Ghost Recon: Wildlands Closed Beta - Hands-On

A poco più di un mese di distanza dall’uscita di Ghost Recon: Wildlands, Ubisoft ha reso disponibile a un gruppo selezionato di utenti una versione beta dell’attesissimo nuovo capitolo della serie nata dalla penna di Tom Clancy. Abbiamo passato lo scorso weekend nella Bolivia di Ghost Recon: Wildlands, vediamo com’è andata.

Fantasmi in Bolivia

La porzione messa a disposizione da Ubisoft per la closed beta di Ghost Recon: Wildlands ci ha permesso di provare le prime ore di gioco ambientate nella regione di Itacua composta da zone boscose, colline, fiumiciattoli, villaggi e fortezze circondate da grosse mura. Già in questa prima regione si avverte una buona costruzione degli ambienti lasciandoci con molta curiosità per le restanti 20 aree che promettono una varietà davvero incredibile tra zone montuose, paludose, desertiche, città e molto altro ancora. Tra missioni principali e secondarie, Itacua ha offerto un buon numero di cose da fare anche se in alcuni momenti abbiamo avvertito un po’ di dispersività nella regione, specie nei primi momenti dove veniamo catapultati in questo open world con l’imbarazzo della scelta su cosa fare prima. Questa sensazione è poi migliorata pian piano che ci inoltravamo nell’area e affrontavamo le varie quest tra missioni di sabotaggio, altre d’infiltrazione e così via.

Il gioco di Ubisoft alterna fasi di guida arcade a bordo di numerosi mezzi come jeep, motocross, elicotteri e barche (dobbiamo pur raggiungere la nostra meta in un open world, no?) a sequenze shooter e soprattutto stealth. Forse proprio la parte più sparacchina ci ha lasciato con un amaro in bocca durante questa prova, sarà perché negli ultimi anni Ubisoft ci ha abituato davvero bene con i suoi giochi, basti pensare a The Division, Watch Dogs e lo stesso Ghost Recon: Future Soldier. Scordatevi quindi il solito sistema di copertura made in Ubisoft dove basta puntare un muro e tenere premuto il tasto A (o X su PS4) per far partire l’animazione visto che in Wildlands il tutto è più automatizzato con il chepersonaggio entra in copertura non appena ci si avvicina a un muro. Anche il gunplay ci ha dato l’impressione di aver fatto qualche passo indietro rispetto ai titoli sopracitati sembrando più approssimativo e meno solido. Da una parte non comprendiamo davvero questa scelta di Ubisoft di non proporre un sistema che nei suoi giochi ha funzionato a meraviglia finora, dall’altra però a queste perplessità risponde quello che è a tutti gli effetti il vero cuore del gioco: lo stealth.

Prima di essere uno shooter, Ghost Recon: Wildlands è un gioco stealth che raggiunge grazie alla struttura open world la sua massima espressione. Come in Metal Gear Solid V: The Phantom Pain, prima di infiltrarci in un avamposto nemico è importante una fase di osservazione con il drone e con il binocolo in cui individuare i nemici e alcuni punti di riferimento come ad esempio un generatore dell’elettricità. Successivamente bisogna pianificare la propria mossa, se ad esempio ci sono dei cecchini bisogna eliminarli prima di avvicinarsi alle mura della fortezza così da non venire individuati e magari disattivare la corrente in modo tale da agire col favore dell’oscurità. Le fasi stealth sono davvero soddisfacenti e si rivelano spesso il modo più semplice per superare una missione visto che bastano pochi colpi per morire (i compagni possono rianimarvi una sola volta per scontro) sconsigliando quindi l’assalto in aree particolarmente affollate di avversari. Come qualsiasi gioco appartenente al genere, a una missione ci si può approcciare in diversi modi ma sarà fondamentale nel gioco completo valutare la varietà delle quest principali e secondarie.

Singleplayer o cooperativo, Ghost Recon: Wildlands accontenta sia i lupi solitari che i gruppi di amici. In singleplayer possiamo impartire semplici ordini ai propri compagni come raggiungere un determinato posto, stare fermi o eliminare chiunque gli capiti a tiro. Da Ghost Recon: Future Soldier ritorna il colpo sincronizzato che vi permette di selezionare un massimo di tre nemici che verranno presi di mira dai propri compagni per poi venire uccisi simultaneamente non appena diamo l’ordine o facciamo fuoco su un quarto nemico. In singleplayer il gioco funziona e risulta molto tattico, tuttavia è in co-op che riesce a dare il meglio di sé. Giocato insieme ad altri tre amici, il gameplay viene valorizzato e risulta così fondamentale comunicare con i propri compagni e coordinare gli attacchi. A tal proposito l’infrastruttura online ci è sembrata piuttosto buona in questa fase di test pur avendo bisogno di qualche aggiustamento in vista del lancio ufficiale del gioco.

Nella beta abbiamo potuto provare anche la personalizzazione. Quella del personaggio è solo estetica e mette a disposizione un buon numero di elementi a disposizione. Più importante è la personalizzazione dell’arma che vede il ritorno del già apprezzato Gunsmith visto in Future Soldier. Possiamo modificare i vari pezzi che compongono l’arma montandoci mirini, calci, canne, caricatori e molto altro ancora. È presente anche uno skill tree in cui sbloccare nuove abilità, ad esempio il colpo sincronizzato è inizialmente limitato a uno ma successivamente è possibile sbloccare la possibilità di farne un massimo di tre. Ci sono anche potenziamenti alla mira, del drone e molto altro ancora.

In conclusione

Buono in singleplayer, ottimo in co-op. Questa prova di Ghost Recon: Wildlands ha saputo convincerci in diversi aspetti lasciandoci però con qualche perplessità. Da una parte c’è una componente stealth davvero ottima, dall’altra una parte shooter un po’ sotto tono. L’open world ci è sembrato a tratti troppo dispersivo ma anche capace di esaltare gli approcci alla missione. La beta ci ha insomma lasciato con qualche dubbio che speriamo di vedere sciolti una volta arrivato il 7 Marzo, giorno in cui Ghost Recon: Wildlands arriverà nei negozi. Fantasmi, vi stiamo aspettando.

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