Un viaggio fatto di emozioni… - Recensione

Talvolta la cosa importante in un viaggio non è la meta, bensì il viaggio stesso. Quello che si vede, quello che si apprende, quello con cui si viene a contatto. E poco importa quale sia la destinazione, quanto tempo ci si impieghi per raggiungerla o come la si raggiunga. Perché in fin dei conti avere una meta potrebbe essere una perfetta scusa per poter visitare posti nuovi, incontrare nuova gente, fare nuove esperienze. Tutto questo è Journey.

Talvolta la cosa importante in un viaggio non è la meta, bensì il viaggio stesso.
Quello che si vede, quello che si apprende, quello con cui si viene a contatto. E poco importa quale sia la destinazione, quanto tempo ci si impieghi per raggiungerla o come la si raggiunga. Perché in fin dei conti avere una meta potrebbe essere una perfetta scusa per poter visitare posti nuovi, incontrare nuova gente, fare nuove esperienze.
I ragazzi di thatgamecompany sembrano aver capito questa importante lezione e, al contrario di molte altre software house, hanno confezionato un prodotto che fa sue queste nozioni. E dopo alcuni anni di sviluppo hanno dato luce al loro ultimo titolo distribuito in digital delivery sul PlayStation Store.
Nemmeno a dirlo, questo originalissimo gioco si intitola Journey

Partenza

Seguito spirituale di flOw e Flower, Journey è un ambizioso videogioco che guarda al passato per proporre un’esperienza videoludica innovativa. Pone le sue basi sempre sul concetto del viaggio, come i suoi due predecessori, ma lo fa in maniera differente.Immagine di gioco
Il protagonista? Uno strano essere, simile ad un umano, dal viso coperto, avvolto in un manto rosso, con una lunga sciarpa sollevata dal vento. Il luogo? Un deserto immenso, apparentemente infinito, disseminato dalle rovine di una gloriosa e perduta civiltà, popolato da creature tanto misteriose quanto affascinanti. La meta? Una montagna lontana, molto lontana. Anzi, lontanissima. Alta così tanto che sembra voglia sfiorare il cielo. Sulla vetta cela un segreto che il protagonista vuole, deve svelare.
Al giocatore viene chiesto di muovere i primi, esitanti passi verso il suo obiettivo. Si apprende così come camminare. Poi gli si chiede di sollevarsi delicatamente dal terreno e di rompere con dolcezza il silenzio. Ecco che si imparano le altre due azioni del gioco: saltare e cantare. E questo è quanto. Basta infatti così poco per poter avanzare in questa landa desolata.
Camminare, saltare e cantare… tre azioni che chiunque di noi è in grado di fare. Eppure in Journey questi tre semplici gesti assumono un’importanza nuova, da scoprire sempre più mano a mano che si prosegue nell’avventura.
Comincia così l’odissea.

Viaggio

Un deserto assolato circonda il piccolo avventuriero. Bisogna superare decine e decine di dune, imbattersi in edifici ormai erosi dalla sabbia e continuare a guardarsi attorno per capire cosa fare. In Journey nulla viene spiegato al giocatore, che è libero così di scoprire da solo come continuare il suo viaggio. Solo due informazioni gli vengono però accennate, giusto per non farlo sentire totalmente spaesato e fargli intuire come proseguire.
La prima riguarda la melodia silenziosa: cantando di fronte a certi oggetti, succedono alcune cose. Se si è nelle vicinanze di drappi sospesi nell’aria si carica la sciarpa di energia, e si può così saltare fino a che non la si consuma del tutto. Se invece si è al fianco di alcuni speciali dispositivi li si può attivare, per scoprire di volta in volta la loro utilità.Immagine di gioco
La seconda invece è legata alla sciarpa stessa: ci sono alcuni simboli luminosi, presenti un po’ ovunque, che una volta raggiunti e sfiorati allungano permanentemente la sciarpa. Questo permette, una volta che la si carica di sufficiente energia, di fare salti più alti e lunghi, fino quasi a danzare sospesi nell’etere.
Una volta apprese queste basilari nozioni, sta al giocatore imparare a muoversi al meglio nel deserto. Scoprire cosa vi è dietro ogni duna, tra i palazzi diroccati, e cosa è nascosto dentro gli enormi macchinari in cui ci si imbatte, che funzionano da chissà quanti secoli. Il tutto saltando, cantando e muovendosi sulla sabbia. Non importa se camminando agilmente, arrancando o scivolando su di essa, l’importante è proseguire il viaggio, ad ogni costo. Perché bisogna scoprire qual è il segreto in cima alla montagna, e questo lo si può fare solo continuando ad avanzare. Magari esplorando un po’ più a fondo le immense distese che circondano il protagonista, giusto per scoprire qualche dettaglio in più sul mondo in cui ci si trova o per il semplice gusto di farlo. Magari proseguendo verso la vetta senza alcuna deviazione. Questa decisione spetta esclusivamente al giocatore, che può sentirsi libero di affrontare il cammino che gli si para di fronte come meglio crede.

