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Recensione inFamous: Second Son

Ah la cara e vecchia console war, finalmente tornata in auge dopo anni di silenzio grazie all’avvento delle nuove macchine da gioco. E allora eccoci qua, tutti pronti allo scontro, intenti a contare pixel, cronometrare lo scorrere dei frame e analizzare al microscopio ogni anfratto di quegli ammassi di codice alloggiati nei dischi o reperiti dai rispettivi store digitali. Player bellicosi si sono avventurati in ardite, quanto spesso improvvisate, disquisizioni tecniche, nel tentativo di difendere la (presunta?) superiorità del titolo vicino ai propri colori, alimentando spesso con toni assai coloriti le pagine web di mezzo mondo. E voi, vi siete riconosciuti all’interno di questo sommario identikit? Qualunque sia la risposta difficilmente sarete rimasti indifferenti ai proclami che, sin dall’annuncio, hanno accompagnato la genesi di inFamous: Second Son. Ed oggi, a qualche giorno dal rilascio nei negozi, è giunto finalmente il momento di vedere se PS4 è realmente in grado di fare la voce grossa.

di: Simone Cantini

Ah la cara e vecchia console war, finalmente tornata in auge dopo anni di silenzio grazie all’avvento delle nuove macchine da gioco. E allora eccoci qua, tutti pronti allo scontro, intenti a contare pixel, cronometrare lo scorrere dei frame e analizzare al microscopio ogni anfratto di quegli ammassi di codice alloggiati nei dischi o reperiti dai rispettivi store digitali. Player bellicosi si sono avventurati in ardite, quanto spesso improvvisate, disquisizioni tecniche, nel tentativo di difendere la (presunta?) superiorità del titolo vicino ai propri colori, alimentando spesso con toni assai coloriti le pagine web di mezzo mondo. E voi, vi siete riconosciuti all’interno di questo sommario identikit? Qualunque sia la risposta difficilmente sarete rimasti indifferenti ai proclami che, sin dall’annuncio, hanno accompagnato la genesi di inFamous: Second Son. Ed oggi, a qualche giorno dal rilascio nei negozi, è giunto finalmente il momento di vedere se PS4 è realmente in grado di fare la voce grossa.

Un nuovo inizio

Sono trascorsi 7 anni dagli avvenimenti narrati in inFamous 2 e, nonostante il sacrificio di Cole, i Conduit sono ancora visti come una minaccia per l’umanità. Tutti gli individui in possesso di poteri, difatti, sono costretti a vivere quasi in clandestinità nel tentativo di sfuggire agli agenti del DUP, un commando armato il cui compito è rinchiudere coloro che sono considerati alla stregua di pericolosi infetti. Sarà uno di loro, intento a sfuggire da una delle strutture di contenimento, ad entrare in contatto con Delsin Rowe, colui che i ragazzi di Sucker Punch hanno designato come erede del calvo eroe elettrico. Un incontro che, come è più che lecito aspettarsi, cambierà per sempre la vita spensierata di questo giovane writer che si ritroverà, suo malgrado, a divenire egli stesso uno dei braccati. Costretto dagli eventi a fuggire a Seattle assieme al fratello, Delsin deciderà di impiegare la sua facoltà di assorbire i poteri degli altri Conduit per sconfiggere il capo del DUP, la dottoressa Brooke Augustine, al fine di poter trovare una cura per i suoi cari, ridotti in fin di vita dai poteri di Augustine stessa. E così, scorrazzando in lungo e in largo per Seattle, entreremo presto in confidenza con un cast di personaggi ben tratteggiati, tra i quali spicca senza dubbio Delsin che, in virtù del suo carattere spavaldo e a tratti giocoso, siamo certi non farà rimpiangere più di tanto il caro e vecchio Cole.

