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Recensione The Shore: Enhanced Edition

di: Simone Cantini

Confesso che stavolta sono davvero in difficoltà nell’aprire la recensione di The Shore: Enhanced Edition. Non avessi dovuto affrontare, solo qualche settimana fa, l’ennesima trasposizione videoludica della mitologia lovecraftiana, sicuramente avrei riciclato l’incipit di Cthulhu: The Cosmic Abyss, parlandovi della mia curiosità relativa alla reazione dello sfortunato scrittore di Providence al cospetto della sua eredità postuma. Oltre che smaccatamente crossmediale. Solo che il tempo trascorso tra i due articolo è troppo esile per poter sfruttare il medesimo gancio, quindi mi trovo costretto a girare intorno al nocciolo della questione, prima di immergermi nell’analisi del titolo sviluppato da praticamente in solitaria da Ares Dragonis, deus ex machina di Dragonis Games.

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 Le onde della follia

Incredibile a dirsi, ma The Shore: Enhanced Edition prende il via proprio su di una spiaggia. Un lembo di terra bagnato dal mare appartenente ad una piccola isola, dove un pescatore si ritroverà a vagare in cerca della figlia prematuramente scomparsa. Un viaggio nei ricordi e nella follia che progressivamente si andrà ad insinuare nella mente dell’uomo, mentre voci oscure si accalleranno nella sua anima durante l’esplorazione di questo luogo così desolato. Prendendo fortemente spunto da Dagon, uno dei racconti più celebri di Lovecraft, l’incedere del titolo Dragonis Games ci accompagnerà all’interno di un plot che parte da buonissime premesse, ma che finirà per perdersi dopo pochi istanti di gioco. Per quanto l’esperienza sia fortemente condensata, al punto che in poco meno di due ore saremo già arrivati ai titoli di coda, lo sviluppo procede in maniera troppo frammentaria e decisamente confusa per chiudere con efficacia il cerchio.

Al finale sin troppo affrettato e che appare buttato là solo per stupire il giocatore, sono affiancati momenti che appaiono a tratti un po’ troppo pretestuosi per essere coerenti, e che appaiono più come espedienti per approfondire e sfruttare la lore lovecraftiana. Le situazioni ludiche e narrative si avvicendano senza troppa logica, ma questo non è poi il difetto principale di The Shore: Enhanced Edition, dato che la struttura sconnessa dell’insieme può essere visto come un (in parte) riuscito tentativo di mettere in scena la follia che permea il mondo di Cthulhu. E in tal senso non mancano momenti davvero riusciti e fortemente evocativi, che riescono a trasmettere efficacemente sullo schermo il distorto universo nato dalla perversa fantasia di H.P. Lovecraft.

Ad un passo dall’abisso

Per quanto riguarda l’aspetto puramente ludico, The Shore: Enhanced Edition mira a condire un’esperienza in salsa walking simulator con una spruzzata di enigmi ambientali. Purtroppo, però, simili velleità hanno finito per scontrarsi bruscamente con la realtà dei fatti, visto il modo alquanto approssimativo in cui le due realtà hanno finito per collidere. Se sul fronte puramente esplorativo il compito è stato tutto sommato eseguito a dovere, soprattutto nella prima metà del gioco, è la parte più ragionata a mostrare il fianco a qualche macroscopica perplessità. Il problema principale è da ritrovare nella natura dei puzzle, che proprio non possono essere definiti come tali: non ci sono ragionamenti da compiere o cervellotiche elucubrazioni alla base di simili meccaniche, in quanto ci troveremo semplicemente al cospetto di pulsanti da premere o semplici dispositivi da attivare.

Il processo è meccanico e a tratti sin troppo automatico per essere soddisfacente, e a nulla servono i momenti più tensivi che sfociano nell’incontro con alcune creature ostili. Anzi, simili momenti sono più un fastidio che un vero e proprio valore aggiunto, dato che non aumentano in alcun modo il valore dell’offerta, finendo con il sortire l’effetto opposto. È innegabile, pertanto, come The Shore: Enhanced Edition si giochi le sue migliori carte quando c’è da raccontare visivamente l’universo di gioco, lasciando che sia l’immaginario lovecraftiano a prendersi con forza la scena.

Un successo estetico che è reso possibile dall’azzeccato comparto tecnico della produzione che, soprattutto se consideriamo la natura one man show del team di sviluppo, non può che lasciare piacevolmente sorpresi. Ad un colpo d’occhio indubbiamente efficace e riuscito, al netto di qualche elemento di scena più grezzo del resto, si affianca una direzione artistica che è riuscita a codificare in modo assolutamente calzante le folli aberrazioni del mondo di Cthulhu: ci sono momenti in cui si rimane letteralmente a bocca aperta dinanzi al modo in cui sono state rese palpabili le fantasie dell’autore di Providence. Il tutto è anche corroborato da un comparto sonoro di buonissima fattura, che presenta una soundtrack malinconica in grado di aderire a dovere alle vicende, oltre ad un doppiaggio in lingua inglese non certo trascendentale, ma comunque efficace. Il tutto è anche localizzato testualmente in italiano e, vista la natura del progetto, non può che essere uno sforzo apprezzabile.

The Shore: Enhanced Edition è un’esperienza che vive di contrasti: affascinante quando si abbandona alla pura suggestione visiva, fragile ogni volta che tenta di strutturarsi come videogioco. L’amore per l’immaginario lovecraftiano è evidente, quasi contagioso, e in più di un’occasione riesce davvero a trascinare il giocatore in quell’incubo marino fatto di rovine ciclopiche, divinità insondabili e memorie distorte. Ma la forza dell’estetica non basta a compensare una narrazione discontinua e un gameplay che raramente trova una sua identità, oscillando tra walking simulator e puzzle game senza mai eccellere in nessuno dei due ambiti. Rimane così un progetto sincero, ambizioso e sorprendente per mezzi e resa artistica, ma incapace di trasformare il suo potenziale in un’esperienza davvero compiuta. Un viaggio breve e imperfetto, che saprà comunque lasciare un segno in chi cerca soprattutto l’atmosfera, più che la sostanza ludica.