AereA - Recensione

Declinare le sette note secondo i rigidi schemi del linguaggio macchina è un’impresa che, se ben approcciata, può offrire risultati più che lodevoli. Basta semplicemente far scorrere la memoria fino a toccare l’azzeccatissimo Eternal Sonata, oppure (cambiando totalmente genere) possiamo tranquillamente citare un Lumines a caso, altrimenti basta pensare ad un molto meno rischioso Guitar Hero. Si tratta di tre esempi fortemente in contrasto tra loro, sorretti da meccaniche sostanzialmente divergenti e che hanno soltanto nel jrpg targato tri-Crescendo il più prossimo punto di contatto con AereA.

Musica maestro

AereA era un tempo una felice isola galleggiante, in cui al solito regnavano pace ed armonia. A garantire la serenità dei suoi abitanti ci pensavano gli otto (più uno) Strumenti Primordiali, antichi artefatti su cui poggiava l’equilibrio di questo musicale mondo. Al solito, però, un losco figuro decise improvvisamente di passare al lato oscuro dello spartito, sottraendo gli Strumenti Primordiali e causando così lo spezzamento dell’isola fluttuante in tre distinte sezioni. Inutile dire come tocchi a noi, una volta scelto uno dei quattro personaggi giocabili, imbarcarci nella soporifera ricerca di queste ancestrali chiavi, con lo scopo di rimettere in ordine le cose. Va da sé come l’incipit, se non fosse per lo spiccato andamento musicale, sarebbe quanto di più canonico ci si possa aspettare da un qualsiasi dungeon crawler, il problema di AereA, però, risiede nel fatto che questa mediocrità di fondo si trasli in maniera troppo evidente anche sul fronte del gameplay, invero alquanto monocorde e privo di reali guizzi interessanti.

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Non è un gioco per vecchi

L’aspetto più stuzzicante della produzione Triangle Studios è rappresentato dalla possibilità di poter affrontare l’avventura in compagnia di altri tre amici, anche se unicamente in locale, aumentando leggermente il senso di appagamento complessivo. I quattro personaggi giocabili godono tutti di un moveset unico, per quanto assai limitato, che permetterà inizialmente di utilizzare due distinti attacchi, ai quali si andranno ad aggiungere peculiari abilità man mano che aumenteremo di livello. Si tratta di una caratterizzazioni invero alquanto schematiche (melee, ranged e magici) che, pur offrendo un motivo apparente di differenziazione, alla prova dei fatti non sortirà effetti poi così variegati, complice anche un bestiario governato da routine comportamentali alquanto blande. Gli avversari, difatti, non offrono praticamente mai una sfida degna di questo nome, finendo con il costituire un semplice fastidio alla normale progressione dei livelli, sia si tratti di comuni mob che dei boss a guardia degli Strumenti Primordiali. Una simile rozzezza si riflette anche nella parte ruolistica di AereA, a partire da una crescita dei personaggi alquanto abbozzata, che permetterà unicamente di accrescere una manciata risicata di statistiche e potenziare gli attacchi speciali che sbloccheremo avanzando. La stessa gestione dell’inventario, limitata a quattro oggetti alla volta, si è rivelata abbastanza problematica, dato che a meno di non aver studiato all’interno dell’hub il funzionamento dei vari item sarà impossibile riuscire a capirne gli effetti, se non utilizzandoli direttamente. Chiude il cerchio di questo sistema sin troppo abbozzato l’assenza di una qualsiasi forma di equipaggiamento, una piccola accortezza che avrebbe giustificato un minimo di esplorazione dei vari livelli. Questi, difatti, pur presentando alcune diramazioni, sono risultati tutt’altro che avvincenti, dato che si riducono sostanzialmente ad una affannosa ricerca della leva utile a sbloccare la parte successiva della mappa. Si tratta, in definitiva, di una somma di meccaniche alquanto blande che, se da un lato risulteranno insufficienti agli occhi dei player navigati, potrebbero invero rappresentare un motivo di avvicinamento per i giocatori più giovani. Almeno questo ad AereA va riconosciuto.

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Ci vuole orecchio

Anche sotto il profilo strettamente tecnico la produzione Triangle Studios compie ben pochi sforzi per emergere dalla piattezza che la contraddistingue. La resa estetica, difatti, è tutt’altro che memorabile, con la sola sala dei concerti (che funge da hub principale) capace di colpire gli occhi dei giocatori grazie ad una resa alquanto minuziosa ed un’attenzione al dettaglio che si perde completamente nei vari livelli di gioco. Il titolo, inoltre, pur non presentando una complessità poligonale elevata, si espone a vistosi e marcati rallentamenti se si esula dal gioco in solitaria, non lesinando anche freeze totali di un paio di secondi in occasione dell’uccisione dei mostri. Fastidioso, in simili situazioni, anche un bug che ho riscontrato personalmente, il quale causa la compromissione delle mosse del giocatore principale se questi accede al menu. Basta far svolgere questa azione ad un altro player per risolvere l’intoppo, ma trovo davvero assurdo che un simile inconveniente sia sfuggito in fase di testing. A risollevare le sorti di AereA, come era lecito aspettarsi, ci pensa il comparto audio, grazie ad una soundtrack decisamente ispirata e ottimamente orchestrata, capace di raggiungere il suo apice in concomitanza degli scontri con i boss, le cui fattezze strumentali si riflettono nella tessitura sonora.

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AereA non convince, pur poggiando tutto il suo fascino su di un setting capace di nascondere comunque un certo potenziale. La produzione Triangle Studios, difatti, fallisce nel tentativo di proporre un gameplay avvincente e strutturato, in grado di sposarsi alla perfezione con il riuscitissimo comparto audio. Meccaniche blande, level design e progressione ruolistica anonima, seppur racchiusi in una cornice tutto sommato carina, bastano a condannare AereA all’interno di un triste limbo di mediocrità.

  • Colonna sonora azzeccata

  • Setting interessante

  • Co-op per quattro giocatori

  • Gameplay limitato

  • Struttura ruolistica blanda

  • Tecnicamente rivedibile in multiplayer

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