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Recensione Dragon’s Crown Pro

di: Simone Cantini

Va bene voler dare una seconda chance a produzioni il cui debutto si perde oramai nella notte dei tempi (Odin Sphere), ma anche a quelle uscite fuori tempo massimo, o magari su macchine non proprio fortunatissime. E siamo felici se simili politiche vanno ad interessare i lavori dei Vanillaware, uno degli studi stilisticamente più affascinanti dell’arcipelago nipponico, che proprio grazie a Dragon’s Crown Pro ha visto bene di riportare in auge il suo ultimo titolo originale, le cui “colpe” sono solo quelle di essere uscito su di una PS3 alla fine del suo ciclo vitale, oltre che sulla sfortunata PS Vita. E allora, quale migliore occasione se non quella di tirarlo a lucido e spararlo sugli schermi collegati a PS4? In attesa che i ragazzi capitanati da George Kamitani si decidano a rilasciare il loro attesissimo 13 Sentinels: Aegis Rim.

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Fedeltà alle origini

C’è veramente poco da dire riguardo a Dragon’s Crown Pro che non sia già stato fatto, anche sulle nostre pagine virtuali (qua per la precisione), attraverso le recensioni del periodo. Ma visto che, ogni tanto, mi piace rievocare il passato, non mi esimerò dal ricordarvi quanto la produzione Vanillaware sia palesemente ispirata ai vecchi beat’em up a scorrimento, con Dungeons & Dragons: Shadow over Mystara e Tower of Doom come modelli principali da emulare. Non senza, però, che simili meccaniche vengano felicemente contaminate da elementi in puro stile ruolistico, oltre che da una componente online in grado di riportare in auge le sensazioni offerte dai vetusti cabinati da sala. Pretestuosa, oltre che estremamente essenziale, la trama che fungerà da ideale cornice, che si limiterà a gettarci nella lunga e complessa ricerca della corona del drago da cui la produzione prende il nome, l’unico strumento in grado di riportare la pace e la serenità nel regno di Hydeland. Una volta scelto il nostro avatar, tra le sei classi disponibili, non dovremo fare altro che attraversare i vari stage, raggiungibili tramite una città che funge da hub, ovviamente ricolmi di creature ostili, tesori e boss finali splendidamente tratteggiati. I sei personaggi giocabili, come vuole la tradizione, saranno tutti dotati di abilità e moveset particolari: le specializzazioni più fisiche, come amazzone e guerriero, saranno le più semplici da gestire, passando per i più complessi nano ed elfa arciere, fino a giungere agli ostici mago e strega. Per quanto personalizzabili per mezzo di equipaggiamenti ottenibili in-game, oltre che potenziabili per mezzo dei classici punti esperienza, nulla ci vieterà di cambiare eroe nel corso dell’avventura, così da sviluppare build differenziate, che potranno essere switchate tra loro in qualsiasi momento. Complessa e longeva, anche se minata da una eccessiva ripetitività, la campagna di Dragon’s Crown Pro riuscirà comunque ad intrattenere ieri come oggi, anche se proprio questa sua estrema aderenza al passato ha finito per essere il difetto più marcato che si può imputare al remaster della produzione Vanillaware. Il passaggio a PS4, difatti, non è stato accompagnato da stravolgimenti o aggiunte strutturali, limitandosi a riproporre la copia fedele di quanto già giocato qualche anno fa. Visto anche il prezzo di vendita non proprio budget, sarebbe quindi stato lecito aspettarsi qualche motivo in più utile ad invogliare all’acquisto i veterani del titolo, e non basta certo la possibilità di importare il precedente salvataggio per rendere Dragon’s Crown Pro imperdibile per costoro.

Invecchiare con stile

A non essere stata rivista, stavolta fortunatamente, è anche la grafica della produzione sviluppata dallo studio di George Kamitani, ancora una volta interamente realizzata a mano nel rispetto dello stile che da sempre contraddistingue Vanillaware. Ed il passaggio a risoluzioni più elevate non ha fatto altro che migliorare ancor di più il già eccellente materiale originale, con i suoi pittorici scenari dettagliati in maniera maniacale, al cui interno si muovono gli esagerati personaggi, al solito caratterizzati da anatomie esagerate e prorompenti. Vedere il tutto in movimento, finalmente senza che i rallentamenti arrivino a funestare la fluidità generale, è un’esperienza davvero impagabile, soprattutto per chi è cresciuto con le produzioni bidimensionali dei tempi che furono. Certo, nonostante le dimensioni di eroi e creature ragguardevoli, l’orgia di situazioni che andranno a riempire i nostri schermi rende ancora oggi caotica la lettura di alcuni combattimenti, ma si tratta di uno scotto che paghiamo volentieri al cospetto di una così elevata qualità complessiva. Rivisitata in toto, invece, la colonna sonora, capace di migliorare il già eccellente materiale di partenza grazie all’introduzione di brani stavolta completamente suonati da una vera orchestra. Si tratta di una modifica invero minimale, ma è doveroso evidenziarla.

Come sempre mi ritrovo a fare in simili situazioni, ci tengo a sottolineare come il voto in calce a questa recensione non si riferisca affatto ai valori ludici espressi da Dragon’s Crown Pro, il cui spessore rimane il medesimo di 5 anni fa. La valutazione ruota tutta attorno alla caratura del remaster, invero alquanto pigro e minimale, i cui punti di forza risiedono unicamente nella possibilità di far apprezzare finalmente al meglio il sontuoso comparto tecnico originale. Il gioco Vanillaware mantiene ancora tutto il suo fascino ed il suo carisma, ma visto il lifting a cui è stato sottoposto, l’acquisto a prezzo pieno è consigliatissimo soltanto a coloro che si sono persi questa piccola perla nel 2013. Chi lo ha già sviscerato a dovere può tranquillamente attendere di recuperarlo ad un costo ben più contenuto.