Ghost Recon: Wildlands - Recensione

Ghost Recon: Wildlands non è uscito proprio nel periodo migliore, dopo che Horizon: Zero Dawn e The Legend of Zelda: Breath of the Wild hanno catalizzato, e continuano ancora a farlo tuttora, attorno a loro gran parte dell’attenzione e definito nuovi standard per il genere open world. Eppure Ubisoft ha dimostrato in passato di avere la forza di dire la sua nel genere, basti pensare al recentissimo Watch Dogs 2 e a tanti altri titoli in passato ad esempio Far Cry 3, gli Assassin’s Creed e così via. Ghost Recon: Wildlands però non vuole limitarsi a essere un semplice open world, quanto piuttosto quello più grande dell’intera storia della software house francese. I Ghost sono tornati e questa volta il loro obiettivo sono i narcos in Bolivia.

Fantasmi in Bolivia

La Bolivia è uno stato in guerra dominato da El Sueño, leader del cartello Santa Blanca che tiene sotto scacco la terra sudamericana esportando la coca nel resto dell’America. Gli unici a combattere il cartello sono i ribelli aiutati proprio dall’unità Ghost che ha l’obiettivo di fermare El Sueño e distruggere il suo cartello. Della storia di Ghost Recon: Wildlands non c’è da dire molto altro in quanto ben presto si rivela un mero pretesto per girovagare nell’immensa mappa di gioco e svolgere le varie missioni. Davvero un peccato che Ubisoft non sia riuscita a costruire un plot più coinvolgente dal punto di vista narrativo, anche lo stesso El Sueño si mostra davvero pochissimo e non riesce a essere mai una presenza minacciosa come lo era ad esempio il tanto amato Vaas di Far Cry 3. Il nostro compito è quello di distruggere pezzo dopo pezzo il Santa Blanca colpendo i quattro rami che lo compongono: influenza, sicurezza, produzione e contrabbando. La Bolivia è divisa in varie aree, ogni area è controllata da un personaggio che va eliminato svolgendo un certo numero di missioni, eliminati tutti coloro che lavorano per un ramo si può passare al capo per distruggere così l’intera attività. Per arrivare ai titoli di coda del gioco vi basta distruggere almeno due dei rami sopracitati, noi ci abbiamo impiegato tra le trenta e le quaranta ore con la percentuale di completamento poco sopra il 50%, per arrivare quindi al 100% il gioco richiede altrettante ore come potete facilmente intuire.

Agire come un fantasma

Come ogni open world, Ghost Recon: Wildlands butta il giocatore nell’immensa mappa di gioco e gli dà libera scelta su come affrontare l’avventura. Ogni qualvolta ci si approccia a una nuova area, ci vengono date delle informazioni generiche su chi controlla la zona e sulla mappa appaiono una serie di icone che ci indicano dove trovare i dossier per sbloccare le missioni principali, in più, sparsi un po’ ovunque, troviamo anche dei cache dati che ci sbloccano sulla mappa le varie quest secondarie. Quest’ultime vanno dalla semplice raccolta di nuove armi, punti abilità e medaglie bonus, a veri e propri raid per ottenere nuove risorse e altre che potenziano il supporto dei ribelli. A lungo andare la struttura del gioco appare piuttosto ripetitiva in quanto in ogni area bisogna sempre svolgere le stesse azioni, tuttavia durante la nostra partita non abbiamo mai avvertito un senso di pesantezza o di stanchezza poiché a ogni missione ci si può approcciare nel modo che più si preferisce grazie alla libertà dell’open world.

Dal classico assalto ad armi spianate, a un più ragionato stealth; quest’ultimo metodo si rivela senza ombra di dubbio il più efficace e il più soddisfacente, grazie agli strumenti messi a disposizione dei giocatori. Per farvi un esempio, spesso ci siamo posizionati su un punto sopraelevato dove abbiamo individuato i nemici grazie al drone e al binocolo, abbiamo eliminato i cecchini e ci siamo infiltrati con la pistola silenziata per ripulire l’area. Questo è solo uno dei nostri metodi preferiti, ma il gioco vi offre libera scelta tra gadget che fungono da diversivi, bombe e molto altro ancora, oltre al supporto dei ribelli che possono essere utilizzati per colpire un avamposto con il mortaio o schierare sul campo dei mercenari. Proprio il focus sullo stealth vede la parte più sparacchina un po’ sottotono. Meglio chiarire: la parte shooter di Ghost Recon: Wildlands è piuttosto buona, tuttavia ci aspettavamo una sensazione pad alla mano più simile a un The Division (tanto per restare in casa Ubisoft) con l’arma capace di restituire una senso di fisicità e pesantezza maggiore, e invece il feeling è più leggero e arcade. Anche il cover system automatico non ci ha fatto impazzire con il protagonista che entra in copertura non appena ci si posiziona dietro un muro, avremmo preferito di gran lunga il più preciso sistema tipico dei giochi Ubisoft che consentiva di spostarsi da una copertura all’altra tramite la pressione di un semplice tasto.

