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Recensione WWE 2K16

Lo scorso anno ci aspettavamo qualcosina in più da WWE 2K15. Non si trattava di un brutto gioco ma con il debutto della serie sulle console di attuale generazione era lecito aspettarsi un salto in avanti e invece ci siamo ritrovati un prodotto con contenuti ridotti rispetto alle precedenti iterazioni. 2K Games ha ascoltato attentamente i feedback dei fan e con WWE 2K16 vuole porre rimedio agli errori fatti l'anno scorso proponendo il roster più grande della storia della serie, una modalità carriera completamente rivista e una modalità 2K Showcase che ci permette di rivivere la carriera di Stone Cold Steve Austin. Il tutto senza dimenticarsi di qualche modifica al gameplay.

di: Luca Saati

Lo scorso anno ci aspettavamo qualcosina in più da WWE 2K15. Non si trattava di un brutto gioco ma con il debutto della serie sulle console di attuale generazione era lecito aspettarsi un salto in avanti e invece ci siamo ritrovati un prodotto con contenuti ridotti rispetto alle precedenti iterazioni. 2K Games ha ascoltato attentamente i feedback dei fan e con WWE 2K16 vuole porre rimedio agli errori fatti l’anno scorso proponendo il roster più grande della storia della serie, una modalità carriera completamente rivista e una modalità 2K Showcase che ci permette di rivivere la carriera di Stone Cold Steve Austin. Il tutto senza dimenticarsi di qualche modifica al gameplay.

Time to play the game”

Neanche quest’anno abbiamo assistito a una vera e propria rivoluzione del gameplay. Alla base di WWE 2K16 troviamo quindi un gioco simile a quello dello scorso anno che però è stato affinato in alcuni suoi aspetti.
La novità principale riguarda una nuova barra delle contromosse, aspetto questo fortemente criticato negli ultimi anni. Questa nuova barra delle contromosse si divide in un certo numero di slot che variano a seconda dell’abilità del lottatore che state utilizzando. Il numero di contrattacchi da poter effettuare è quindi limitato in quanto a ogni contromossa si consuma uno slot e in men che non si dica il rischio di rimanere senza counter, e quindi essere in balia degli attacchi avversari, è dietro l’angolo. Il tutto aggiunge quindi un nuovo tipo di tattica agli scontri visto che diventa importante gestire le contromosse al meglio. Alcune mosse poi possono essere contrattaccate in due momenti differenti. Il primo momento è quello classico che consuma un solo slot all’inizio di una presa ed è indicato da un cerchietto di colore verde su schermo, l’altro invece nel bel mezzo di una mossa consuma due slot ed è indicato dal colore rosso. Quest’ultimo si rivela particolarmente utile in quanto stordisce l’avversario che si ritrova quindi in balia dei nostri colpi senza poter fare nulla.
Nuovo è anche il sistema riguardante gli schienamenti e le sottomissioni. Per sfuggire da uno schienamento basta fermare l’indicatore nell’apposita porzione del cerchio. Questa porzione varia ovviamente a seconda dei danni subiti. La sottomissione vede invece un minigioco che posizione in un cerchio due barre, una blu e una rossa. Chi attacca deve posizionare la propria barra sopra quella dell’avversario, mentre chi difende deve cercare di sfuggirgli. I due sistemi funzionano e si adattano bene al gioco. Quello della sottomissione poi richiede una certa abilità per essere padroneggiato al meglio.
Ci sono anche nuove animazioni, niente di stravolgente ma che nell’insieme rendono gli incontri più piacevoli da vedere e da giocare.

“And that’s the bottom line, ‘cause Stone Cold Said So.”

WWE 2K15 vide il debutto della modalità 2K Showcase che ha permesso di rivivere come una sorta di documentario alcune rivalità storiche della WWE. Quest’anno Yuke’s ha deciso di concentrarsi solo ed esclusivamente sulla carriera di Stone Cold Steve Austin sin dai tempi della WCW quando il lottatore texano aveva ancora una lunga chioma bionda. Ogni match ha una serie di obiettivi da completare che attivano cutscene e quick time event che mettono in mostra eventi chiave degli incontri che stiamo vivendo. Tra una match e l’altro troviamo poi dei filmati che raccontano la storia del rattlesnake. La storica rivalità con la Hart Foundation, con Shawn Michaels e The Rock sono solo alcuni dei momenti chiave di questa modalità che siamo sicuri farà felici sia i fan di Steve Austin sia i più giovani che magari non conosceranno benissimo queste storie. L’unico problema riguarda la forzata censura che coinvolge l’intera modalità 2K Showcase. Da una parte infatti abbiamo l’attuale WWE che si trova in piena era PG-13 mentre dall’altra abbiamo la passata WWE che non si risparmiava durante l’Attitude Era. Le due cose ovviamente si distrubano a vicenda e ad avere la meglio è l’attuale politica della federazione di Vince McMahon che ha quindi censurato eccessivamente la storia di Stone Cold Steve Austin facendo storcere il naso ai fan di vecchia data.

