Wonder Man
di: Andrea CamprianiOh, anno nuovo, vita nuova, seppur con una situazione internazionale sempre più catastrofica per usare il più robusto degli eufemismi, almeno le zozzerie in continuità, dai sono rimandate a data da destinars… cos
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Ah copione!
Mesi fa all’uscita del primissimo teaser di Wonder Man, ennesimo prodotto MCU, seriale oltretutto nello specifico, standalone sull’omonimo noto personaggio dagli albi, ho avuto l’espressione di rassegnazione che avrete sicuramente presente tipo l’ormai proverbiale meme del divo gonfio a pressione che praticamente ingurgita una sigaretta dal nervoso.
Ci vuole Ben Affleck però, ma nemmeno, visto che il protagonista stavolta è Yahya Abdul-Mateen II (Simon Williams) che i più qui si chiederanno chi sia, e buon per loro quantomeno per non essersene imbattuti in Aquamer…man del DCU. Un po’ come dall’invece cult Iron-Man 3 di Shane Black si conosce il personaggio di quel mito di Sir Ben Kingsley (Trevor Slattery) aka”Il Mandarino” (Shang-Chi… facciamo finta non esista!). Qui tanto è tutta finzione, o quasi.
Ghandi, ah no
La sinossi di Wonder Mandisponibile dal 28 gennaio 2026 in 8 episodi da una mezz’oretta cad. su Disney+ è già fatta: metacinema. Nel senso che il nostro Simon Williams è un attore talentuoso che dall’inizio ambisce ad avere la parte del supereroe di finzione Wonder Man cult della serie anni ottanta, stavolta diretta dal cineasta d’essai Zlatko Burić (Von Kovac) e sulla sua strada incontra il collega Trevor Slattery che ha già in tasca il ruolo chiave di Barnaby nel remake, e a loro si contrappone Joe Pantoliano (già attore di culto vero dai Goonies a Matrix, a Memento, anche con summenzionato Affleck in quella roba oltre il trash di Daredevil, da non confondersi col seriale).
Penserete dunque che noia, che barba, che noia: hanno anche qui cercato di fare una cosa a la Joker per intenderci, oltretutto qui a episodi e in continuità dichiarata nel MCU, sicchè di nuovo occasione sprecata, un po’ come rimanendo in metafora, l’ennesimo provino andato male per un attore. E invece no.
Un super-uomo da marciapiede
Wonder Man cioè Simon Williams è proprio tale, nel senso che, senza spoilerare, si tratta del supereroe con quei superpoteri, reso celebre sugli albi, con una interpretazione di livello e che, a differenza di uno su tutti Samuel L. Jackson, non spiazza nel ruolo, anzi. Il tutto però è giocato sul non dover lui rivelare i suoi poteri per colpa della cosìddetta “clausola Doorman” spiegata a metà serie soprattutto con una puntata ad hoc, una sorta di liberatoria, autocertificazione per far recitare solo chi senza superpoteri nel multiverso Marvel.
Ci sono i cattivi, come il su presente Arian Moayed (l’Agente P. Cleary già apparso in quelle ciofec… schif… insomma in Spiderman-No way home e Ms Marvel), ma restando sempre in tema, sono poco più che un mcguffin perchè la storia che si ambienta nel falso come il libro dei sogni showbiz hollywoodiano, è incentrata sui personaggi di Simon e Trevor che sono quelli il cui arco narrativo si modifica inevitabilmente di più nel corso della serie, non foss’altro appunto perchè attori a loro volta, Slattery oltretutto con precedenti per essersi lui spacciato per il terrorista Mandarino, l’iconico supervillain coi superpoteri di Iron Man.
Wonder Man non è una macchietta della nostrana serie leggendaria Boris, nemmeno un The Studio dei poveracci, eppure ci fa comunque entrare nell’ulteriomente mondo di fantasia, qui del MCU (sì quello©™® “coordinato” dall’inevitabile Kevin Feige) dell’industria statunitense dell’audiovisivo, con un personaggio che più antieroe, almeno per minutaggio, neanche Bruce Willis nel gioiello Unbreakable, o se vogliamo i cult William Katt in Ralph Supermaxieroe. Nella settimana in cui ci lascia anche il mitico fumettista Sal Buscema ed esce il trailer del live action dei Masters (speriamo di nuovo a bene), questa serie non certo esente da difetti, come tanto altro specie recente con Disney di mezzo dalla “casa delle idee” però convince nell’insieme quantomeno per scrittura e recitazione anzitutto, per l’appunto. Per citare un dialogo dal celebre film di John Schleisinger parafrasato non a caso nel titolo: “…ci stanno quelli che pensano di tornare a vivere nel corpo di un altro. Speriamo che non mi tocchi il corpo tuo.”