Arrivo

Durante il tragitto numerose sono le meraviglie che attendono il viaggiatore: luminosi mari gialli in cui navigare sospinti dal vento, resti di città un tempo grandiose e splendenti, compagni di viaggio tanto inattesi quanto ben accetti e, infine, insidie capaci di rallentare il passo o bloccare la via. Perché come in ogni viaggio che meriti tale nome, non ci sono solo cose belle da ammirare, ma anche altre più brutte con cui dover fare i conti. Ecco quindi che, nel corso del pellegrinaggio, ci si vede costretti a superare vari ostacoli: che siano essi enigmi da risolvere o inconvenienti climatici fastidiosi poco cambia, perché alla fine bisogna sempre trovare il modo di superarli per poter proseguire.Immagine di gioco Nulla deve impedire allo straniero di raggiungere la meta prefissata.
Il viaggio prosegue così velocemente ma, allo stesso tempo, lentamente. Perché se è vero che il difetto di Journey, inteso come videogioco, è quello della longevità, questo si rivela contemporaneamente un pregio. Le emozioni che il gioco riesce a trasmettere, sia che lo si giochi da soli che in compagnia, sono infatti uniche nel loro genere. Vedere il protagonista accerchiato da infinite colline sabbiose, immerso in un silenzio oggigiorno raro, alle prese con un viaggio che sembra impossibile, è un’esperienza che difficilmente si vive in un videogioco. Diluire il tutto in un titolo più lungo poteva rivelarsi una lama a doppio taglio. Quindi, alla fin fine, non ci si può lamentare della brevità di Journey. Ciò permette infatti al giocatore di vivere un concentrato di esperienze che non concedono pause fino alla fine, facendo sembrare quasi il tempo rallentare di fronte alla magnificenza di alcuni panorami. Panorami rappresentati a meraviglia, non solo da un punto di vista artistico, ma anche da uno prettamente estetico: la grafica di cui si veste Journey è ricca, colorata, piena di effetti visivi magnifici, che fanno splendere alcune schermate tanto da lasciare a bocca aperta. Il deserto, seppur spesso vuoto, sembra così più vivo che mai. Specialmente quando le gioiose melodie colmano l’altrimenti troppo opprimente silenzio, rendendo il cammino ancora più spensierato, o ancor più melanconico, o ancor più arduo.

Ricordo

Una volta concluso il cammino, ciò che rimane impresso nella memoria non è il raggiungimento della meta e la conseguente soddisfazione di aver conseguito l’obiettivo. Ciò che il giocatore, o meglio il pellegrino, ricorderà con affetto sarà appunto il viaggio. Lo stupore di spiccare un salto e fluttuare nell’aria, la bellezza nel dar vita con un semplice canto a qualcosa altrimenti privo di un’anima, la paura di non riuscire a superare le tante avversità una volta arrivato ad un passo dal traguardo. Ed è questo che differenzia Journey da qualsiasi altro videogioco. Perché Journey, in fondo, non è solo un videogioco. E non è solo arte. Ma è un’esperienza.
Perché in fondo, una volta terminato, quello che vi ricorderete con maggior felicità di Journey sarà l’emozione che avete provato camminando per la prima volta in quel vasto deserto, sapendo che il viaggio era solo all’inizio.

17 Commenti a “Un viaggio fatto di emozioni…”

  1. Ciccio8 on

    Bellissima recensione Nadim, devo dire che questo è un "gioco" che mi intriga parecchio, e che per la sua "intrinseca particolarità" sicuramente non potrà piacere a tutta l'utenza, ma trovo che nell'ottica dei videogiocatori dovremmo avere molti più titoli sui generis come questo, rispetto ai troppi scialbi e tutti uguali fps che girano di questi tempi 😉

  2. JoustSonic82 on

    Bella recensione. Ho giocato e completato Journey una volta (e a breve farò una "second run") e sottoscrivo: la longevità ridotta, se all'inizio può costituire motivo di delusione, poi si comprende essere strettamente collegata al tipo di esperienza, molto intensa e coinvolgente, per cui una durata maggiore probabilmente avrebbe diluito e svilito il tutto (anche se un paio di capitoli in più potevano anche starci).