Il fumo nuoce gravemente alla salute

A metà strada tra le funamboliche evoluzioni di un qualsiasi Assassin’s Creed ed un canonico TPS, inFamous: Second Son riprende in toto le meccaniche che sin dagli albori contraddistinguono la serie: ecco, quindi, un’ampia città liberamente esplorabile (sia in orizzontale che in verticale), all’interno della quale saremo chiamati a combattere contro le forze del DUP nel tentativo di potersi finalmente scontrare con Augustine. Il tutto, ovviamente, potendo contare sulle nuova facoltà proprie della condizione di Conduit: la prima di esse permetterà a Delsin di sfruttare le proprietà del fumo, elemento che gli consentirà di scagliare bombe tossiche, dardi fumogeni e tramutarsi in una leggiadra nube grigiastra, utile per sorprendere gli avversari ma anche per scalare velocemente i vari edifici sfruttando i condotti di areazione. Decisamente più coreografico l’impiego del secondo upgrade in cui ci imbatteremo che, sfruttando la luce al neon, consentirà a Delsin di muoversi a velocità impressionanti, scalare in un lampo le pareti e dare, ovviamente, origine a tutta una nuova serie di devastanti attacchi. Differenti più per mere peculiarità estetiche (già apprezzate nei vari filmati che hanno accompagnato lo sviluppo del gioco) che per effettive differenziazioni offensive, le capacità belliche di Delsin subiranno una piacevole variazione in occasione dello sblocco del terzo potere, mescolando lievemente l’approccio tattico in cui basilari elementi stealth si uniranno alla consueta frenesia blastatoria. Naturalmente ognuno dei poteri potrà essere upgradato nel tempo, raccogliendo i frammenti energetici di cui Seattle è letteralmente ricolma. Poi, nel caso si fosse maggiormente avvezzi alle scazzottate più stradaiole, il nostro nuovo Conduit non disdegnerà di ricorrere anche alle mani per avere la meglio sui suoi avversari. Purtroppo sotto questo aspetto è stato compiuto un passo indietro rispetto al (seppur basilare) sistema di combo impiegato in inFamous 2, scegliendo di introdurre un’unica sequenza di colpi che rimarrà immutabile per tutta l’avventura. Peggiorato anche il sistema di gestione dei poteri, adesso non più liberamente switchabili in tempo reale, ma legati all’elemento che andremo ad assorbire di volta in volta nel corso degli scontri. A rimanere pressoché immutata è, invece, la gestione del karma il cui allineamento andrà come di consueto ad influire sulle caratteristiche offensive dei poteri, le caratteristiche di alcune missioni e, ovviamente, il finale. Fortunatamente, animato da questo spirito conservatore, anche il feeling ed il gameplay non hanno subito variazioni particolari, fattore che rende questo Second Son imprescindibile per tutti i fan della serie. Oltre che decisamente consigliato a chi cerca un’avventura free roaming frizzante e ricca di azione.

Dal grunge ai Conduit

Abbandonate le location fantasiose tanto care alle serie di stampo DC ComicsSucker Punch ha scelto di ambientare le vicende di Second Son all’interno di un luogo realmente esistente, una Seattle che ha comportato per lo studio un lavoro assai accurato di riproduzione, ovviamente concedendo qualche licenza estetica scatenata dai poteri dei Conduit. Peccato che, a dispetto della nuova potenza messa a disposizione da PS4, la città continui ad essere un semplice contenitore vuoto, al cui interno, tra una missione e l’altra, vagano anonimi passanti, passivi automobilisti e strutture granitiche completamente indifferenti alla distruzione selvaggia. Ad eccezion fatta di alcune strutture del DUP, difatti, sarà praticamente impossibile sbriciolare alcunché: vedere un banale e fragile ombrellone resistere ad una una scarica di proiettili esplosivi è un’esperienza assai bizzarra. Fortunatamente le cose da fare non mancano e, seppur non brillino per varietà, ci sarà di che divertirsi tra quartieri da liberare dalle forze del DUP, agenti da smascherare, registrazioni da scovare, telecamere nascoste da smantellare e graffiti da realizzare utilizzando gli accelerometri del DS4. E poi ci sono gli scontri con gli avversari che, pur non brillando per acume tattico, dato il loro ingente numero costituiscono sempre un ostacolo da non sottovalutare. Degni di nota anche gli scontri con i vari boss, capaci di mettere in crisi in più di una circostanza e meritevoli di aumentare il tasso di sfida che, soprattutto al livello di difficoltà più elevato, stresserà seriamente le vostre doti di Conduit. Certo, dopo un po’ l’effetto novità tende a svanire, ma sotto questo punto di vista Second Son non è così distante da tanti altri esponenti del genere.

