Batman: Arkham Knight - Recensione

Quando Warner Bros e Rocksteady presentarono Batman: Arkham Asylum, il primo capitolo di questa trilogia, ho storto più volte il naso. Una volta impugnato il pad, la sensazione di essere Batman era palpabile. Te lo sentivi addosso, avevi i suoi gadget, vedevi il mondo con i suoi occhi e ragionavi come avrebbe ragionato lui, diventando un perfetto predatore notturno. In Arkham City abbiamo saggiato le capacità di Rocksteady con un mondo più aperto, con storie secondarie che si intrecciavano con la trama principale e che spettava al giocatore andare a cercare e seguire.
Con Batman: Arkham Knight il duo Warner Bros/Rocksteady raggiunge nuove fantastiche vette di piacere.

Piccola premessa necessaria: sono un fan di Batman.
Sono un fan di ciò che il cavaliere oscuro rappresenta, un uomo “comune” che grazie a tecnologia (surreale, ovvio, ma sempre di un fumetto parliamo) riesce a sgominare le peggio abominazioni che la feccia di Gotham non esita a gettargli contro. Non è un alieno che viene a spadroneggiare grazie ai suoi super poteri, non ha ingurgitato un siero del super soldato, non ha subito una mutazione che lo rende più veloce della luce o capace di sparare ragnatele, non ha avuto un anello magico. Certo è forte e veloce ben oltre la normalità e nei fumetti è morto un paio di volte, ma la sua storia dura da 75 anni e le idee non sono infinite o sempre geniali.
Questa premessa è necessaria, perché in quanto fan, sono molto critico sull’esperienza resa da un videogioco che si prefigge l’obiettivo di simulare le gesta di uno dei miei eroi preferiti. Per la cronaca l’altro è Tony Stark, che guarda caso ha le stesse caratteristiche, a parte una maggior quantità di sorrisi.
Quando Warner Bros e Rocksteady presentarono Batman: Arkham Asylum, il primo capitolo di questa trilogia, ho storto più volte il naso. Una volta impugnato il pad, la sensazione di essere Batman era palpabile. Te lo sentivi addosso, avevi i suoi gadget, vedevi il mondo con i suoi occhi e ragionavi come avrebbe ragionato lui, diventando un perfetto predatore notturno. In Arkham City abbiamo saggiato le capacità di Rocksteady con un mondo più aperto, con storie secondarie che si intrecciavano con la trama principale e che spettava al giocatore andare a cercare e seguire.
Con Batman: Arkham Knight il duo Warner Bros/Rocksteady raggiunge nuove fantastiche vette di piacere.