    Journey, più che un videogioco, lo definirei un'esperienza onirica. Uno di quei sogni che si vorrebbe non finissero mai (anche se per brevi tratti il sogno tende a mutare in incubo). E per questo va approcciato nel modo giusto (un pò l'approccio che si ha nel guardare un bel quadro) perchè oltre alla longevità ridotta alcuni potrebbero gradire poco la giocabilità minimale. Di certo è un capolavoro visivo (e sonoro). Ammetto, pur dopo tanti anni di carriera videoludica, di essere rimasto letteralmente a bocca aperta di fronte a certi scenari. Se Journey è un "viaggio emozionale" lo dobbiamo soprattutto alla incredibile bravura di grafici e compositori. Veramente uno spettacolo per gli occhi.

    Una nota di merito anche per il multiplayer, anch'esso particolare. Condividere il viaggio oppure no con gente incontrata per caso durante il percorso (e ricaricare il tessuto a vicenda cantando quindi aiutandosi e "dandosi conforto" a vicenda) oppure ignorarsi è un pò la metafora della vita, durante la quale incontriamo gente che scegliamo di mantenere come "compagni di viaggio" e continuiamo a frequentare oppure ci perdiamo di vista, magari anche senza volerlo. Ed è quello che succede col multiplayer di Journey (fra l'altro senza conoscere l'ID degli altri – e non si possono neppure invitare amici). Molto bella come idea.

  3. TheFrankie on

    Si poteva dare 95 come voto finale lo stesso, ma quell'80 alla voce longevità è un pugno nell'occhio….per un gioco che dura due ore,per quanto sia favoloso avrei dato al massimo 55…

  4. ScorpioSting on

    Porca miseria! Dura 2 ore??? :O

    …Ed io che all'inizio del terzo stage mi son addormentato (!!!) col joypad in mano!!!

    Io rispetto molto chi ha scritto la recensione, che i gusti son soggettivi etc etc… a me purtroppoJourney non è piaciuto. Secondo me è un gioco che bisogna "essere fatti" (e chi vuol capire capisce) come dei cammelli per scimmiarsi dietro a un gioco così!

    Peace & Love 🙂

  5. Kassandro on

    journey non vs "giocato", journey va "vissuto"…non va preso come un qualsiasi gioco, dove incontrare difficoltà o sbloccare trofei…E' un esperienza diversa e come tale va valutata.

    Ce ne fossero di più di robe cosi..

  6. Hikari90 on

    Grazie per la bella recensione!

    L'ho comprato al day one reduce della fantastica esperienza di flower e fiducioso nella sh, ma ci tengo sempre al parere del tribe!

  7. Manux_85 on

    Complimenti al recensore…. ottimo articolo… è riuscito a trasmettere su testo le sue emozioni ed (nel mio caso) è riuscito a descriverle ai suoi lettori 😀

    Riguardo al gioco devo dire che sembra proprio un titolo che andrebbe giocato…

    ora, non per trollare, però devo dire che la sony a livello di titoli sarà sempre un passo avanti alle rivali…. e tutto grazie alla realizzazione di titoli del genere!

    Sony ha la "follia" che la rende capace di osare nella scelta di dar fiducia alle SH per pubblicare titoli del genere… si butta, rischia… altre case produttrici di VG probabilmente non prenderebbero nemmeno in considerazione certe idee perché inpopolari o a grosso rischio perdite perchè contro la tendenza del mercato…

    meno male ci sono SH e produttori che hanno ancora questa "follia" che io definirei invece "passione".

    ….e parlo da invidioso 😥

    vi invidio, possessori ps3, che avete la possibilità di "vivere esperienze del genere"….

  8. superF40 on

    Complimenti al recensore…. ottimo articolo… è riuscito a trasmettere su testo le sue emozioni ed (nel mio caso) è riuscito a descriverle ai suoi lettori

    Riguardo al gioco devo dire che sembra proprio un titolo che andrebbe giocato…

    ora, non per trollare, però devo dire che la sony a livello di titoli sarà sempre un passo avanti alle rivali…. e tutto grazie alla realizzazione di titoli del genere!