Una gioia per gli occhi

Dai, inutile facciate i vaghi dissimulando i vostri veri pensieri: non negate che, dopo tutto il chiacchierio delle ultime settimane, a catalizzare la vostra attenzione attorno ainFamous: Second Son sia stato il tanto sbandierato lato tecnico e grafico. E dopo aver passato svariate ore in compagnia di Delsin non possiamo fare a meno di giustificare quasi pienamente tutto il fermento che si è creato attorno a questo nuovo capitolo della serie: sgomberando rapidamente il campo ad ogni ragionevole dubbio, diciamo subito che l’impatto estetico è semplicemente maestoso, soprattutto considerando che stiamo parlando di un titolo free roaming. La risoluzione in full HD reale restituisce una pulizia invidiabile che, unita agli impressionanti effetti luminosi, rende Seattle un vero spettacolo per gli occhi. Di giorno sarà impossibile non rimanere stupiti dalla profondità di campo e dalla bellezza del panorama, ma è di notte, quando la città si anima di mille e più luci colorate, che inFamous: Second Son lascia davvero sbalorditi. Soprattutto se la scena è inumidita dalla pioggia che, frequentemente, andrà a bagnare ogni superficie esposta, facendo risaltare il lavoro dei ragazzi di Sucker Punch. Però, se siete stati attenti, ad inizio paragrafo ci siamo lasciati sfuggire un quasi che ora andremo a spiegare: al cospetto di una tale opulenza grafica spiace notare come Delsin possa attraversare le pozzanghere senza che queste subiscano una benché minima variazione estetica. Ad essere pignoli, inoltre, è stato davvero bizzarro notare come il nostro eroe sia stranamente immune ad alcune fonti luminose (chi ha citato i fari delle auto?). Nel complesso sono tutte pecche marginali, ma si tratta di errori talmente ingenui che non sarebbe stato certo difficile evitare. Certo è che non appena Delsin si scompone in un fascio di luce, magari al crepuscolo, ed inizia a sfrecciare attraverso le strade inumidite di Seattle, ci si dimentica ben presto di tutto e ci si limita a godere dinanzi ad un engine solido come non mai. Magari non girerà ai tanto sospirati 60 frame al secondo, ma come antipasto tecnico di generazione c’è di che essere più che felici. Come vuole la tradizione Sony, inoltre, sono ottimi sia il doppiaggio (interamente in italiano) che l’accompagnamento sonoro che, strizzando l’occhio alla giovane età e al temperamento di Delsin, propone una soundtrack in cui si mescolano in maniera convincente ritmi più duri a temi più dilatati e sospesi.

Tecnicamente maestoso? Sì. Divertente, seppur non privo di qualche difettuccio e caduta di stile? Sì. Innovativo? Ecco, qua un’affermazione troppo convinta stonerebbe. inFamous: Second Son, difatti, non fa nulla per stravolgere un concept che nel corso degli anni è riuscito a ritagliarsi la sua brava fetta di appassionati. La strada scelta daSucker Punch per questo nuovo episodio e stata (forse a torto) di soffermarsi maggiormente sull’upgrade tecnico, evitando di modificare in maniera altrettanto marcata un gamepaly comunque rodato. Se preso come mero showcase di potenza, alla luce di quanto visto sino ad oggi su console, inFamous: Second Son meriterebbe senza dubbio un voto più alto di quello che campeggia più in basso. Purtroppo, però, se spogliata di tanta opulenza grafica, l’avventura di Delsin manca chiaramente di quel guizzo capace di renderlo un capolavoro indiscusso del genere, relegandolo al rango non certo disdegnabile di prodotto più che buono.