11-11: Memories Retold - Recensione

100 anni sembrano, ed effettivamente sono, una vera eternità, ma se servono unicamente a distanziarci da un ricordo sanguinoso come la Grande Guerra, finiscono per assumere i contorni temporali di un esile battito di ciglia. Il ricordo degli eventi che straziarono l’Europa nel primo decennio del secolo da poco trascorso, si protrae fortunatamente imperituro, portandosi dietro l’eco del sangue versato nel nome di una folle supremazia territoriale. Ed il mondo del gaming, pur con le sue esagerazioni ludiche volte unicamente a spettacolarizzare l’azione, sempre più spesso si riscopre intimo quando si trova ad affrontare questa triste pagina della nostra storia. Era successo pochi anni fa con il toccante Valiant Hearts (non a caso arrivato da poco su Switch), e succede ancora oggi grazie a 11-11: Memories Retold.

Umanità ritrovata

Lontano dal voler celebrare la spietata grandezza della Prima Guerra Mondiale, la narrativa di 11-11: Memories Retold sceglie di focalizzarsi sugli aspetti più umani e personali di due individui, che per motivi differenti si ritroveranno inconsapevolmente a combattere l’uno contro l’altro, prima che le loro esistenze finiscano per legarsi in maniera indissolubile. Harry è un giovane fotografo canadese, che spinto dal desiderio di fare colpo sulla propria amata, affascinata dall’eroico maggiore Barrett, finirà per seguire quest’ultimo in Europa come reporter personale. Una scelta dettata dalla gloria personale, che finirà per sbattergli brutalmente in faccia la spietatezza del conflitto, fino ad allora neppure lontanamente immaginata. Nel mentre, in Germania, l’ingegnere Kurt viene a sapere che il plotone in cui militava il proprio figlio potrebbe essere stato trucidato dalle forze nemiche: le notizie sono vaghe e confuse, e l’unico modo che l’uomo ha per scoprire la verità è quello di partire per il fronte, nel disperato tentativo di conoscere la verità. Due mondi così lontani, due volontà diametralmente opposte che, in seguito ad alcuni rocamboleschi eventi, che assumono in più punti gli aspetti di un vero viaggio verso l’inferno, una crescita umana verso la consapevolezza degli orrori della guerra sino ad allora vista dall’esterno, si legheranno l’uno all’altro. Trovatisi intrappolati all’interno di una serie di gallerie, i due uomini, pur non riuscendo a comunicare a parole, capiranno che la vita ed il sopravvivere assieme sono beni così preziosi da poter andare oltre i secchi ordini di un superiore. La convivenza forzata servirà loro per accorgersi di come, smessi i panni dei sanguinari rivali, quello che li accomuna è il semplice e struggente fatto di essere banalmente due esseri umani. Nasce così un’amicizia in grado di andare oltre le bandiere e che, pur se costretti a separarsi in seguito al precipitare degli eventi, li accompagnerà tra un allontanamento ed un riavvicinamento sino alle battute finali di questa avventura. Il tutto mentre sullo sfondo scorrono i frammenti di questo tremendo conflitto, tratteggiato in modo efficace per mezzo di sequenze che alternano spaccati di quotidiana umanità a scene di battaglia e di morte. Ed questo accavallarsi di situazioni, se si esclude l’incipit forse un po’ troppo rallentato, non potrà fare a meno di tenerci più volte con il fiato sospeso, mentre ci troveremo a respirare, fortunatamente solo in forma figurata, gli ultimi mesi del primo conflitto mondiale.

Passeggiare per la storia

Veicolare una storia così particolare in un videogame non è sempre un’impresa semplice, visto che spettacolarizzare il tutto in maniera eccessiva, così da aderire in modo più stringente ai classici dettami del gaming, finirebbe per creare una notevole dissonanza armonica. Per questo motivo 11-11: Memories Retold sceglie la collaudata strada del walking simulator, il cui incedere classico è di tanto in tanto intervallato da alcune digressioni puzzle o stealth, per quanto il tutto sia proposto in maniera decisamente blanda ed utile unicamente a spezzare un attimo il ritmo di gioco, più che ad offrire una valida e complessa alternativa al gameplay principale. L’elemento più interessante della produzione è però rappresentato dal modo in cui la storia si dipana attraverso i due punti di vista della coppia di protagonisti (ai quali in un paio di sezioni si affiancheranno altrettanti insoliti protagonisti), le cui vicende si alterneranno spesso in maniera serrata durante lo svolgimento dell’azione. In alcuni momenti specifici, inoltre, potremo decidere quale delle due diramazioni seguire per prima, oltre a dover switchare manualmente tra i due per dar vita ad una vera e propria collaborazione tra i due uomini. Non mancheranno, inoltre, alcune scelte da compiere e che serviranno a plasmare uno dei molteplici finali previsti, così da incentivare anche un’eventuale rigiocabilità. Chiude il cerchio delle attività la possibilità di recuperare alcuni collezionabili, inutili ai fini del gioco ma che rappresentano uno degli elementi più preziosi di 11-11: Memories Retold: questi, difatti, sbloccheranno documenti e filmati storici dell’epoca, andando così a costituire un piccolo compendio storico/culturale, come già aveva fatto a suo tempo Valiant Hearts.

Attacco d’arte

Tra gli aspetti più interessanti di 11-11: Memories Retold spicca, senza ombra di dubbio, il particolarissimo stile grafico adottato, che richiama in maniera marcata la corrente pittorica dell’espressionismo: tutto è realizzato per mezzo di vere e proprie pennellate digitali, elemento che rende ogni scena del titolo davvero simile ad un quadro in movimento. L’effetto, al netto di sporadiche sessioni meno convincenti, gode di un fascino e di uno stile invidiabili, capaci di rendere la produzione Namco Bandai una delle espressioni stilistiche più interessanti degli ultimi anni. Da applausi anche il comparto audio, realizzato dal sempre più eccellente Olivier Deriviere, capace di offrire un campionario di brani sempre calzanti con le atmosfere trattate. Di ottima fattura anche il doppiaggio originale che vede i due protagonisti esprimersi in inglese e tedesco (tutto sottotitolato in italiano),e che figura i talenti di Elijah Wood e Sebastian Koch nel ruolo di Harry e Kurt.

Non so se finire 11-11: Memories Retold proprio la notte dell’11 novembre, giusto a poche ore esatte dall’ufficializzazione dell’armistizio del 1918, possa avere influito in maniera inconscia nella mia personale valutazione del titolo Namco Bandai. Quello di cui sono sicuro, però, è che pur al netto dei suoi limiti la produzione in questione merita senza dubbio un occhio di riguardo, sia per il particolare stile visivo adottato, sia (soprattutto) per l’ottimo lavoro svolto in fase di scrittura. Scegliendo di narrare la dimensione più intima ed umana della Grande Guerra, pur non rinunciando ad alcune digressioni più videoludcamente potabili, 11-11: Memories Retold si guadagna pienamente un posto all’interno dei walking simulator più interessanti, pur inciampando in qualche piccola ingenuità progettuale, che non riesce comunque a ferire troppo profondamente un lavoro accorato e sentito. Sicuramente da provare.

  • Storia ottimamente raccontata

  • Visivamente affascinante

  • Comparto audio strepitoso

  • Gli elementi esterni al walking simulator sono un po' deboli

3 Commenti a “11-11: Memories Retold”

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