    Sony ha la "follia" che la rende capace di osare nella scelta di dar fiducia alle SH per pubblicare titoli del genere… si butta, rischia… altre case produttrici di VG probabilmente non prenderebbero nemmeno in considerazione certe idee perché inpopolari o a grosso rischio perdite perchè contro la tendenza del mercato…

    meno male ci sono SH e produttori che hanno ancora questa "follia" che io definirei invece "passione".

    ….e parlo da invidioso

    vi invidio, possessori ps3, che avete la possibilità di "vivere esperienze del genere"….

    quotone

  9. ScorpioSting on

    (non uccidetemi ma ecco come la vedo io 🙂 )

    GRAFICA [83]: La grafica è di Journey è molto "semplice": sabbia, cielo, il vostro personaggio e alcuni edifici. Il paesaggio è piacevole da vedere, nulla fa gridare al miracolo, sarebbe stato grave se questi unici elementi fossero stati realizzati con poca cura…

    SONORO 94: In pochi altri titoli la musica gioca un ruolo chiave come accade in Journey. Emozionante, è senza ombra di dubbio la caratteristica di punta che spicca rispetto alle altre.

    GIOCABILITA' S.V.: Con "giocabilità" si intende semplicità e immediatezza, si muove il personaggio con l'analogico sinistro e si salta con la X. Se ci fermiamo qui questo gioco meriterebbe 100. Ma Journey non è Super Mario dove è richiesta abilità nell'alternare questi due comandi, per come ha strutturato il titolo di ThatGameCompany qui la giocabilità non può minimamente incidere sul voto globale. "Salta + Muovi" non da sempre come risultato 95+.

    INNOVAZIONE 90: E' giusto premiare la scelta coraggiosa di ThatGameCompany, Journey è un'esperienza diversa dal solito e si distingue dalla massa di titoli sul mercato. Da questo punto di vista è un titolo da prendere come esempio.

    LONGEVITA' 70: Dura un paio d'ore e non tutti lo rigiocheranno. Doveroso rapportare la longevità al prezzo (12,99?), in ogni caso è la durata giusta per un gioco come Journey. Ma due ore sono poche a prescindere.

    VOTO GLOBALE [82]: Se cercate un'esperienza di gioco nuova a prezzo vantaggioso Journey fa al caso vostro, prima di procedere all'acquisto considerate che questo titolo non è un gioco vero e proprio bensì un viaggio, l'abilità richiesta rasenta lo zero, non c'é sfida, ma passerete sicuramente due ore videoludiche in modo diverso. E non è detto che vi piaccia…

  10. RazielTheBest on

    Non mi ha eccitato a dire il vero.. certo che le songs di sottofondo FANNO il gioco.. ma sinceramente poc'altro imho.. eppure apprezzo giochi non proprio banali (fu cosi x farhnenit.. heavy rain, SOTC.. mi manca ICO.. ho giocato a killer 7) tutti molto "particular" ma che mi hanno preso.. su Journey passo quasi a piè pari

  11. deltaSEV-FOUR on

    Al di là della recensione, penso che Journey sia una piccola esperienza che ognuno vede e "gioca" alla sua maniera. Personalmente l'ho trovato poetico quasi quanto Shadow of the Colossus.

    Come detto da ScorpioSting l'unica pecca forse è il rapporto longevità-prezzo: un'oretta in più di storia non avrebbe guastato.

  12. makka on

    L'ho giocato ieri sera, durante il gioco ho incontrato un giocatore e ho portato a termine con lui l'avventura…è stato commovente.

    Io consiglio a tutti di provare questo gioco, almeno una volta.

    E' stato quasi un sogno, un'esperienza unica.

    Meraviglioso, divino, eccelso! L'ho apprezzato anche più di Flower.

    Bella la recensione, avrei approfondito un pò di più la questione multiplayer però che è stata appena accennata e secondo me gioca a favore del gioco.

  13. Kassandro on

    Ho appena terminato il mio viaggio.

    Per buona parte ho avuto un compagno. Non so se la sua identità sia una soltanto, ma ha condiviso con me questa ricerca.

    Pochi giochi mi hanno lasciato basito e sconcertato una volta arrivati allo scorrere del titoli di coda.

    Un opera unica, sensibile, toccante ed emozionale.

    Un utilizzo intelligente e "sereno" delle potenzialità del multiplayer.

    Come dico spesso: fateVI un favore, giocatelo.

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