Mulaka - Recensione

Non è la prima volta che elogiamo la forza narrativa del medium videoludico. Se i progetti tripla A cercano per lo più di emulare i grandi blockbuster hollywoodiani, dall’altra abbiamo il mondo indipendente che con piccoli progetti cerca di raccontare storie più intime e personali. È questo il caso di Mulaka, gioco indipendente di Lienzo, team di sviluppo messicano che cerca di trasportare la cultura della propria terra.

Storia di un Sukurúame

Nel gioco vestiremo i panni di Mulaka, un Sukurúame, ovvero un mago della popolazione indigena dei Tarahumara. Ci troviamo nel nord del Messico dove le forze del male minacciano questa terra e spetta proprio a Mulaka riportare la pace utilizzando i poteri dei demigodi.

Mulaka segue un canovaccio molto classico visto che abbiamo l’eroe senza macchia che deve fermare il cattivone di turno. Ciò che aiuta però il gioco di Lienzo a differenziarsi dalla massa è la sua ambientazione che esalta una terra, un popolo e un’intera cultura. I Tarahumaras non solo sono degli abili guerrieri, ma anche degli abili maghi che possono sfruttare il potere degli dei.

Mulaka è una classica avventura 3D che mescola elementi action, puzzle e platform. Il level design alterna zone al chiuso e lineari ad altre più aperte, quasi sandbox, in cui decidere liberamente in quale ordine raccogliere i tre cristalli necessari per passare al livello successivo. Questo è proprio uno dei problemi dell’opera di Lienzo: la struttura di gioco infatti si ripete per tutti e sette i livelli del gioco che vi terranno impegnati per circa sei ore. Anche i puzzle non brillano per varietà, anzi, finiscono ben presto per risultare tutti uguali cambiando solo per le dimensioni che crescono sempre di più mano a mano che si avanza.

Dietro una struttura molto ripetitiva, Mulaka nasconde comunque delle buone qualità grazie a delle sequenze platform molto tradizionali ma ben fatte in cui sfruttare i vari poteri come la trasformazione in aquila per allungare di diversi metri il proprio salto. Il combattimento invece si basa sull’uso di due tasti (attacco leggero e pesante), la schivata, la possibilità di lanciare la propria arma sui nemici più distanti o che si librano in volo, e infine un attacco super da scatenare una volta riempita l’apposita barra. Peccato che al combat system manchi un po’ di profondità e precisione: le combo infatti sono essenziali e molto semplici, il sistema di mira per gli attacchi a distanza invece non sempre si è rivelato sufficientemente responsivo. Oltre a potersi trasformare in varie creature per pochi secondi, il protagonista può anche sfruttare una visione speciale in grado di evidenziare elementi dello scenario o nemici all’apparenza invisibili. Soddisfacente la caratterizzazione dei boss e la varietà di nemici che vanno da piccolissimi insetti, a spiriti per poi passare a enormi golem. Durante l’avventura possiamo anche dedicarci alla raccolta di erbe e piante per creare pozioni in grado di recuperare la salute, creare barriere difensive, bombe esplosive per distruggere alcuni muri ed entrare in una sorta di modalità berserk.

Da un punta di vista grafico a farla da padrone è la semplicità. Lienzo si è affidato al motore Unity utilizzando modelli poligonali, texture molto basilari e una ricca palette di colori. Lo stile grafico risulta alla fine molto piacevole con ambientazioni sufficientemente variegate: si inizia da un classico deserto per poi passare a location più esotiche. Di ottimo livello il comparto audio con musiche ispirate. Segnaliamo che al gioco manca la localizzazione in italiano, ma l’inglese non si rivelerà un gran problema per la comprensione della semplice storia.

Commento finale

Peccato per una struttura di gioco eccessivamente ripetitiva e la mancanza di un po’ di profondità nel combat system. Se Lienzo fosse riuscito a migliorare questi due aspetti, ci saremmo ritrovati dinanzi a uno degli indie più interessanti di questa prima parte del 2018. Mulaka invece si limita ad essere un’avventura molto piacevole e divertente da tenere in considerazione se siete alla ricerca di un titolo dal setting diverso dal solito.

  • La cura nel trasportare la cultura indigena Tarahumara

  • Le trasformazioni del Tarahumara

  • Buon mix di action, platform e puzzle

  • Struttura di gioco ripetitiva

  • Al combattimento manca profondità

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