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Recensione Soulstice

di: Luca Saati

Ormai quando vedo “Souls” nel nome di un videogioco inizio a preoccuparmi dato che ormai se uno sviluppatore non fa un souls-like in vita non è praticamente nessuno. L’annuncio di Soulstice potete quindi immaginare come mi ha fatto sentire non appena letto il nome del gioco, eppure col tempo l’opera del team italiano Reply Game Studio, già autore di Joe Dever’s Lone Wolf, ha dimostrato per fortuna di avere “souls” solo nel nome.

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Il Sacro Regno di Keidas è stato corrotto dal Velo squarciato da degli Spettri che corrompono le proprie vittime arrivando addirittura a impossessarsi dei loro corpi trasformandosi in terribili mostri che minacciano il mondo. Qui entra in gioco la coppia di protagonista rappresentate da Briar e Lute, due sorelle trasformate in una Chimera, dei guerrieri ibridi create dall’unione di due diverse anime. Le due protagoniste devono riconquistare la città in rovina di Ilden invasa dagli spettri, ma una missione apparentemente lineare si trasforma in un qualcosa di ben più complicato.

Quello di Soulstice è un classico racconto dark fantasy con un mondo ben caratterizzato e in cui viene posta particolare enfasi sul rapporto tra Briar e Lute. Nel loro viaggio, le due sorelle non solo avranno modo di mettere alla prova loro stesse, ma scopriranno retroscena sulle origini del loro potere. Risulta un peccato che un mondo a tratti affascinante e la buona alchimia tra Briar e Lute non sia sostenuta da una scrittura e da un cast di comprimari non sempre all’altezza. Non aspettatevi insomma un racconto in grado di sconvolgervi, quanto piuttosto un qualcosa dallo stampo molto tradizionale per il genere.

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In un’era in cui persino God of War si è dovuto reinventare per poter continuare a vivere, Soulstice guarda al passato e si rifà ai classici action alla Bayonetta e Devil May Cry pur dimostrando una personalità tutta sua. La particolarità di Soulstice sta tutta nel controllo simultaneo delle due sorelle, Briar e Lute con quest’ultima legata indissolubilmente alla prima sottoforma di spirito. Muovere Briar con la levetta analogica sinistra equivale muovere anche Lute, mentre con l’attacco e la difesa la situazione è ben diversa.

Briar si occupa infatti degli attacchi all’arma bianca con un attacco leggero e veloce con la sua spada e un attacco secondario con una delle tante armi che si sbloccano durante l’avventura. L’attacco secondario può essere di vario tipo a seconda dell’arma equipaggiata: c’è il classico attacco pesante con l’ascia, un colpo a distanza con l’arco, uno spezza armatura con un pugno in metallo, uno ad area con una sottospecie di frusta che colpisce più nemici contemporaneamente. Questi citati rappresentano solo una parte dell’equipaggiamento che potrà sfruttare Briar, le alternative ci sono e l’aspetto più interessante del combat system è proprio quello di effettuare combo passando da un’arma all’altra senza soluzione di continuità.

C’è poi Lute che fornisce supporto in battaglia: tramite la pressione di un tasto al momento giusto lo spirito può potreggere la sorella effettuando contrattacchi o rallentando i nemici, ma con i giusti potenziamenti può persino attaccare autonomamente. Lute può inoltre evocare delle cupole d’energia blu o rossa che consentono di colpire alcune titologie di nemici caratterizzati dal rispettivo colore. Questi campi però non possono essere utilizzati all’infinito e una volta riempita l’apposita barra si viene penalizzati con la perdita dello spirito con il rischio quindi di diventare più vulnerabili.

Altro elemento da sfruttare in combattimento è la barra della Coesione che aumenta in base al proprio comportamento durante una battaglia. Effettuare lunghe combo e attivare al momento giusto la difesa di Lute porta la barra ad aumentare fino ad arrivare all’attivazione di una modalità berserk che per qualche secondo rende Briar veloce e devastante.

 

Tutti questi elementi nel loro insieme funzionano bene e rendono Soulstice un action hack ‘n’ slash di buona fattura dallo stile veloce e divertente, complici anche alcune boss fight piuttosto riuscite. Il problema vero del gioco di Reply Game Studios sta nella mancanza di tecnicismi nel sistema di combattimento: le singole armi infatti dispongono di pochissime combo e tutte con la medesima struttura con il rischio di trasformare il tutto nel più classico dei button mashing. C’è poi anche la telecamera che non sempre viene incontro alle esigenze del giocatore soffrendo in particolar modo negli spazi più angusti.

Nelle prime fasi dell’avventura Briar e Lute fanno la conoscenza di un osservatore di nome Layton che altri non è che il solito rivenditore in cui rifornirsi di pozioni e potenziare le due protagoniste. Il potenziamento di Briar si limita alle sole armi con la possibilità di sbloccare alcuni attacchi speciali o di massimizzare i danni. Ben più stratificato lo skill tree di Lute con quattro slot che vanno ad influenzare lo stile di gioco per un approccio più equilibrato, o perché no uno più difensivo o aggressivo a seconda dei potenziamenti scelti. C’è la possibilità di riassegnare i punti abilità spesi così da sperimentare con le varie possibilità offerte dal gioco.

Nelle circa 15 ore per arrivare ai titoli di coda, Soulstice non si fa mancare neanche momenti più esplorativi e di riflessione. Il gioco infatti sprona a guardare in ogni angolo dei vari scenari alla ricerca di power-up o di portali che proiettano le protagoniste in un’arena in cui combattere contro un gruppo di nemici seguendo determinate regole e obiettivi. Le piacevoli sezioni puzzle-platform arrivano sempre puntuali al momento giusto per spezzare un po’ la monotonia dei combattimenti.

Quello di Soulstice è un mondo dark fantasy che conserva un certo fascino, ma è innegabile che gli sviluppatori potevano fare qualcosa in più per rendere davvero uniche le aree che le due protagoniste esploreranno. Tutto, dalle fogne alle zone più alte della città di Ilden, appare troppo uguale a sé stesso. Il comparto tecnico e visivo del gioco italiano pur non mettendo davvero alla prova le console di nuova generazione, riesce comunque a regalare qualche scorcio interessante e nei momenti più concitati il framerate appare sempre fluido a 60 fps. Ciò che troviamo davvero inspiegabile considerando la velocità di caricamento di questa generazione di console è però l’effetto di pop-in delle texture durante i repentini cambi di camera nelle cutscene. Quest’ultime comunque vantano una discreta regia e soprattutto un buon doppiaggio in inglese. Le due sorelle protagoniste sono entrambe doppiate da Stefanie Joosten che molti conosceranno per Quiet in Metal Gear Solid V: The Phantom Pain.

Nonostante alcuni difetti e la mancanza di tecnicismi che alla lunga si fanno sentire, l’opera di Reply Game Studios ha dimostrato di avere un suo carattere e una sua identità ben precisa grazie a un mondo affascinante e a una coppia di protagoniste ben caratterizzate. In un periodo storico che ci ha invaso di souls-like e in cui c’è davvero una povertà assoluta in ambito action hack ‘n’ slash, Soulstice è quindi una benedizione per tutti gli amanti del genere che troveranno in questo gioco sviluppato in Italia delle piacevoli ore di svago e divertimento.