Recensioni

Recensione The Mound: Omen of Cthulhu

di: Donato Marchisiello

Spiegare l’impatto che Lovecraft ha avuto sull’immaginario horror moderno è cosa complicata, se non impossibile. Con The Mound: Omen of Cthulhu, lo studio cileno ACE Team e il publisher Nacon, hanno provato a rendere omaggio proprio agli oscuri racconti dell’immortale romanziere statunitense con una oscura avventura nel cuore di una giungla sudamericana del XVI secolo, un territorio pericoloso, abitato da creature abissali e dove ogni nostro passo rischia di incrinare la nostra percezione della realtà. Ispirato proprio al racconto di Lovecraft “The Mound”, il gioco offre un’esperienza cooperativa incentrata sulla sopravvivenza, l’esplorazione e la collaborazione, in un ambiente ostile ed infernale che giocherà con i nostri sensi (e la nostra pelle). Dunque, bando alle ciance ed affrontiamo assieme la “selva oscura” di The Mound: Omen of Cthulhu, nella sua versione Series X.

Per visualizzare i video di terze parti è necessario
accettare i cookie con finalità di marketing.

The Mound: Omen of Cthulhu è un gioco d’azione in prima persona, con forti elementi shooting, stealth, esplorativi e horror. La storia si svolge nel 1652, all’epoca dei conquistadores, in un Sud America ancora sconosciuto agli europei. Nel gioco, vestiremo i panni di un esploratore incaricato di svelare i segreti di una regione isolata, ricca di tesori sepolti, ma anche teatro di misteriose sparizioni e, all’apparenza, di una grave minaccia. Questo spunto conferisce alla storia un’aura intrigante, evocando una civiltà dimenticata, antichi riti e una oscurità latente. La storia inizia a bordo della Tempestad, una nave che fungerà da nostra base tra una missione e l’altra. Una volta scelto il personaggio (la cui cosa non avrà un reale impatto ludico ma solo estetico), saremo chiamati all’accettare e concludere con successo dei contratti con obiettivi specifici, come recuperare tesori sino a raggiungere un certo valore, localizzare il diario di un fortino in rovina ecc. Un loop semplice, all’apparenza, ma che sarà invece complicato non appena toccheremo terra coi nostri consunti stivali.

Prima di addentrarsi nella giungla, avremo la possibilità di scegliere tra diverse armi da fuoco (potenti, ma lente e rumorose), archi e armi bianche, oltre a risorse e oggetti consumabili (bende, corazza, razioni di cibo ecc.). È bene sottolineare che la selezione degli oggetti che potremo portare con noi non sarà libera ma limitata dal tipo di missione prescelta: un aspetto non da poco e che, ovviamente, influirà nettamente sul tipo di approccio che avremo contro disparati nemici. Sul galeone avremo a disposizione uno pseudo-negozio che permetterà di ampliare il nostro arsenale con tutta una serie di oggetti speciali fra medaglioni occulti, crocifissi, carte o torce per illuminare l’oscurità, mentre un’incudine consentirà di potenziare o scambiare un’arma prima di partire, ma l’azione resterà limitata alla missione in corso. Scesi dalla piccola imbarcazione che ci porterà a terra, ben presto inizierà l’incubo di ispirazione lovecraftiana.

Ridotto all’osso, il gameplay si basa su un ciclo con un principio apparentemente semplice: esplorare, raccogliere oggetti di varia natura atti a completare l’obiettivo di missione, sopravvivere agli orrori giungleschi ed estrarre per ottenere ricompense. Se la missione avrà successo, otterremo esperienza utile per salire di livello e sbloccare così piccoli vantaggi (la possibilità di equipaggiare un coltello aggiuntivo, ad esempio, o più spazi nell’inventario personale) e dei token che potranno essere utilizzati per acquistare o potenziare oggetti. Le missioni si svolgono sotto forma di spedizioni della durata di circa venti minuti e, più si esplorano le terre maledette, più la “presenza” maligna che ottenebra l’intera isola si “attiverà” per renderci la vita impossibile. Come? Ma con visioni distorte o allucinazioni, creature aggressive e deformi, trappole d’ogni sorta ecc.

