Recensione Yakuza 3 Kiwami & Dark Ties
di: Simone CantiniCi avevo girato intorno con i primi due capitoli usciti su PS2, ma il mio incontro definitivo e fatale con Kiryu è avvenuto proprio in occasione dell’uscita del discusso terzo episodio delle sue avventure. A dispetto del suo essere il frammento più discusso e meno amato del franchise SEGA, quanto raccontato in Yakuza 3 Kiwami & Dark Ties resta ancora oggi uno dei momenti che più ho amato e apprezzato della serie. Il tutto nonostante la release occidentale originale fosse giunta sul mercato nostrano con addosso pesanti tagli, che avevano estromesso buona parte dei contenuti accessori disponibili nella versione giapponese. Potete solo capire come la speranza di una versione riveduta e corretta di questo mio personalissimo innamoramento mi abbia solleticato sin dal suo annuncio, grazie anche all’aggiunta di quel breve spin-off testato in occasione del TGS 2025, che aveva al centro proprio Mine, il villain principale della main quest. Viene, pertanto, spontaneo chiedersi se l’operazione sia riuscita a spazzare via le perplessità insite nell’avventura ad Okinawa. Spoiler: per me sì…
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Ojisan!
L’isola di Okinawa, con il suo mood rilassato dato dal suo mare cristallino e dal sole splendente che la illumina, sembra avere contagiato la progressione che regola Yakuza 3 Kiwami & Dark Ties, oggi come in occasione della sua uscita originale. Sarà per questo, forse, che i fan accolsero con scarso entusiasmo l’approdo di Kiryu in questo affascinante paradiso. Si tratta indubbiamente di un capitolo dal ritmo più dilatato, meno serrato e incisivo di quello a cui il pubblico del brand SEGA era stato abituato, ma a mio personalissimo modo di vedere è questo il pregio maggiore del titolo in questione. Il suo mostrarci il lato più intimo e rassicurante del Drago di Dojima ha un fascino particolare, corroborato dall’inedito setting, ma anche dal rapporto che poco alla volta instaureremo con i piccoli ospito del Sunshine, l’orfanotrofio di cui Kazuma è divenuto proprietario e in cui si è ritirato assieme all’adorata Haruka.
Ovviamente, dato che il passato è sempre restio ad abbandonare il nostro eroe, anche in questo particolare situazione i tentacoli della criminalità organizzata non potranno fare a meno di interferire con la sua ricerca dell’adorata serenità: poco alla volta verremo coinvolti in una lotta per il potere che ha al centro proprio il terreno su cui sorge la struttura, di vitale importanza per la costruzione di un resort di lusso. Avrà così inizio il classico intrigo a base di famiglie rivali, oscuri giochi politici, onore e amicizia, nel consueto e melodrammatico modo di cui solo le produzioni giapponesi sono capaci. Ma che proprio per questi motivi ci hanno fatto innamorare della serie. L’ossatura narrativa è rimasta la stessa, al netto di qualche piccola modifica che, almeno per quanto mi riguarda, non ho trovato assolutamente sufficienti per dare vita alle numerose polemiche scoppiate in rete.
Confesso di non comprendere l’integralismo dei fan (come più volte ho sostenuto quando si tratta di From Software), dato che parliamo comunque di un remake che, al netto della sua volontà di cambiare, non ha assolutamente snaturato la bontà di una sceneggiatura esemplare. E che rigiocata oggi, a distanza di parecchi anni, non può che confermare il baratro in cui la saga ha iniziato a sprofondare dall’avvento di Ichiban (e dall’abbandono di Nagoshi): se anche quello che è da sempre considerato il momento più debole di questa torbida epopea è in grado di mettere in ombra le sceneggiature più recenti, che sono state capaci di attirare orde di nuovi fan, io qualche domandina sull’effettiva bontà delle new entry me la farei. Ma questo è un mio problema, oltre che uno sfogo puramente personale…
Ne ferisce più il pugno del nunchaku?
Se si legge Yakuza 3 Kiwami & Dark Ties, viene subito spontaneo pensare ad un rinnovato sistema di gameplay e, in tal senso, le considerazioni trovano una felicissima conferma una volta avviato il pacchetto. Al di là del rinnovato comparto estetico, affidato al solito Dragon Engine, il primo aspetto che balza agli occhi è la maggiore dinamicità del gameplay alla base del tutto, che ricalca perfettamente quanto messo sul piatto dai precedenti remake. L’impatto più marcato è relativo al combat system, che ha abbandonato l’originale legnosità in favore di due nuovi stili di combattimento, switchabili on the fly, capaci di garantire un feeling di lotta indubbiamente più fluido e appagante. Il primo ad accoglierci è legato al classico Stile del Drago, pertanto avremo a disposizione la consueta abilità di Kiryu nel menare le mani, sfruttando tanto la sua incredibile forza, quanto i vari elementi distruttibili ambientali, che potremo utilizzare come armi improvvisate. Non si tratta certo di un’espressione sorprendente, se si è veterani del brand, ma al netto di marcate novità il tutto rimane sempre godibile.