Io sono Batman

Attenzione Spoiler sulla trama di Arkham City, leggete a vostro rischio e pericolo.
La conclusione di Batman: Arkham City ha sconvolto gli equilibri nelle forze criminali di Gotham e scatenato una vera e propria escalation di violenza lungo le strade della città. I grandi antagonisti del nostro eroe sembrano aver trovato nuova verve dopo la morte di Joker. Gli eventi con cui si apre la nostra nuova avventura si svolgono 6 mesi dopo la dipartita della nostra nemesi per eccellenza, Gotham è in mano alla criminalità, Arkham City ha fallito e la città ne sta pagando le conseguenze. Il dottor Crane, alias Lo Spaventapasseri sta ricattando la popolazione con una nuova siero tossina in grado di generare nuovo caos e morte. La situazione è tanto grave che l’amministrazione concorde alle forze di polizia indicono una evacuazione di massa dalla città. Un ottimo escamotage narrativo per poter riempire le strade di avversari ed evitare di dover ricreare una vita quotidiana di una grande città come Gotham.
Il nostro eroe sembra stanco e provato, da una struttura elevata osserva il caos mangiarsi piano piano la sua città che per così tanto tempo ha difeso con tutte le sue forze.
Infatti una delle differenze che salta all’occhio attento di chi ha fagocitato con fervore i capitoli precedenti è l’impressione che Batman non sia più quell’eroe invincibile che sgominava il male ma uno dei superstiti che lotta contro un’onda di malvagità impossibile da arrestare. Facendo un paragone videoludico, la sensazione che ho avuto è stata la stessa passando da Resident Evil e Resident Evil 2. Nel primo eri braccato, ma la situazione era circoscritta alla villa e sapevi che prima o poi, la via di fuga ci sarebbe stata. Nel secondo l’intera città è il male, non c’è via di fuga, devi solo cercare di sopravvivere.
Ed è questa la costante che permea l’intera esperienza in Arkham Knight. Ogni volta che, salendo su un palazzo, scandagliamo l’ambiente circostante con la visuale notturna del nostro cappuccio, la città compare invasa, gli avversari sono troppi. Ci troviamo così molto spesso a lasciarli perdere e cercare le minacce più incombenti. In pratica ci troviamo a dover lasciare liberi criminali, e non per un fine maggiore, ma semplicemente perché troppi e poco incisivi. Se ci pensate è una bella novità per il nostro cavaliere mascherato.
Lo Spaventapasseri non è il solo grande nemico che dovremo affrontare. Al suo fianco troveremo il misterioso Arkham Knight, un villain creato ad hoc per questa avventura con l’aiuto di Geoff Johns, direttore creativo della DC Comics Entertainment. Questo personaggio vestito come Batman sembra avere qualcosa di personale contro il nostro eroe. Dotato di una avanzata tecnologia ha riempito la città di droni automatizzati e armato una milizia particolarmente agguerrita che ci daranno del filo da torcere.
Un gradito ritorno lo faranno anche il Pinguino e Due Facce che inaspettatamente collaboreranno per eliminare il loro eterno avversario.
Ma la vera sorpresa è l’evoluzione dell’Enigmista. Da sempre nemico nell’ombra, rappresentava più un riempitivo per i fanatici del 100% nei capitoli precedenti. In Arkham Knight, Edward Nigma torna più scatenato che mai e non si limita a riempire la città di piccoli trofei verdi o enigmi, ma arriva a rapire Catwoman, creando delle vere e proprie sfide per poterla salvare. Non accontentandosi del ben di dio imbastito per il suo acerrimo nemico, piazza delle bombe all’interno di alcuni criminali costringendo Batman a scovarli e trovare un modo per disattivare gli ordigni.
Come si può intuire questo nuovo capitolo della serie Arkham offre una discreta varietà di situazioni e di storie che molto spesso ruberanno la scena alla trama principale. Non sarà raro trovarsi a veleggiare di tetto in tetto alla ricerca di qualche indizio che possa farci proseguire in uno di questi casi secondari, ma anzi più ci addentreremo in queste sottotrame più vorremo saperne ignorando bellamente l’obiettivo principale.

Black Fury Road

Vera protagonista di questo nuovo capitolo è lei, la Batmobile. Grande assente nei capitoli precedenti per ragioni di gameplay, arriva con tutta la sua irruenza il mezzo per eccellenza del nostro eroe.
A metà strada tra la versione sinuosa di Tim Burton e il mezzo militare di Nolan, la Batmobile è una presenza piuttosto invadente nelle nostre scorrazzate notturne. Se in Arkham City vagavamo per la città sfruttando il nostro fido rampino e planando con il nostro mantello, in Arkham Knight sfrecciamo per le strade con un furia inedita per il nostro predatore. Il nostro mezzo si trasforma all’occorrenza in un carrarmato con una mobilità straordinaria, una potenza bellica non indifferente che ci permette di spazzare via i droni del Cavaliere di Arkham con estrema semplicità in un tripudio di esplosioni. Rocksteady sapeva bene che la Batmobile avrebbe rappresentato la chiave di volta di questo capitolo e non si è risparmiata nel suo utilizzo, arrivando forse ad abusarne.
Non ci troveremo solo a girare per le strade alla ricerca di nuove missioni ma dovremo utilizzare il nostro potente mezzo anche per risolvere enigmi ambientali grazie all’uso del verricello elettrico montato frontalmente o a praticare vere e proprie sfide di trial organizzate per l’occasione dall’Enigmista.
Certo a voler ben vedere non si sa come l’Enigmista abbia saputo dell’esistenza di questo mezzo, visto che anche i criminali non la conoscevano, come dimostrano le loro espressioni di stupore misto a paura che possiamo origliare tramite la radio. Ma si parla di un’inezia su cui possiamo sorvolare.
E’ chiaro che l’introduzione della Batmobile sposta il gameplay in una direzione più “caciarona” se mi passate il termine. Gli stessi informatori presenti anche nei capitoli precedenti, dovranno ora essere inseguiti e poi pestati a dovere. I gruppi di nemici che infestano le strade verranno spazzati via senza problemi usando le armi a disposizione del nostro mezzo. Viene persa così quella sensazione di essere un predatore notturno che deve sfruttare la notte e il silenzio come suoi migliori alleati.
Ovviamente il nostro eroe si ritrova già con la dotazione di gadget dei precedenti capitoli con la possibilità di aumentarne l’efficacia tramite i punti esperienza, possibilità che si estende sia alle mosse di Batman che alla stessa Batmobile E dovremo utilizzarli a dovere per portare a termine le missioni predatore che sono comunque presenti. Rimane però la sensazione che la presenza della Batmobile sia forse un po’ troppo incombente.

