Guardiamoci INDIEtro - Articoli

Torna la rubrica di cui nessuno sentiva la mancanza! Questa volta è Simone "the_wlf" Cantini a vomitare parole sulla situazione del mercato indie.

Visto che su PS4 non c’è praticamente un tubo da giocare e che Xbox One è un cassone di console, negli ultimi giorni, giusto per trascorrere in compagnia del mio hobby preferito i rari momenti di cazzeggio, mi sono ributtato sulle macchine che hanno ospitato le passate, attuali e future fonti di remaster. Vabè, per farla breve mi sono riattaccato a PS3 e Xbox 360, che poi in realtà non se ne sono mai andate (almeno da casa mia) e sono sempre rimaste salde al loro posto. Sì, perché il sottoscritto è sufficientemente ricco (o incosciente, fate voi) da potersi permettere il lusso di non barattare per due spiccioli un passato di solide realtà videoludiche solo per accaparrarsi un pezzetto di (fu) next gen. Quante parentesi oggi. E quante perifrasi abbastanza inutili stanno costellando l’inizio di questo articolo. Ma torniamo, con calma a noi. Dopo essermi perso per ore tra le pile dei vecchi DVD e Bluray, quasi come stuzzicato dalle recenti ed avvincenti (credici. Parentesi again) recensioni, ho deciso di lasciare perdere l’oramai desueto mondo dei giochi boxati, per tuffarmi nello spulciare la lista di titoli digitali acquistati nel corso degli anni. Ad un primo impatto, mentre carezzo come Boss Artiglio le mie scatoline verdi e blu, è stato uno shock constatare quanti denari sia riuscito a sperperare in miseri ammassi di virtuali byte. Fortunatamente, constatare anche quanta qualità sia stato possibile apprezzare, a prezzi tutto sommato contenuti, mi ha salvato dal rivedere in maniera importante le mie manie da acquisto compulsivo. Però, e qua torna in gioco quell’insana spinta di cui sopra, un nuovo tarlo ha iniziato a puntellare insistentemente il mio subconscio. E devo ringraziare gli ultimi, folli, week end redazionali indipendenti, se il fastidioso insetto si è tramutato nella più detonante delle domande: ma quanto cacchio sono aumentati i prezzi dei titoli indie?! Ora magari i ragazzi di Brushfire Games mi faranno trovare una testa di cavallo nel letto, ma che ci posso fare se questo atavico dilemma è stato propiziato proprio dal testare con mano il loroPolychromatic? Prima di continuare, entrando nel dettaglio della questione, vi pongo però un piccolo quesito: questi due video differiscono tra di loro per alcune piccole differenze che vi sfido a trovare.



Troppo difficile? Dai, non ci credo. Comunque, visto che sono buonino, voglio fornirvi un piccolo aiuto, nella forma di un ulteriore confronto, stavolta in (almeno al day one) casa Sony, che sennò poi mi date del fanboy e si finisce in un giro di schiaffi che non se ne esce vivi nemmeno a pregare 
Yoshida.