Come ogni Ghost Recon che si rispetti, anche Wildlands permette di controllare la propria squadra impartendo a loro semplici ordini come dirigersi verso un punto indicato, fermarsi o aprire il fuoco sui nemici, ritorna inoltre anche il colpo sincronizzato visto in Future Soldier che consente di marcare un massimo di tre nemici (uno per ogni compagno) e eliminarli nello stesso istante non appena si spara un colpo o si dà l’ordine. Nonostante Ghost Recon: Wildlands non segni un ritorno al tatticismo dei primi capitoli in quanto siamo molto più vicini all’ottimo Future Soldier, in single player l’esperienza di gioco risulta assolutamente godibile. Ovviamente in cooperativa, con un gruppo di amici che comunica costantemente, Ghost Recon: Wildlands dà il meglio di sé ed è proprio così che vi consigliamo di affrontare il gioco.

Gunsmith e non solo

Ghost Recon: Wildlands include anche un sistema di personalizzazione che coinvolge sia l’aspetto estetico che quello più funzionale. La parte estetica offre una discreta scelta tra maglie, zaini, mimetiche e molto altro, mentre molto più interessante è la personalizzazione delle armi che vede il ritorno del Gunsmith consentendo quindi al giocatore di smontare a pezzi le proprio bocche di fuoco e di montare nuovi calci, silenziatori, mirini, caricatori e molto altro. Inizialmente si ha a disposizione giusto una manciata di armi, tuttavia ben presto ne troverete di nuove esplorando la mappa insieme a diversi gadget. Troviamo poi anche un albero delle abilità diviso in diversi rami che consentono di migliorare la mira, l’efficacia del drone e della propria squadra, o anche di subire qualche colpo in più (inizialmente si tende a morire davvero tanto negli scontri a fuoco) e così via spendendo non solo gli appositi punti abilità ma anche le risorse della ribellione da raccogliere svolgendo le apposite missioni secondarie. Dal punto di vista delle abilità e delle armi è stato fatto davvero un ottimo lavoro con il gioco che sprona a dedicarsi alle attività secondarie senza le quali sarebbe impossibile migliorarsi.

Viaggio in Bolivia

La Bolivia ricreata in Ghost Recon: Wildlands è davvero enorme, così grande che dopo le decine di ore che abbiamo dedicato al gioco non siamo ancora riusciti ad esplorare un paio di zone. Ogni area presenta caratteristiche uniche tra zone ricche di verde e boschive, aree di montagna con addirittura una spolverata di neve, piccoli laghetti e deserti interrotti dalle saline. C’è insomma una varietà di location impressionante e non possiamo non elogiare il lavoro svolto da Ubisoft considerando che non c’è nessun caricamento per passare da una zona all’altra (escludendo ovviamente quelli all’avvio, per la morte e per il fast travel). Ottimo anche il ciclo giorno/notte e il meteo dinamico, quest’ultimo in particolare presenta caratteristiche uniche a seconda della zona tra fitte piogge nelle foreste tropicali e forte scariche di vento sulle montagne. L’immensità dello scenario ha costretto Ubisoft a scendere un po’ a compromessi nella conta poligonale e nella pulizia generale con qualche compenetrazione poligonale di troppo, sporadici effetti di pop up, e qualche bug che fortunatamente non ha mai compromesso la nostra esperienza di gioco. Ottimo anche il comparto sonoro che può vantare la fantastica voce di Luca Ward al doppiaggio di El Sueño.

Commento finale

Ghost Recon: Wildlands segna un ottimo ritorno per la saga dedicata ai fantasmi di Tom Clancy. Ubisoft offre infatti un numero di contenuti impressionante, una mappa gigantesca e affascinante, un buon sistema di personalizzazione e un gameplay solido che, nonostante alcuni difetti nella gestione delle copertura, risulta capace di divertire qualsiasi tipo di giocatore. In single player il gioco risulta assolutamente godibile grazie alla buona intelligenza artificiale amica e nemica, tuttavia se volete trarne il meglio il nostro consiglio è di giocare in co-op con un gruppo di amici ben organizzato. Peccato solo per una storia appena abbozzata che poteva e doveva fare assolutamente di più per coinvolgere i giocatori.

  • Mappa enorme e tanti contenuti

  • Ottima personalizzazione del personaggio

  • In stealth dà il meglio di sé

  • Divertente sia in singleplayer che in co-op...

  • ... Ma in singolo è ancora lontano il tatticismo dei primi capitoli

  • La storia è solo un pretesto

  • Qualche problema tecnico

Un Commento a “Ghost Recon: Wildlands”

  1. Claudio "Evil_Sephiroth" Perfler on

    Per me hanno completamente snaturato a livello trama quello che erano i Ghost.Dovrebbero tornare ai Ghost Recon su PS2 o a Rainbow six 3

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