Conclusioni

Ho lasciato per ultimo l’aspetto che in realtà salta maggiormente all’occhio: l’aspetto tecnico.
Il lavoro fatto da Rocksteady è impressionante se paragonato a tante altre produzioni contemporanee e si merita di piazzarsi tra i migliori prodotti di questa generazione. La pioggia eterna che bagna Gotham rende tutto fisico e luminoso grazie agli ottimi riflessi. I modelli dei personaggi principali sono resi magnificamente e animati in modo più realistico rispetto ai capitoli precedenti. In particolar modo la Batmobile è resa alla perfezione, si evince la cura riposta in questo nuovo veicolo/personaggio. Ogni tanto si avverte il limite del motore, un Unreal Engine 3 spremuto a dovere, ma l’effetto complessivo è veramente soddisfacente, soprattutto se pensato a 30fps quasi sempre fissi. Capita di avvertire qualche calo fisiologico, soprattutto nelle sezioni più caotiche e veloci, come gli inseguimenti a bordo della Batmobile, ma sono casi rari e che non influiscono minimamente sulla valutazione complessiva.
Posso tranquillamente affermare che con Arkham Knight, il duo Warner Bros/Rocksteady ha raggiunto l’apice dell’esperienza Batman. Difficile trovare qualche difetto grave a questa produzione se non quelli che accompagnano la serie fin dal suo primo capitolo. E’ sempre presente, infatti. una difficoltà nei combattimenti tarata un po’ troppo verso il basso, anche se l’introduzione di classi come il medico nei comparti della milizia del Cavaliere di Arkham porta un po’ di sfida aggiuntiva. Le missioni secondarie sono a volte troppo ripetitive, i modelli degli scagnozzi troppo simili tra loro e animati in modo poco convincente rispetto a quelli principali. A questo possiamo aggiungere che la storia rispetto ai precedenti è più lenta ad ingranare, fortunatamente è aiutata da sottotrame interessanti, alcune di più, alcune di meno. Nulla da recriminare nemmeno sulla colonna sonora che esattamente come nelle precedenti esperienze, accompagna perfettamente le nostre vicende, sia con toni drammatici che incalzanti, sposandosi con quello che accade a schermo. Molto apprezzabile è anche l’introduzione di combattimenti in coppia, dove Batmane un partner tra RobinNightwing o Catwoman collaborano per affrontare orde di nemici e che grazie al free flow combat si rivelano molto coreografici. Sono sezioni limitate, ma rappresentano una simpatica variazione al sistema classico un po’ troppo statico.
Se siete fan del cavaliere oscuro, e avete apprezzato i capitoli precedenti, troverete in Batman: Arkham Knight la summa dei lavori precedenti, la glorificazione del nostro eroe e la degna conclusione dell’unica trilogia che ha portato una flebile speranza agli appassionati di comics di rivedere i loro eroi in ambiente videoludico con prodotti degni di tale nome.
Consigliatissimo.

9 Commenti a “Batman: Arkham Knight”

  1. Macchiaiolo on

    io un bel 100 glielo darei tranquillamente!

    Con una migliore gestione della Batmobile, una leggera rivisitazione del sistema di combattimento e una cura per i modelli secondari probabilmente se lo sarebbe preso. 🙂

  2. Ka. on

    Avete ragione, ma è anche vero che tutti i giochi hanno e avranno sempre qualcosa da migliorare.. quindi il 100 non lo prenderà mai nessuno così.

  3. Stepet82 on

    Avete ragione, ma è anche vero che tutti i giochi hanno e avranno sempre qualcosa da migliorare.. quindi il 100 non lo prenderà mai nessuno così.

    Ed è anche normale, il gioco perfetto non esiste e 100 è indice di perfezione.

  4. Macchiaiolo on

    Avete ragione, ma è anche vero che tutti i giochi hanno e avranno sempre qualcosa da migliorare.. quindi il 100 non lo prenderà mai nessuno così.

    Ed è giusto così. A mio parere non esiste il gioco perfetto. Il 100 è possibile solo per giochi privi di difetti evidenti che cambiano letteralmente il panorama videoludico. Vedi un Legend Of Zelda: Ocarina of Time, o Mario 64 o pochissimi altri.

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