TV Recensione

Due spicci

di: Andrea Campriani

Esce su Prime Video fortunatamente di scena anche se purtroppo non definitivamente a quanto pare The Boys ; esce fortunatamente Spider Noir ; in sala è uscito Amarga Navidad di Mastro Pedro Almodovar (ndr non perdetevelo se ancora lo avete in programmazione) su ciò di cui anche noi ci occupiamo

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Rabdomante del disagio

Esce su Netflix dal 27 maggio 2026  Due spicci  (ndr a 5 anni da Strappare lungo i bordi, 3 da Questo mondo non mi renderà cattivo) serie animata composta da 8 episodi da una mezzoretta cad. scritti e diretti da Michele “Zerocalcare” Rech, che ormai oltre che anti-divo, fumettista nostrano, è anche animatore: di maxi eventi tipo la presentazione di ciò al Circo Massimo cui lui per primo prende parte controvoglia, oltremodo schivo e di basso profilo come è notoriamente di suo.

La serie, tanto per cambiare, riparla di “Zero” per l’appunto, e delle persone a vario titolo che popolano la sua vita, amici, familiari, conoscenti alcuni animali antropomorfizzati siano essi facoceri, galline… tutti comunque con rigorosa cadenza romanesca manco a dirlo, riadattati all’uopo cui presta al solito anche la voce, donne comprese, con eccezioni su tutte dell’ immancabile Armadillo, sua coscienza, doppiato dal mitico Valerio Mastandrea e di Emanuela Fanelli che nel finale si sente sul personaggio chiave di Smeralda.

Fatte dunque le presentazioni, con tanto di personaggi ricorrenti quali Sara, Secco che hanno archi narrativi al solito in divenire, la frase di cui al titolo del paragrafo pronunziata a un certo punto, la considero quasi un mio plagio conclamato, giusto per darvi idea di quanto come non mai mi sia immedesimato nel nostro, e non solo: Zero non parla mai solo di sè, o peggio solo per sè.

2 spicci di speranza

Questo è il titolo del 5° episodio di Due spicci, quando le, anzi er Paturnia, arrivano al climax, si snodano tra positività e negatività con tutte le sfumature di mezzo. Zero e i suoi sono cresciuti, ormai quarantenni, disillusi, fiaccati dalla società, con beghe di varia natura da risolvere ma allo stesso tempo con la mai persa speranza di essere sempre i protagonisti dei Goonies, soli contro il mondo.

Non serve, spero, vi dica che l’idealizzazione è anzitutto la fantasia e i ricordi nostalgici di Zero, narrata al solito ricolma di easter eggs, tra quel che è stato…

e quel potrebbe essere se solo…

Dai, non vi spoilero oltre, non siamo alla rom-com cosìddetta, ma di certo il nostro Zero, a parte lavorare da casa, non è certo un pantofolaio.

Abbondo volutamente di immagini che se non lo faccio in questi casi, quando?

Il peso delle responsabilità

Due spicci, non voglio girarci intorno, se non è serie dell’anno per me al momento, è senz’altro quanto di meglio mi sia gustato in questi mesi di scorpacciate seriali, e in generale a livello di audiovisivi.

La serie scorre via come poco altro, e c’è tutta la persona e la personalità del suo autore, forse come non mai, pur avendoci Zero da subito abituati ad entrare nel suo mondo. Che è anche il nostro, il mio senz’altro, almeno in parte, non solo essendo quasi coetanei noi, seppur nati e cresciuti in contesti diversi, metropolitani lui, di provincia io. Zero è il talento comunicativo.

Fa strano leggerlo e sentirlo dire, specie se si ha presente il personaggio che si forza a parlare ad ogni intervista ma non si risparmia negli infiniti firmacopie in cui gli vengono richiesti notoriamente i peggio disegnetti©™®. Lui se l’accolla. Sempre e comunque. Pazienza. Il mio omonimo leggendario collega di Zero, compirebbe 70 anni e sono certo sarebbe lui per primo tanto, ma tanto fiero di questo suo ideale testimone artistico. Uno dei, perchè Paz resta unico, irripetibile e inarrivabile e proprio per questo avrebbe apprezzato il suo simile Zero.