Recensioni

Recensione Syberia Remastered

di: Luca Saati

Quando è uscito nel 2002, il primo capitolo di Syberia ha segnato un punto di svolta nelle avventure grafiche punta e clicca, diventando per anni un punto di riferimento per il genere grazie alla sua narrazione profonda e alla sua atmosfera steampunk-clockpunk. Ancora oggi, l’opera del compianto Benoît Sokal viene ricordata con affetto dai fan di vecchia data e, grazie all’opera di restaurazione di Microids, anche le nuove generazioni possono finalmente scoprire l’avventura di Kate Walker e dell’automa Oscar.

Per visualizzare i video di terze parti è necessario
accettare i cookie con finalità di marketing.

Un’avvocata e il suo automa

Kate Walker è una giovane e ambiziosa avvocata di New York, inviata in un paesino delle Alpi francesi chiamato Valadilène per concludere una trattativa d’affari. Una fabbrica di giocattoli intende acquistare la Fabbrica Voralberg, una piccola impresa locale travolta dai debiti, da sempre specializzata nella fabbricazione di automi ad orologeria di altissima qualità. Poiché l’accordo sul prezzo e sui dettagli del contratto è già stato raggiunto, si tratta solo di una firma, una pura formalità.

La situazione però si complica quando Kate scopre che, al suo arrivo a Valadilène, la proprietaria dell’azienda, Anna Voralberg, è scomparsa il giorno prima, lasciando tutto nelle mani dell’unico erede della fabbrica: suo fratello minore, Hans, creduto morto da sessant’anni ma in realtà vivo da qualche parte in Syberia.

Inizia così un viaggio che porta Kate sulle tracce di Hans a bordo di un rivoluzionario treno a molla e in compagnia dell’automa Oscar, entrambi creati dallo stesso Hans. Il percorso parte da Valadilène per toccare il paese di Barrockstadt, con la sua università e voliera che ricordano molto Amerzone (opera precedente di Benoît Sokal), fino ad arrivare alla remota Russia siberiana.

Queste tappe seguono i passi di Hans Voralberg, trasformando un’apparente semplice missione d’affari in un’avventura nei ricordi dell’unico erede della fabbrica di automi francese, rivelandone la personalità e il genio creativo. È anche un percorso di crescita personale per Kate, divisa tra la vita a New York e il richiamo dell’avventura, affascinata dalle meraviglie di un mondo che mescola elementi reali con spunti steampunk e clockpunk.

Da fan dell’opera originale (avevo 9 anni all’epoca), Syberia si conferma un’opera senza tempo, che mantiene intatto il suo fascino unico anche a 23 anni dalla prima uscita. Questa poesia visiva può facilmente conquistare anche i giocatori più giovani, che per ragioni anagrafiche non avevano potuto godere l’opera di Sokal al suo tempo.

Syberia Remastered apporta numerosi miglioramenti per aggiornare il titolo ai tempi moderni. Il comparto grafico è stato completamente rifatto con un restyling 3D che coinvolge ogni elemento del gioco, dagli ambienti ai personaggi, senza snaturare la fedeltà all’originale, anzi anzi esaltando l’atmosfera e la profondità dei luoghi visitati dalla protagonista. Peccato per alcune cutscene che non hanno ricevuto la stessa cura, presentandosi ancora in formato 4:3 e risultando stonate rispetto al resto del gioco.

Incomprensibile anche l’opzione per scegliere tra modalità qualità o prestazioni: essendo un’avventura grafica, a cosa dovrebbe servire un frame rate più elevato?

Le novità includono controlli con animazioni nuove che rendono i movimenti più fluidi, anche se resta una certa rigidità e lentezza generale. Le tradizionali schermate fisse sono state sostituite da una telecamera dinamica che segue la protagonista, enfatizzando la profondità degli ambienti, a costo però di qualche imprecisione negli spazi ristretti. L’interfaccia è stata modernizzata e resa più accessibile, con l’aggiunta di una modalità Storia per chi preferisce godersi la narrazione senza troppe complicazioni.

Durante il mio playthrough di 5-6 ore ho purtroppo riscontrato diversi problemi tecnici, tra cui muri invisibili, collisioni imprecise, e persino episodi in cui la protagonista resta immobile costringendo al riavvio del gioco.

In positivo, il doppiaggio in italiano è ben realizzato, mentre la colonna sonora risulta un po’ ripetitiva, con loop musicali talvolta inadatti al contesto.

Kate Walker, 23 anni dopo

Syberia Remastered è un’operazione a tratti un po’ pigra, salvabile più per i meriti dell’originale che per quelli personali. Il lavoro di restyling 3D esalta l’ambientazione e i personaggi senza tradire lo spirito originale di Benoît Sokal, rendendo il gioco accessibile anche a un nuovo pubblico. Tuttavia, alcune scelte tecniche e di design risultano discutibili, dalle cutscene non rimasterizzate a una serie di problematiche tecniche. Rimane quel senso di amaro in bocca per ciò che avrebbe potuto essere questo prodotto se fosse stato un rifacimento completo, un vero remake che rendesse davvero giustizia a un classico senza tempo.