Il secondo stile a disposizione si appoggia ad una sezione narrativa inedita, che ha in un dojo presente a Ryukyu (la cittadina in cui è ambientata gran parte della vicenda) la sua porta di ingresso: una nuova conoscenza ci introdurrà a questo inedito sistema di combattimento, chiamato proprio come l’agglomerato urbano in questione, e che si baserà sull’utilizzo di armi tipiche della lotta marziale giapponese. Sfruttando le pressioni singole e prolungate dei pulsanti frontali del pad, avremo accesso ad un corposo set di mosse, ognuna con i propri effetti e moveset. L’idea è risultata molto piacevole e fresca, capace di spezzare la consueta routine a cui ci hanno abituato i momenti brawler della serie. Presso il dojo, inoltre, sarà possibile prendere parte a sessioni di allenamento specifiche, che ci permetteranno di ampliare il parco mosse a nostra disposizione. Non mancheranno, come prevedibile, anche i vari skill tree presso cui investire il denaro, così da potenziare le caratteristiche di Kiryu e sbloccare abilità aggiuntive.
Lavori in corso
Insomma, quando si tratta di menare le mani, Yakuza 3 Kiwami & Dark Ties si muove nella direzione più prevedibile e benvenuta, rinfrescando un’esperienza che, se rigiocata oggi in maniera fedele, avrebbe inevitabilmente messo in mostra qualche scricchiolio. Il pomo della discordia del lavoro SEGA, pertanto, è da ritrovare in tutta le attività accessorie, che da sempre rappresentano il benvenuto corollario alla quest principale. Sotto questo punto di vista l’installazione originale del 2009 aveva presentato ben più di una lacuna sul fronte occidentale, dato che il team vide bene di tagliare tutti quei contenuti che riteneva non avrebbero avuto appeal al di fuori dell’arcipelago giapponese (tipo gli hostess club). L’occasione offerta dal remake in questione, pertanto, appariva quanto mai appropriata per proporre finalmente in maniera completa ciò che era stato inizialmente rimosso. La situazione, però, non è andata così, ancora una volta per una precisa scelta dei ragazzi del RGG Studio.
Comincio subito nel dire che, come prevedibile, i più intransigenti si lamenteranno alla morte dei cambiamenti apportati, dato che anche Yakuza 3 Kiwami & Dark Ties presta il fianco a numerosi tagli: le subquest sono state ridotte in maniera significativa, tra accorpamenti e ampliamenti, così come sono state modificati altri aspetti. Il risvolto della medaglia è rappresentato dall’introduzione di un corposo quantitativo di attività collaterali nuove di zecca, che comprenderanno la gestione dell’orfanotrofio, una side story dedicata ad una banda di motocicliste, un Colosseo rinnovato e tanto altro ancora. Dal mio punto di vista, trattandosi a tutti gli effetti di un remake, non posso che applaudire la scelta operata, che di fatto rendere godibilissimo il titolo anche a chi conosce a menadito l’esperienza originale.
Dietro le quinte
Da non sottovalutare è anche la presenza di Dark Ties, una brevissima avventura che avrà al centro l’ascesa al potere di Mine ed il suo rapporto con Kanda: tirando dritto si porta a termine in poco più di tre ore e appare più come occasione mancata che come corposo corollario. Il tutto è estremamente godibile, ma il ritmo è assai altalenante, per quanto la sceneggiatura sia solida e offra un punto di vista inedito sul background della storia principale (inutile dire come andrebbe giocata dopo la sua conclusione), per quanto presti il fianco a qualche smanceria di troppo, soprattutto nella scena post crediti. Gradevole, ma poco incisiva la qualità del principale contenuto accessorio del pacchetto, legata al migliorare la reputazione di Kanda: si tratta di un insieme un po’ ridondante di fetch quest e piccole missioni narrative, capaci di intrattenere ma non certo di stupire. Nel complesso, comunque, l’espansione si gioca con piacere e considerando che è compresa nel prezzo il gioco vale decisamente la candela.
C’è poco da dire sul fronte tecnico di Yakuza 3 Kiwami & Dark Ties che, per quanto non certo in grado di superare le più recenti istallazioni originali della serie, presenta un colpo d’occhio nel complesso più che soddisfacente, capace di migliorare sensibilmente l’impatto estetico visto su PS3. Nulla da dire, al solito, in merito al comparto sonoro della produzione, che offre il solito ed impeccabilmente affascinante voice over in giapponese (non mi stancherò mai di sostenere come quello inglese non esista), a cui si accompagna l’oramai benvenuta e mai troppo lodata localizzazione testuale in italiano: ora non avete davvero più scuse per giocare con Kiryu!
Con Yakuza 3 Kiwami & Dark Ties i ragazzi di RGG Studio hanno compiuto una scelta indubbiamente divisiva, visto il modo in cui hanno deciso di stravolgere ancora una volta quello che non è di certo il capitolo più amato della serie (per motivi a me oscuri). La volontà di non riproporre in manera fedele i contenuti originali, che sono stati modificati o rimossi del tutto in favore di nuove interazioni, di sicuro non farà la felicità dei filologi del gaming, ma ha comunque l’indubbio pregio di rendere meno prevedibile e scontata l’esperienza, anche per i giocatori più consumati. Fa piacere la presenza dell’espansione legata a Mine che, per quanto non certo imprescindibile a livello puramente ludico, ha riesce ad ampliare con efficacia il contesto narrativo. Quello che resta è sicuramente un episodio altamente divisivo, oggi come allora, ma che rappresenta senza dubbio il modo migliore e più attuale per godersi la prima sortita di Kiryu nel meraviglioso mare di Okinawa. E per quanto mi riguarda, ben vengano le modifiche apportate, che se avessi voluto rigiocare la stessa cosa vista su PS3 mi sarebbe bastato recuperare il mio bravo bluray del 2009…