Ad esempio, assisteremo a richiami “fantasma” da parte dei nemici, che simuleranno per aspetto e movenze, i nostri compagni. O, all’improvviso, esseri deformi compariranno da sottoterra per attaccarci o trascinarci in un punto casuale della mappa. Quello che The Mound: Omen of Cthulhu fa davvero bene, è creare un ambiente ostile, incerto e atmosfericamente cupo e tensivo, utilizzando degli originali meccanismi da “incubo” dinamici, tra cui il sistema di salute mentale che man mano degraderà e ci farà “sognare ad occhi aperti”, che renderanno ogni sessione unica. Mormorii indistinti e grugniti bestiali si insinuano nelle nostre orecchie, rami scricchiolanti, fruscii di foglie tra i cespugli o urla lontane che riempiono il silenzio: ogni aspetto avrà un impatto sia ludico, sia tensivo nella realtà “vera” del giocatore.

Avremo facoltà di svolgere le missioni in singolo (accompagnato da un bot non particolarmente brillante e spesso un po’ troppo girovago) oltre che da Padre Escalona, ​​la nostra guida nell’oscurità che siederà su di un carro trainato da un bue. Il frate sarà essenziale innanzitutto per depositare i nostri vari ritrovamenti (risorse, artefatti o cibo), gestire il nostro inventario limitato e persino trasportare i sopravvissuti. Oltre ciò, il carro spargerà in terra una polvere bianca che segnalerà la strada percorsa, fornendo una fondamentale indicazione per ritrovare il sentiero. Se lo perdiamo di vista, però, ci basterà fischiare per richiamarlo con un corno, permettendoci così di localizzarlo. È un metodo molto pratico, dunque, ma tutt’altro che discreto visto che la giungla è sempre in ascolto, quindi il rischio è a nostro carico. Così come il bot, anche Padre Escalona avrà una certa tendenza nel girovagare in modo indiscriminato (muovendosi spesso in “parallelo” rispetto alla nostra posizione), creando qualche grattacapo nelle situazioni più concitate dove, magari, ci serve accedere velocemente all’inventario “generale”. Con ogni missione completata, si accederà ad altre aree e missioni progressivamente più difficili e si otterranno pagine del codex che arricchiscono la storia, nuovi mezzi di difesa e contratti aggiuntivi, fino a raggiungere le profondità della mappa e, naturalmente, con essa i segreti della giungla maledetta.

Una fondamentale questione da sottolineare è quanto il gioco sia punitivo a 360°: non vi saranno tutorial iniziali o abilità da sbloccare per potenziare il nostro alter ego che, semplicemente, mostrerà piuttosto velocemente i suoi limiti fisici (specialmente, nella corsa). Le meccaniche, spesso criptiche, richiedono osservazione, pazienza e una reale capacità di adattamento, il che potrebbe scoraggiare alcuni. The Mound: Omen of Cthulhu premia la cautela, la furtività, l’esplorazione accurata e il mutuo aiuto. Per questo motivo, correre in giro facendo rumore o disperdendosi è spesso una condanna a morte, perché la giungla approfitterà di ogni occasione per risucchiarci nel suo tenebroso oblio. Sarà un test crudo delle nostre abilità, seppur a lungo andare si senta un pochino l’assenza di una progressione “canonica” o di un andazzo ruolistico atto anche a variegare, anche solo esteticamente, l’offerta ludica. The Mound: Omen of Cthulhu può essere giocato, come detto, in solitaria, ma è online (da due a quattro giocatori in cross-play) che dà il meglio di sé, ed è fortemente consigliato. La comunicazione vocale e il lavoro di squadra, infatti, sono molto più di un’opzione: diventano essenziali e, con un po’ di organizzazione, si possono creare dei team affiatati con compiti precisi per gestire anche la situazioni più ardue.

