Recensione Simon the Sorcerer Origins
di: Francesco PellizzariC’erano gli anni in cui gli home computer facevano sognare con una manciata di colori, dischetti che cigolavano e monitor a tubo catodico. Tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90, su macchine come Amiga, Atari ST ed i primi PC MS-DOS, prendeva forma un nuovo modo di raccontare storie interattive: le avventure grafiche, o punta e clicca.
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Un passato ingombrante…
Due scuole di pensiero dominavano la scena: la severa Sierra On-Line, maestra di enigmi e frustrazione, e la più giocosa Lucasfilm Games (poi LucasArts), che con titoli del calibro di Monkey Island, Day of the Tentacle e Sam & Max trasformò il genere in un fenomeno di cultura pop. Nel mezzo di quel fermento nacque come outsider britannico Simon the Sorcerer: un adolescente impertinente, un cappello a punta troppo grande e un’ironia sfrontata che guardava al sarcasmo inglese più che alla comicità americana. A trent’anni di distanza, Simon the Sorcerer torna a far parlare di sé, non come remake, ma come prequel ufficiale che vuole riaccendere la magia di quell’epoca d’oro, traducendola in un linguaggio accessibile ai giocatori di oggi. Ed eccoci qui, pronti a darvi il nostro giudizio su quello che ha da offrire Simon the Sorcerer Origins.
Orgoglio tricolore
Sviluppato da Smallthing Studios, uno studio italiano fondato nel 2018 da Massimiliano “Massy” Calamai (Game Director) e Stefano Campodall’Orto (CTO), Simon the Sorcerer Origins rappresenta una delle operazioni più ambiziose mai portate avanti da un team indipendente del nostro Paese.
Con sede a Carasco (Genova) e un secondo ufficio a Gorizia, il team riunisce una ottantina di professionisti tra artisti, animatori, designer e doppiatori, molti dei quali provenienti dal mondo dell’animazione e dai circuiti accademici italiani legati all’arte visiva. È un progetto che profuma d’Italia, ma che parla la lingua internazionale del videogioco: il team ha collaborato strettamente con gli autori originali Simon e Michael Woodroffe e con Adventure Soft, titolare della licenza storica, per costruire un prequel narrativamente e stilisticamente fedele all’originale.
Dove ci eravamo lasciati?
Il gioco è ambientato poche settimane prima degli eventi del primo capitolo uscito nel 1993 e racconta di un dodicenne ribelle, espulso da scuola e insofferente alle regole, che finisce risucchiato in un mondo magico popolato da stregoni eccentrici, creature assurde e misteri arcani. Da qui parte un’avventura che alterna momenti ironici a passaggi più malinconici, bilanciando comicità e introspezione in dodici capitoli che colmano i “non detti” del primo episodio.
Alla base resta il DNA del punta e clicca classico: esplorazione di ambienti disegnati a mano, inventario per raccogliere e combinare oggetti, e dialoghi a scelta multipla.
Ma Simon the Sorcerer Origins introduce due trovate che rinfrescano la formula:
- gli incantesimi elementali (Fuoco, Ghiaccio, Vento e Luce), utilizzabili come veri e propri oggetti su persone e scenari, generando nuove condizioni per risolvere enigmi
- i Cappelli Magici, che permettono di modificare lo stato degli oggetti a seconda della loro natura “chiara” o “oscura”, offrendo varianti di puzzle e piccole scorciatoie creative
L’approccio di questo prodotto è sì moderno, ma al contempo rispettoso del predecessore: interfaccia intuitiva, ritmo di gioco fluido, controlli immediati e user friendly anche per chi predilige l’utilizzo del solo joypad rispetto ai più blasonati mouse e tastiera, ed infine enigmi; tanti enigmi, alcuni forse eccessivamente impegnativi ed ardui per i novizi delle avventure grafiche.
Arte che prende vita
La direzione artistica è il fiore all’occhiello del progetto. Realizzato con oltre 15.000 frame disegnati a mano, Simon the Sorcerer Origins adotta uno stile ispirato ai film Disney di fine anni ’90 e annovera al suo interno parte del team che ha lavorato su Klaus (Netflix). Il risultato è una resa “classica” e calda, volutamente ancorata alla cadenza animata dell’epoca: niente fluidità eccessiva o filtri moderni, ma il fascino artigianale delle animazioni tradizionali.
Le cutscenes in full motion video, interamente disegnate a mano, donano al titolo una forte identità visiva e una coerenza impeccabile tra gameplay e narrazione.
Sul fronte audio, Simon the Sorcerer Origins vanta un comparto di tutto rispetto. Il doppiaggio in inglese segna il ritorno di Chris Barrie, storico interprete di Simon, mentre in tedesco ritroviamo Erik Borner. Entrambe le versioni offrono recitazioni convincenti, che catturano il tono ironico e il ritmo comico dell’opera. La colonna sonora è firmata dal veterano Mason Fisher, e include anche la leggendaria licenza di “Together Forever” di Rick Astley, usata in modo intelligente in momenti chiave. Volendo cercare il classico pelo nell’uovo, stona leggermente il fatto che la voce di Simon, seppur ben recitata, suoni un po’ troppo adulta per un ragazzo di dodici anni.
Un’avventura per tutti
Il gioco è localizzato in 11 lingue, tra cui l’italiano, e include numerose opzioni di accessibilità; un segnale di attenzione raro per un titolo di questo tipo. In qualsiasi momento potremmo passare da un sistema di controllo classico, ovvero quello di comandare il puntatore tramite controller oppure utilizzare il controllo diretto del protagonista, avendo a disposizione menù contestuali ad oggetti o personaggi presenti nelle varie aree di gioco. Sarà inoltre possibile regolare interfaccia, contrasto e grandezza dei testi: una flessibilità che conferma la volontà di rendere il genere più accogliente e fruibile dalla maggior parte degli utenti.
La scrittura di Simon the Sorcerer Origins conserva lo spirito sarcastico e brillante dei primi capitoli, miscelando battute taglienti e autoironia “very British”. Pur essendo un prodotto italiano, il tono è perfettamente coerente con quello dell’originale, segno di un lavoro di adattamento accurato. Non mancano gli easter egg e i riferimenti meta-narrativi, omaggi non solo alla saga, ma anche a Monkey Island e all’immaginario fantasy classico. La longevità del titolo si attesta nella media, richiedendo circa una dozzina di ore per essere portato a termine.
Considerazioni finali
Simon the Sorcerer Origins non è soltanto un esercizio di nostalgia, ma un atto d’amore consapevole verso il genere. Lontano dal voler reinventare il filone videoludico dal quale deriva, punta a restituire la magia delle avventure grafiche classiche con strumenti moderni: un equilibrio difficile, ma che Smallthing Studios sembra gestire con rispetto e personalità. Forse il mondo è pronto al ritorno in grande stile di Simon.