Unravel - Recensione

Lo scorso 15 giugno è stato possibile sentire davvero tutto l’amore e l’emozione che albergavano nel cuore di Martin Sahlin in occasione del reveal mondiale di Unravel. Ed è impossibile non entrare in contatto con questi sentimenti non appena si avvia il primo lavoro di Coldwood e si legge il breve messaggio con cui lo studio ci presenta la sua piccola creatura. E questa passione si ritrova in ogni singolo anfratto del platform, nato sotto l’ala protettrice di EA, che da pochissimi giorni ha iniziato a dipanare il filo dei suoi ricordi.

Lo scorso 15 giugno è stato possibile sentire davvero tutto l’amore e l’emozione che albergavano nel cuore di Martin Sahlin in occasione del reveal mondiale di Unravel. Ed è impossibile non entrare in contatto con questi sentimenti non appena si avvia il primo lavoro di Coldwood e si legge il breve messaggio con cui lo studio ci presenta la sua piccola creatura. E questa passione si ritrova in ogni singolo anfratto del platform, nato sotto l’ala protettrice di EA, che da pochissimi giorni ha iniziato a dipanare il filo dei suoi ricordi.

Un groviglio di ricordi

La storia narrata in Unravel è la storia di tutti noi. Il suo essere appena sussurrata, suggerita da contorni sfocati, calde fotografie, suoni e colori la rende un qualcosa di universale: chi non ha mai dovuto dire addio ad un amico? Oppure si è trovato costretto a tagliare i ponti con la propria famiglia, magari per futili motivi, solo per ritrovare nel sorriso di un bambino la forza di rimettere le cose al proprio posto? La vita e la morte sono i fili che si vanno dispiegando sullo schermo, scivolando dietro al piccolo Yarny, simboli di un tempo che scorre via inesorabile, ma che grazie al potere dei ricordi può essere riavvolto ogni volta che vogliamo. La tenera matassa antropomorfa rossa, simile ad un cuore pulsante, ha il compito di guidarci per mano, quasi impercettibilmente, in questo viaggio della memoria, rinunciando ad una narrativa debordante e ricolma di inutili esternazioni, ma non per questo priva di una forza e di una dignità davvero difficile da eguagliare.

Legato al passato

Unravel altro non è che un semplice platform in cui l’incedere è in parte influenzato dalla fisica: la struttura è quella canonica che ci accompagna da Super Mario Bros, con il nostro piccolo eroe che non deve fare altro che procedere fino alla fine del livello, superando ostacoli di varia natura. Caratteristica peculiare del nostro Yarny, come già saprete, è quella di essere costituito da una matassa di lana, la cui consistenza andrà diminuendo man mano che avanzeremo, fattore che, almeno sulla carta, avrebbe dovuto costringere ad una oculata gestione degli spostamenti. Purtroppo, però, questa che avrebbe potuto essere una feature interessante, si è rivelata alla fine una componente marginale del gameplay, dato che i frequenti checkpoint (che vanno anche a reintegrare il filo a nostra disposizione) hanno di fatto reso indispensabile tale ottimizzazione solo in un paio di frangenti. Per il resto i filamenti del corpo di Yarny viene utilizzato come una sorta di rampino, utile per scalare gli ostacoli più alti, oppure come corda per creare ponti, rampe e trampolini, che starà a noi scoprire come e quando impiegare. L’incedere, difatti, sarà quasi costantemente costellato di semplici enigmi ambientali, in cui dovremo utilizzare un pizzico di materia grigia per poter andare avanti: va detto che si tratta sempre di ragionamenti non molto complessi, ma non per questo il superarli sarà privo di soddisfazione. Non mancano, comunque, anche fasi più pure, in cui l’abilità e la precisione nei salti faranno la differenza. Peccato per alcune situazioni in cui il trial and error sia un po’ troppo marcato, pur non andando a costituire un grossissimo problema, complici i già citati checkpoint. L’ossatura ludica di Unravel si presenta dunque solida ed onesta, non certo animata da chissà quali velleità rivoluzionarie, ma non per questo incapace di intrattenere a dovere, grazie anche ad una longevità perfettamente tarata e che evita di perdersi in inutili annacquamenti: in circa cinque ore, difatti, è possibile arrivare tranquillamente ai titoli di coda, senza però avvertire quel fastidioso senso di incompiutezza che affligge numerosi altri titoli. Considerate una durata maggiore se vorrete cimentarvi nella ricerca dei, purtroppo inutili, collezionabili.

Natura viva

Lo stile grafico adottato da Coldwood è decisamente vincente: un mix tra l’iperrealismo già sperimentato in Little Big Planet e la morbidezza di unoYoshi’s Wolly World restituiscono un quadro scenico bellissimo. Corroborato dalla scelta di ambientare il tutto in quella Svezia che fa da casa ai ragazzi del team. Sia che si attraversi un fiabesco bosco, ci si addentri in una tormenta di neve o ci si aggiri per una fabbrica in disuso, la cura maniacale con cui ogni singolo dettaglio è stato portato sullo schermo è invidiabile. L’amore, come detto in apertura, profuso da Martin Sahlin e soci nella realizzazione di Unravel è più palpabile che mai ed è servito a dare quel guizzo in più ad un titolo che, se privato anche di questi ingredienti che potremmo tranquillamente definire marginali, di sicuro avrebbe meritato un voto molto più basso. Ottime anche le musiche, fiabesche e delicate allo stesso tempo, ma anche vigorose quando ci sono da sottolineare i momenti più concitati. Il top però è rappresentato dagli effetti sonori, realizzati in maniera impeccabile e capaci di immergerci ancor di più nella storia.

È giunto il momento di tirare le fila della nostra storia e capire davvero se Unravel meriti tutta la nostra attenzione. È in questi casi che l’oggettività che dovrebbe essere la compagna di ogni buon recensore rappresenta anche un ostacolo: se si dovesse giudicare il tutto solo basandosi sulla ricchezza e la solidità del gioco, nel suo essere tale, potete tranquillamente prendere per buono quanto leggete in basso. Siccome, però, il sottoscritto non è composto di soli microswitch (ve li ricordate sul mitico Albatross?), qualora da un titolo cerchiate anche un corollario di sensazioni ed emozioni capaci di andare di pari passo, corroborandola, con la meccanicità dei nostri gesti, sentitevi pure liberi di aumentare di 10 punti il freddo voto che vedete.

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