Diventare un Hall of Famer 

Una delle più grandi delusioni di WWE 2K15 è stata la modalità carriera che quest’anno si presenta con una struttura completamente nuova. Si parte sempre dal Performance Center della WWE per poi passare a NXT e infine al main roster, ma a differenza dello scorso anno si combatte tutte le settimane a uno o più show senza dimenticare poi il PPV ogni mese. Ogni incontro ha un sistema di valutazione che va da zero a cinque stelle. Migliore è il match e più è alta la valutazione, più è alta la valutazione e più punti si ottengono. Questi possono essere spesi per migliorare le caratteristiche del nostro lottatore, sbloccare nuove abilità, acquistare momenti OMG o un manager. Debutta nella modalità carriera un sistema di relazioni con i vari lottatori del roster WWE, potete ad esempio intervenire in un match a favore o a sfavore di una superstar creando nuove alleanze e rivalità che culmineranno nel PPV più vicino. Presente anche il giro titolato, basta scegliere a quale cintura andare all’assalto e verrete posizionati al decimo posto di una classifica da scalare a suon di ottime prestazioni fino a diventare il contendente numero uno. Non manca all’appello anche l’Authority che, una volta arrivati al roster principale, può influenzare la vostra carriera proponendovi una serie di obiettivi da svolgere ai vari incontri come ad esempio vincere con una sottomissione, danneggiare l’avversario alla testa oppure addirittura perdere l’incontro. Completare questi obiettivi permette di ottenere consensi da parte della cricca di Triple H e ulteriori punti da spendere per migliorare il vostro lottatore. Troviamo anche le interviste con Renee Young a cui viene data la possibilità di rispondere in vari modi plasmando il carattere del vostro lottatore a vostra immagine e somiglianza.
Insomma MyCareer ha fatto enormi passi avanti rispetto allo scorso anno, la sua struttura è decisamente più riuscita e può donare tante ore di divertimento. Non è tutto perfetto però, infatti il sistema che gestisce il vostro atteggiamento nei confronti del pubblico è da rivedere in quanto è troppo propenso verso l’essere face. Neanche ottenere i consensi dell’Authority serve per diventare un heel. In alcuni casi poi si ha la sensazione di avere una finta libertà con alcuni incontri che sembrano pilotati all’inverosimile in quanto gli avversari diventano a tratti imbattibili.

Best for business”

Non c’è un nuovo gioco WWE senza la modalità WWE Universe che vi permette di gestire in ogni aspetto tutti gli show della federazione come solo un general manager può fare. La generazione dei match è stata rivista e le superstar possono apparire in più show donando maggiore flessibilità e customizzazione a questa modalità. Sono presenti anche più cutscene così da creare storyline più ramificate e di maggiore qualità che seguono la personalità dei lottatori coinvolti. Ogni superstar infatti ha dei propri tratti caratteriali che ne determinano il comportamento, Brock Lesnar ad esempio ha una personalità aggressiva, The Miz è un’egoista e così via. Questi tratti possono subire un cambiamento con l’avanzare delle storyline oppure posso essere modificati manualmente. Altra novità riguarda gli stati d’effetto che conferiscono alle superstar bonus e malus in base ai risultati ottenuti sul ring. Rivisto il sistema d’infortuni basato sui colpi subiti da una superstar. Un infortunio leggero permette di combattere anche se con alcune penalità ma ricordate che così facendo si è maggiormente a rischio infotuni costringendo il lottatore a fermarsi fino a quando non guarisce. Infine viene messa la possibilità di tenere maggiormente sotto controllo le rivalità con un’apposita schermata. Insomma WWE Universe si presenta ogni anno sempre più in forma e garantisce infinite ore di divertimento per i fan della WWE.
I lottatori inclusi in WWE 2K16 sono oltre 120 rappresentando di fatto il roster più grande della serie. Troviamo tante leggende che si affiancano ai lottatori attualmente presenti in WWE nei vari roster. La mancanza abbastanza grave riguarda solo le lottatrici femminili che attualmente stanno caratterizzando quella che definita la Divas Revolution. Sasha Banks, Charlotte e le altre provenienti da NXT insomma mancano all’appello. Per quanto riguarda i match disponibili non troviamo particolari novità. Mancano quindi all’appello tipologie come Lumberjack, Casket e Inferno. Troviamo invece tipologie come Extreme Rules e No Hold Barred che sono a tutti gli effetti uguali tra loro.

