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Recensione One Piece: Grand Cruise

di: Marco Licandro

Grand Cruise è la prima installazione della serie One Piece a manifestarsi in VR, regalando al giocatore un’esperienza unica, e permettendogli di vedere come mai prima d’ora i suoi personaggi preferiti.

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In cosa consiste?

Originariamente creato come demo per la Tokyo One Piece Tower, parco a tema dedicato alla famosa serie Giapponese, approda adesso su PS4 rendendo l’esperienza disponibile per tutti i possessori di PSVR. Potrete finalmente avere un ruolo nelle vicende di Rufy e compagni, essendo questa volta voi il protagonista muto e senza nome della vicenda. Date un’occhiata alla vasta Thousand Sunny, mettetevi comodi nella cucina di Sanji, guardate gli allenamenti di Zoro e Franky, e sbirciate negli appartamenti privati di Nami e Nico Robin. Infine, affrontate in ben due sfide dei combattimenti navali a suon di cannoni, o il temibile Kraken, e preparatevi ad assistere al combattimento finale tra Rufy e Donquijote Doflamingo.

Dal parco a tema all’uso domestico

Strutturare un gioco per essere usufruito in un parco a tema è sicuramente molto diverso rispetto ad uno pensato per essere giocato in casa. Il primo deve essere in grado di offrire un assaggio di quella che deve essere una semplice e breve esperienza, evitando quanto possibile il motion sickness, mentre il secondo dovrebbe, in teoria, garantire maggiore immersione ed interazione. Purtroppo nel nostro caso, Grand Cruise è esattamente la demo del parco a tema, con la differenza che se lì fosse possibile giocare fino ad 8 giocatori contemporaneamente, la versione PS4 è totalmente priva di funzionalità online, mettendoci accanto ad altre figure umanoidi prive di volto e controllate dalla IA.

Il design dei personaggi

Ritrovarsi di fronte Rufy e TonyTony Chopper ad inizio gioco crea un senso di sorpresa e spaesamento. Vedere per la prima volta i personaggi di fronte a noi è qualcosa di nuovo, rendendoci capaci di captarne le forme, proporzioni, captando i dettagli del volto, delle mani. Particolarità di essi è il tipo di design utilizzato, un misto tra un 3D spoglio ed un rivestimento fatto di disegno a mano, creando questo mix tra realistico ed anime al contempo. Purtroppo non potremo dedicarci troppo a questi particolari, o a quelli della nave, poiché ci renderemo conto immediatamente che tutta la ciurma parla solo Giapponese. I sottotitoli verranno ancorati alla parte bassa della nostra visione, cosa alquanto scomoda anche per il fatto che costringono a muovere gli occhi in basso, e abbassare la testa risulterà solo nell’abbassare maggiormente i sottotitoli. Non abbiamo quindi scampo, e tentiamo di leggere e ammirare l’ambientazione quanto meglio possibile.

Interagire con il mondo di gioco

I Playstation Move non sono supportati, e neanche lo è nessun pulsante del DualShock. Questo significa che l’unico metodo per interagire è quello di muovere la testa, rimanendo ancorati sul posto, e fissare i personaggi, ponendo lo sguardo esattamente al centro dei loro volti, e aspettando che dei cerchi concentrici raggiungano si chiudano su di essi, dopodiché scatta l’animazione, con qualche frase e a volte domanda, che ci porterà a rispondere semplicemente Sì o No, per poi finire lì. Le fasi di gioco vere e proprie sono solo alla fine. A seconda del gioco selezionato ad inizio partita, potremo affrontare una battaglia navale o un Kraken, ma il gameplay rimane invariato. Il DualShock, con i suoi movimenti, gestirà la direzione del cannone, e dovremo sparare al Kraken per abbattere i suoi tentacoli, oppure distruggere la moltitudine di palle di cannone e oggetti vari che verranno scagliati dalla nave avversaria. In entrambi i casi, ogni colpo a segno garantirà un punteggio, e alla fine del gioco il team di 4 con il punteggio più alto verrà annunciato come vincitore.

Una struttura lineare a capitoli

Ad inizio gioco verremo accolti da una spiaggia soleggiata, e potremo scegliere il sesso del nostro avatar senza volto e senza nome, nonché il tipo di gioco che vorremo affrontare (kraken o battaglia navale). Entrambi sono seguono la stessa struttura di gioco che consiste in una introduzione, una sezione della nave, ed infine il gameplay vero e proprio. Essendo cinque le sezioni della nave, ciò significa che per vederle dovremo ogni volta ripetere da capo la serie da tre, riascoltando gli stessi dialoghi, riguardando le stesse scene, impossibilitati dal saltare gli uni o le altre. Le varie sezioni della nave ci permetteranno di guardare da vicino alcuni personaggi, tra cui TonyTony Chopper, Zoro, Sanji, Nami, e Nico Robin. Presenti, anche se in maniera più secondaria, anche Usop e Brook, nonché Franky che nella scena con Zoro sarà lievemente più centrale. Nel caso sceglieste di visitare le stanze delle ragazze, preparatevi ad essere accolti da un davanzale parecchio più prominente di quanto avreste immaginato. Chiaramente fan service, il giocatore sarà posto estremamente vicino alle ragazze, le quali si avvicineranno molto, esponendo in maniera sostanziale il décolleté a pochi cm dal volto del giocatore. Salvo questo, come già detto, non c’è modo di interagire in nessun modo, se non fissando i personaggi o trovando alcuni elementi quali cappelli di paglia in giro per il livello, ma non ottenendo assolutamente nulla nello scovarli.

Ne vale la pena?

Per i fan sfegatati della serie, il solo fatto di poter avere di fronte i propri beniamini è probabilmente un motivo per possedere il titolo in questione, ma anche in quel caso la delusione arriva presto, proprio per il fatto che le possibilità per fare qualcosa, almeno per la versione console, c’erano tutte. La struttura a tre capitoli è totalmente immotivata, in quanto il giocatore avrebbe potuto girare per le varie ambientazioni senza dover iniziare da capo, eppure i limiti vi sono, ed anche quelli di tempo. Può capitare infatti di spendere troppo tempo in una stanza, e a quel punto Rufy ci chiamerà per andare a combattere, chiudendo le porte a qualsiasi altra possibile interazione. Come tech demo è sicuramente un piacevole passatempo, ma non essendo stato pensata per le console domestiche, anche un prezzo irrisorio come dieci euro è decisamente spropositato rispetto a quanto offre, perdendo probabilmente l’opportunità di essere offerto gratuitamente e sfruttare quindi l’accoglienza del pubblico.