Con armi che si deteriorano con l’utilizzo e munizioni scarse, la maggior parte delle situazioni “complicate” incoraggia l’approccio silenzioso piuttosto che lo scontro. Anche perché, il gioco ha in serbo delle trappole uniche per ogni giocatore, dunque per rompere l’illusione dovremo per forza di cose cooperare. Fallire una missione, comunque sia, ci farà perdere ciò che abbiamo trovato limitatemente in essa, ma non avrà reali malus sull’intera campagna.

Se, sulla carta, The Mound: Omen of Cthulhu soddisfa tutti i requisiti atmosferici e meccanici del survival lovecraftiano, con dei picchi tensivi di prim’ordine, controller alla mano la realtà è un po’ meno positiva. L’esperienza rimane sicuramente pregevole (specialmente se rapportata al prezzo d’accesso), ma con alcuni nei specifici. L’esplorazione, pur essendo al centro del gameplay, è sorprendentemente lineare e, a tratti, scontata: indagare gli stage sarà sostanzialmente percorrere una successione di corridoi e caverne in mappe fisse con dei punti di interessi altrettanto statici. Una questione dal relativo impatto ma che, comunque, attenua un po’ l’atmosfera che sarebbe stata sublimata da mappe procedurali ed imprevedibili. L’altra questione, già anticipata, è l’assenza di una reale progressione parallela all’incedere narrativo: per la struttura del gioco, basica concettualmente ma divertente, non è una gran mancanza ma sarebbe stata una preziosa aggiunta. In più, capiterà alle volte che il sistema divenga estremamente punitivo per quanto concerne il ritrovamento di oggetti preziosi (solitamente, posizionati su altarini dalla forma specifica), alle volte “introvabili” anche dopo diversi minuti di esplorazione e che condanneranno la spedizione al fallimento “artificiale”.

Tecnicamente parlando, The Mound: Omen of Cthulhu è un buon prodotto con delle evidenti lacune. L’estetica è buona, seppur vi siano su Series X un po’ di inciampi qualitativi specialmente su alcuni dettagli ambientali. I movimenti e, in generale, i combattimenti appaiono un po’ rigidi e legnosi e sembrano, spesso, “leggeri” e imprecisi (sarà piuttosto facile fallire un attacco in mischia da distanza ravvicinata seppur vicinissimi all’obiettivo). Vi sono anche una serie di problematiche legate all’ottimizzazione generale dell’esperienza di gioco: da texture che compaiono lentamente a bug relativi alla collisione con elementi dello scenario (tra cui il carro trainato dal bue, che spesso fungerà da “muro” nei percorso più stretti). Seppur l’esperienza di gioco sia, comunque vada, discreta, va segnalato anche una fluidità un po’ ballerina che, spesso, scende al di sotto dei 60 frame soprattutto negli ambienti più particolareggiati o in presenza di una nutrita schiera di nemici. Nulla da eccepire, invece, sul comparto sonoro: ben realizzato, utile ai fini ludici e il vero motore che conduce alla grande immersività che il gioco possiede.

The Mound: Omen of Cthulhu è un’esperienza lovecraftiana di primo livello, divertente e, nel puro senso del termine, team-based. Gli orrori “dinamici” della giungla, tra trappole sensoriali, illusioni mortali e nemici da incubo, creano una formula tensiva perfetta ed appagante. Il gioco, però, mostra più di qualche limite tecnico e concettuale che va, almeno in parte, a limare un’esperienza che resta comunque più che godibile e positiva (soprattutto, guardando anche al prezzo di lancio accessibile). Un gioco consigliato specialmente se si ha voglia di giocare a qualche di realmente cooperativo e dal forte sapore horror.