Deadpool debutta in WWE

Ritorna in grande il centro creazioni che lo scorso anno si presentava in forma piuttosto limitata. L’editor permette ora di creare sia una superstar che una divas con una profondità disarmante in quanto si possono modificare manualmente tutti gli aspetti del proprio lottatore o lottatrice. Ritorna anche la possibilità di creare nuove arene, show, cinture e entrate con un livello di personalizzazione davvero impressionante. Si possono anche importare loghi personalizzati dopo averli caricati sui server di gioco. Il difetto più grande e fastidioso dell’editor sono i continui caricamenti tra una modifica e l’altra che rischiano di mettere alla prova anche i nervi dei giocatori più pazienti. Peccato solo per l’impossibilità di creare le proprie mosse come capitava gli altri anni con le finisher. Nonostante quindi qualche piccola imperfezione il centro creazioni mette nelle mani dei giocatori una vera e propria miniera d’oro. Per farsi un’idea basta andare a vedere le creazioni della community che propongono lottatori di tutti i gusti. Alcuni cercano di colmare la mancanza di alcune new entry dell’ultimo minuto come Alberto del Rio tornato solo qualche settimana fa in WWE e altri personaggi celebri che non fanno parte della federazione di Mr. McMahon come Deadpool, Jason Voorhes di Venerdì 13, Ronda Rousey e tanti altri ancora.

This is Awesome!”

Graficamente WWE 2K16 non fa enormi passi avanti rispetto a quanto visto un anno fa. Troviamo quindi alti e bassi per quanto riguarda i lottatori. Alcuni sono identici e curati nei minimi dettagli rispetto alle controparti reali, altri invece (le divas ad esempio) lasciano abbastanza a desiderare. Le entrate dei lottatori adesso avvengono senza soluzioni di continuità e tra l’una e l’altra non troviamo più la solita schermata di caricamento in favore di un look più televisivo. Troviamo però un po’ di tearing tra uno stacco e l’altro della telecamera e qualche problema relativo al motore fisico che causa compenetrazioni poligonali e non solo. I caricamenti invece risultano a tratti eccessivi.
Ottimo il comparto sonoro. Tutte le entrate dei lottatori sono ovviamente accompagnate dalle rispettive colonne sonore. Al tavolo di commento troviamo il trio composto da JBL, Michael Cole e Jerry ‘The King’ Lawler. Quest’ultimo insieme a Jim Ross invece è presente durante la modalità 2K Showcase dedicata a Stone Cold Steve Austin. Ottimi anche i cori del pubblico con gli immancabili YES durante l’entrata di Daniel Bryan oppure il classico ‘This is Awesome’ dopo un momento OMG. Molto piacevoli da ascoltare anche le musiche nei menù.
L’online invece presenta i soliti difetti delle produzioni di 2K Games. Come per NBA 2K16 infatti il lag la fa da padrone rendendo il comparto multiplayer abbastanza frustrante.

Commento finale

WWE 2K16 è quello che doveva essere lo scorso anno WWE 2K15. Le modifiche apportate al gameplay donano maggiore tatticismo agli incontri e limitano in modo più tangibile quelli che erano difetti storici della serie. Contenutisticamente ci troviamo dinanzi il capitolo più imponente del franchise. MyCareer presenta una struttura nuova, finalmente funzionale e godibile anche se non ancora perfetta a causa di alcuni elementi che meritano di essere rivisti. WWE Universe rappresenta sulla carta infinite ore di gioco, mentre 2K Showcase viene danneggiato solo dall’eccessiva censura che un personaggio del calibro di Stone Cold Steve Austin non merita. Chiude il cerchio un roster enorme e un centro creazioni impressionante per profondità. I difetti non mancano, qualcuno potrebbe lamentarsi di un gameplay che resta ancorato al passato senza rivoluzionarsi, la realizzazione di alcuni lottatori può far storcere il naso e l’online va assolutamente rivisto. I fan della WWE però riusciranno comunque a trovare tante ore di divertimento con WWE 2K16.

  • Roster enorme

  • MyCareer e WWE Universe tengono impegnati per tantissime ore

  • La carriera di Stone Cold Steve Austin

  • Editor impressionante

  • I miglioramenti del gameplay funzionano…

  • …ma manca la rivoluzione

  • Caricamenti eccessivi e frustranti nell’editor

  • Online da rivedere

  • I lottatori non sono realizzati tutti con la stessa cura