The Fall Part 2: Unbound - Recensione

The Fall Part 2: Unbound è il seguito, ovviamente, di quel The Fall che tanto fece parlare di sé nel 2013, capostipite di una triade che dopo 5 anni vede finalmente uscire il suo seguito. Questo sequel porta con se gli stessi pregi, e ahinoi, gli stessi difetti del suo predecessore, ma andiamo con ordine.

Salvarmi

The Fall Part 2: Ubound comincia esattamente dove abbiamo lasciato The Fall. E già qui sorge il primo problema. Chi non ha mai giocato il prequel si troverà uno striminzito recap di pochi secondi che spiegherà si la storia, ma non approfondirà per nulla i personaggi, lasciando molte delle domande esistenzialistiche del nostro character senza un fondamento che ci permetta di capirlo.

Metroid o Punta e clicca?

Il gioco si suddivide in due fasi specifiche: La prima sarà composta da zone platform dove affronteremo dei “virus” lanciati dall’utente nel tentativo di fermarci. Questa è forse la parte più debole del tutto. In quanto i comandi non sono mai precisi e intuitivi e per ogni movimento dovremo fare mente locale su quale tasto premere per riuscire a salvarci. La seconda fase è quella costituita dagli enigmi.  Durante queste sessioni prenderemo possesso di un altro droide che potremo comandare a nostro piacimento, rispettandone però la routine installata. Gestire questi Loop ci permetterà di effettuare tutte le operazioni necessarie affinchè ogni segreto sulla posizione dell’utente ci venga alla fine svelato. Sia durante queste sessioni che quelle platform, potremo sbloccare documenti che ci spiegano un po’ meglio la storia del gioco, per fortuna non appesantendola.

Estetica, filosofia e musica.

La storia del gioco è molto intricata. Troveremo infatti una A.I.R.D che si pone continue domande sulla sua esistenza, sul senso della vita e su quanto possa spingersi oltre i limiti delle sue vecchie programmazioni pur di ottenere il suo scopo, ovvero quello di restare “viva”. Esteticamente, il gioco non si discosta dal primo episodio della serie. All’inizio ci viene consigliato di tenere la luminosità al minimo per mantenere quel tono cupo cyber punk distintivo del gioco. Durante le sessioni platfom gireremo in un mondo virtuale e freddo, mentre le parti in “esterno” saranno ben più complesse, con il tocco di classe delle scritte in pieno stile “Pc anni 80” che fungeranno da riga di comando per la nostra A.I.R.D . Le musiche sono azzeccate, passeremo da roba new wave anni 80 a musica da camera e pezzi classici di pianoforte ben legate fra loro e tutte ben circoscritte all’evento che stiamo vivendo in quel momento. Ottimo il doppiaggio in inglese con sottotitoli in italiano.

Conclusione

Ma il gioco vale la candela? Se si è completati il primo, assolutamente si. Se il cliffangher finale del prequel non vi è andato per nulla giù, grazie a questo The Fall Part 2: Unbound potremo finalmente portare avanti una storia che ha ancora molto da raccontare, sperando di non dover aspettare altri 5 anni per il terzo capitolo.

  • Atmosfera cupa e oscura

  • Enigmi complessi e mai banali

  • Platform troppo invasivo

  • Controlli poco precisi

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