TV Recensione

The Punisher – One Last Kill

di: Andrea Campriani

Per la cronaca mentre scrivo sto raccogliendo da terra i testic… ehm finendo di guardare The Boys, insomma: un mortorio. Per davvero eh, anzi di nuovo.

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M.S.S.P.

Io vorrei essere il proverbiale insetto, non una mosca viste le note “località di villeggiatura”, casomai una cimice se possibile, di quelle da intercettazioni, ma non per spionaggio, semplicemente per farmi una vaga idea di come facciano le riunioni creative alla Disney, in particolare la parte coordinata da Kevin Feige, leggasi Marvel perchè The Punisher: One Last Kill è uno speciale (ndr il terzo dopo lo sperimentale Licantroupus diretto addirittura dal M° Michael Giacchino e Guardiani della Galassia Holiday Special) ma esce a ruota dopo il da me e non solo spero adorato Daredevil – Rinascita. Protagonista sempre lui.

Marvel Studio Special Presentation, per questo sta il titolo su, quindi dopo l’apparizione nella seconda serie Netflix del summenzionato Daredevil, nonchè sempre lì due serie standalone, la ricomparsa sempre a fianco del Diavolo di Hell’s Kitchen e relativa lore su Disney appunto, nonchè la già preannunciata presenza del personaggio in Spider-Man: Brand New Day, torna Frank Castle (John Bernthal) che, non ci crederete conoscendo ormai il personaggio, ma è alle prese con una sindrome post traumatica da antologia, con tanto di visioni e autolesionismo. Nel frattempo riceve la visita di una vecchia conoscenza Ma Gnucci (Judith Light) boss della omonima famiglia, o meglio quel che rimane della sua famiglia, cioè solo lei, dopo che il nostro Frank gliela ha sterminata. Segue resa dei conti da manuale che vi lascio immaginare come possa finire.

Ri-Pulitore

Vi lascio un indizio sull’andazzo di questo speciale The Punisher: One Last Kill.

Finirà bene ma non benissimo. Per chi si parerà di fronte a Frank, al solito.

Bentornato Frank

The Pubisher: One Last Kill diretto da Reinaldo Marcus Green col supporto dello stesso Bernthal che come Charlie Cox è ormai in partissima  anche in scrittura come anticipato non dura neanche un’ora e in un colpo solo, a livello di albi, permette di citare geniacci del calibro di Garth Ennis (ahinoi anche per la già summenzionata The Boys) nonchè l’ahinoi recentemente scomparso Gerry Conway che è tra coloro insieme a leggende quali Ross Andru e John Romita Sr. cui si deve la creazione e il successo editoriale del umano, ex soldato ma non super se non nell’addestramento, vigilantes smascherato col classico e diversamente minimale inconfondibile dress-code.

Non aspettatevi le coreografie della lore che da ultimo ha portato in sala Ballerina. Aspettatevi invece un ennesimo titolo con un personaggio iconico, violento,spietato e disperato oltre ogni dire, non sciattato nemmeno da Disney che, ribadisco per l’ennesima volta, pur non senza sbavature, ma deve puntare anzitutto sulla serialità per l’MCU, anche se, quantunque canonica, non rifinisce direttamente nei prossimi preannunziati blockbuster faraonici della casa.