Downward Spiral: Horus Station - Recensione

Downward Spiral: Horus Station è un titolo sviluppato per realtà virtuale, e godibile quindi dai fortunati possessori di Playstation VR. I ragazzi di Third Eye Studio propongono così una sorta di puzzle shooter ambientato all’interno di una stazione spaziale priva di vita.

Non cammino: fluttuo

Senza preamboli, filmati iniziali, dialoghi di ogni sorta, il gioco ci getta d’improvviso all’interno della stazione spaziale Horus, e quel poco di tutorial ci spiega brevemente che non ci è possibile camminare, bensì fluttuare da un punto all’altro. Dimenticatevi quindi la nausea da VR che avevate giocando Robinson The Journey, perché qui andiamo verso un livello completamente nuovo dove l’alto e il basso non hanno più molta importanza.

Per muoverci dovremo afferrare muri, oggetti, e piattaforme che avremo accanto, e scagliarci verso la direzione che vogliamo, fluttuando quindi nel vuoto fino a che qualcosa non ci fermi. Può anche capitare che la spinta non sia sufficiente, e potremo, almeno nelle fasi iniziali del gioco, fluttuare per un minuto intero senza riuscire ad afferrare nulla. Che divertimento!

Per fortuna gli sviluppatori non sono così sadici da lasciarci vagare per l’intera stazione spaziale muovendo le braccia, ed è per questo che verrà presto in nostro aiuto un rampino, utilissimo e facile da utilizzare, che ci trascinerà ovunque esso si possa aggrappare.

Risolvi e spara

Il gioco si sviluppa in livelli, e ognuno di essi richiederà una buona dose di esplorazione, premere pulsanti, aprire porte, il tutto per riattivare la stazione praticamente morta. Non vi sono altri esseri viventi con i quali interagire, ma avremo a che fare con dei droidi che attaccheranno a vista, e rappresenteranno l’altra facciata del gameplay, quella dello sparatutto.
Sfortunatamente, mirare fluttuando nel vuoto a piccoli droidi non è facile come si possa pensare, ed è facilissimo morire presto e spesso. I comandi e le meccaniche complesse non aiutano un gioco che comunque offre poco al giocatore, se non l’esperienza sci-fi ed alcuni panorami mozzafiato nelle fasi che ci richiederanno di uscire dalla stazione.

Giocalo come ti pare

Punto di forza del gioco non è forse il gameplay vero e proprio, quanto la scelta data al giocatore su come giocarlo. È possibile infatti concludere il titolo senza il Playstation VR, utilizzando il Dualshock 4, ma è sconsigliato in quanto l’esperienza in realtà virtuale è praticamente l’unica ragione sensata per giocare il titolo. Se non siete amanti dello shooter, o semplicemente le meccaniche del gioco non fanno per voi, sarà possibile disabilitare totalmente i droidi e concentrarvi quindi solo sull’esplorazione. Vi è infine una modalità multiplayer, che tuttavia non aiuta nel dare luce al titolo per via di meccaniche complesse da digerire, in particolare per gli amici che non sono avvezzi a questo tipo di avventura.

In poche parole

Downward Spiral: Horus Station è per quel tipo di giocatori che ha i seguenti requisiti: pazienza, passione per lo sci-fi, stomaco forte. Il titolo raggiunge la sufficienza, ed è godibile dall’inizio alla fine, ma è anche estremamente lento e meccanico, ed è facile darsi per vinti dopo le prime fasi di gioco. L’atmosfera per sé è molto interessante, ma durante l’avventura mancano quel gameplay e narrazione che avrebbero potuto rendere il titolo una piccola gemma in VR. Peccato.

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