipasto di questa peculiare avventura grafica, oggetto di un’imminente campagna Kickstarter, che sarà disponibile nei prossimi mesi anche su console.

Cancellare il passato

In questi giorni scrivere la parola cyberpunk non può che essere sinonimo di CD Projekt Red, ma se allarghiamo per un attimo il nostro orizzonte, potremo facilmente accorgerci di come tale ambientazione non sia prerogativa esclusiva del titolo del team polacco. A questo futuristico universo, difatti, appartiene anche BROK the InvestiGator, una produzione che nonostante il suo look apparentemente spensierato, è custode di un’anima molto più oscura e profonda di quello che potrebbe sembrare ad uno sguardo superficiale. Ed a dimostrazione di ciò giunge il suddetto prologo gratuito, sufficiente a mettere chiaramente in mostra, nel corso di 3 ore abbondanti di giocato, la natura tutt’altro che comica della produzione firmata COWCAT Games. Il nostro Brok è un investigatore privato, prigioniero di un passato doloroso che riaffiora di tanto in tanto in maniera frammentaria. L’alligatore vive in un appartamento fatiscente, assieme al figlio della defunta moglie, Graff: perennemente a corto di denaro, e costretto ad accettare ogni tipo di lavoro per sbarcare il lunario, finché un giorno riceve una richiesta di aiuto da un poliziotto, che gli chiede di recuperare la sua pistola smarrita. L’indagine, apparentemente semplice e lineare, finirà per tramutarsi in un qualcosa di molto più grande, al punto da coinvolgere Oblivion, un misterioso farmaco in grado di rimuovere i ricordi dolorosi causati da stress post traumatico. Ovviamente il prologo si chiude sul più bello, lasciando la porta aperta a numerosi interrogativi, ma è utilissimo per offrire una panoramica sulla struttura ludica alquanto variegata offerta da BROK the InvestiGator, che essendo costruito come un’avventura grafica, riesce a contaminare il tutto anche con elementi brawler e morali, a cui si aggiunge una spolverata di crescita ruolistica.

Usare la testa (e non solo)

Sicuramente è presto per giudicare senza appello la natura della produzione COWCAT Games, ma il prologo ha già messo in mostra una serie di enigmi ben congeniati, mai troppo banali e scontati e che, in alcuni casi, presentano molteplici possibilità di risoluzione, che finiscono anche per esulare dal semplice lavoro di meningi. Sì, perché vista la natura di ex pugile di Brok, pertanto incline a menare le mani, laddove previsto potremo sbucciarci le nocche per venire a capo di alcune situazioni, qualora la soluzione razionale fosse al di fuori della nostra portata (oppure se dovessimo aver esaurito gli aiuti recuperabili in-game). La declinazione beat’em up tornerà utile anche in occasione degli scontri con alcuni boss, e sarà accompagnata da una crescita delle caratteristiche del protagonista, che potrà aumentare i punti vita, la potenza dei colpi e l’efficacia degli attacchi speciali. A completare il quadro intervengono snodi narrativi di natura morale, il cui impatto però è quanto mai marginale in questo prologo, a cui si aggiungono interrogatori in cui dovremo combinare tra di loro gli indizi raccolti durante il gioco. Insomma, il quadro è quanto mai variegato e ricco di potenziale, al punto che al termine delle tre ore di gioco di questa fase preliminare si rimane con la piacevole voglia di saperne di più. Oltre al gameplay, il merito va ritrovato nella caratterizzazione del mondo di gioco, un universo cyberpunk che, nonostante una leggerezza di fondo, non evita di mettere in scena una sceneggiatura tutt’altro che frivola, in cui non mancano tematiche come la disparità sociale, l’emarginazione e la depressione. Tutto, unito alla grafica cartoon interamente realizzata a mano da Breton, crea un contrasto molto forte, ma mai stridente in maniera negativa. BROK the InvestiGator si difende, difatti, molto bene anche sotto il profilo tecnico, evidenziano uno sforzo produttivo davvero corposo, considerando che il tutto (ad eccezione dell’audio), è stato realizzato da una singola persona. Il plauso maggiore, però, va tributato alla volontà di localizzare il tutto in 10 lingue differenti, tra cui figura anche l’italiano: una vera lezione per tutti i publisher più ricchi e blasonati, che dovrebbero prendere ad esempio gli sforzi compiuti da Fabrice Breton.

Mancano ancora diversi mesi al lancio di BROK the InvestiGator, a cui non posso che augurare il successo dell’imminente campagna Kickstarter, ma il lavoro COWCAT Games dimostra già da questo prologo di avere tutte le carte in regola per regalare un’esperienza divertente e variegata. Un progetto sicuramente ambizioso, soprattutto se consideriamo che si tratta del lavoro di un singolo sviluppatore, in cui i classici elementi adventure game sono ibridati in modo convincente con meccaniche altre, capaci di adattare, laddove previsto, la progressione dell’esperienza alle abilità del giocatore. Allo stato attuale, sempre se avete a disposizione un PC (tranquilli, le richieste hardware sono tutt’altro che esose), il mio consiglio è di scaricare il prologo gratuito di BROK the InvestiGator e, se vi piacerà, di dimostrare il vostro apprezzamento sostenendo la campagna Kickstarter.

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