Ordunque, notato niente? Ma proprio niente niente? Allora fino ad ora che cosa ho scritto a fare? Per niente (e quattro in poche righe) sarebbe una risposta scontata, ma in realtà la vera e più grande macroscopica differenza riguarda il prezzo di commercializzazione. Ok, questo non si evince da un semplice video (fregati!), ma spulciando il già citato storico degli acquisti vi posso già dire che il giochillo di sinistra, nel lontano 2006, costava ben $4,99. L’esponente di destra, la causa della testa di cavallo di cui sopra, ne costa 
OGGI quasi il doppio, ovvero $9,99. Nessuno dei due spinge al massimo l’hardware su cui è chiamato a girare, sia chiaro, e lo vedrebbe anche una persona quasi del tutto estranea al media, però è innegabile come a parità di meccaniche ludiche vi sia una sproporzione sin troppo marcata. Per non parlare a livello produttivo: se non si sapesse a priori cheGeometry Wars: Retro Evolved è in versione Xbox 360, si farebbe davvero fatica a distinguere quale titolo giri sulla console più performante. E vogliamo parlare della sfida Guacamelee vs Overruled!? Ok, magari mi si può far notare come il secondo costi ben 2 dollaroni meno del capolavoro targato Drinkbox ($12,99 contro $14,99), ma anche qua penso sia abbastanza impari il confronto tra la qualità dell’offerta del primo rispetto al secondo. E giusto perché non ho voglia di sparare sulla Croce Rossa, eviterò di tirare in ballo i triti e ritriti JourneyShadow ComplexBraid e compagnia cantante. Certo, non è che la scorsa generazione fosse tutta un proliferare di produzioni indipendenti da urlo, ma è innegabile come il rapporto tra ottimi/buoni titoli e spazzatura digitale vedesse l’ago della bilancia pendere decisamente più verso la prima fazione. O per lo meno, in presenza di prodotti dall’appeal non così conclamato, si aveva almeno la decenza di non sparare prezzi improponibili. Lo scenario che si para davanti agli occhi di chi, memore di questo passato, si affaccia sugli store digitali targati Microsoft e Sony assume invece contorni alquanto più grotteschi: le uscite retail di peso, prima linfa vitale delle varie line up, sono oramai diradate, complici costi di produzioni mostruosi, remaster di remaster rimasterizzati dagli sforzi produttivi minimi e (qua volevo arrivare) un fitto sottobosco di titoli che a stento riuscirebbero a fuggire dal mercato dei free to play in ambiente mobile. Anzi, spesso gli stessi giochi che è possibile utilizzare gratis su tablet, smartphone e compagnia, una volta approdati nel dorato mondo delle console si vedono improvvisamente nobilitati dall’immancabile cartellino del prezzo. Gonfiato (Angry Birds anyone?). Per lo meno Sony, anche se prima dell’avvento di PS4, un minimo aveva provato a differenziare questa assurda realtà dalle produzioni core: su PS Vita e dispositivi PS Mobile certificati, difatti, era apparso uno store interamente dedicato a queste creazioni al limite tra l’amatoriale ed il professionale, ovviamente attuando una politica di prezzo contenuta. Lo stesso aveva fatto Microsoft con il mercato parallelo di produzioni in digital delivery presente su Xbox 360. Evidentemente, però, la situazione deve essere sfuggita di mano a qualcuno. O forse siamo noi videogiocatori ad essere talmente polli da tuffarsi a capofitto incuranti della qualità, magari fiaccati da due console (non me ne vogliano Nintendo ed il suo Wii U) che sino ad oggi non sono state certo all’altezza del catalogo delle loro antenate. E così, spinti dalla smania di avere qualche cosa di nuovo da giocare, siamo stati noi stessi i primi fautori di questa escalation di violenza, figlia di una pixel art che oramai ci ha fracassato le gonadi, l’imperare assoluto di due tipologie di gaming in croce (basta twin stick shooters!) e l’altisonante moda dei livelli generati proceduralmente che va sempre più riempiendo le bocche dei game designer. Oltre ad affossare inesorabilmente la professione dei responsabili della progettazione degli stage. Certo, visto che siamo gamer orgogliosi, l’autocritica non ci appartiene: è molto più semplice buttarsi sui forum, vomitando offese verso le ditte produttrici di console, incapaci di assecondare i nostri sogni e i nostri desideri. Oppure volete mettere l’assurda semplicità di criticare un gioco per la pochezza dell’offerta ludica, l’arretratezza della grafica ed il prezzo fuori dal mondo? Capisco che leggere le recensioni è passato di moda, ma spesso, quando si parla di questa new wave dello sviluppo indipendente, anche un breve video è più che sufficiente a segnare con efficacia il confine tra mediocrità e buon gioco. Ma mi rendo conto che è anche più semplice cliccare sul pulsantino Acquista, piuttosto che fermarsi un attimo a riflettere in merito alla deriva che stiamo facendo prendere al nostro hobby preferito. In fondo la vita è così stressante…

3 Commenti a “Guardiamoci INDIEtro”

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