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Recensione Saints Row: The Third Remastered

di: Federico Lelli

Saints Row: The Third arriva sulle console nel 2011 e segna il punto di svolta per la saga, che fino a quel momento cercava ancora di inseguire le orme purtroppo inarrivabili di GTA. È con questo capitolo che Volition decide di abbandonare completamente il realismo e di dedicarsi dalla parte del gameplay all’action arcade più puro e dalla parte della storia al B movie più becero e autoironico, prendendosi una nicchia che ormai il gioco campione d’incassi di Rockstar stava abbandonando. Saints Row: The Third Remastered torna sulle console nextgen (e diventa quindi retrocompatibile anche per l’immediato futuro) 9 anni dopo, consegnando alla storia anche questo capitolo della saga.

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Quando sei in alto ci vuole poco a cadere

Dopo gli eventi di Saints Row 2 i Santi della Terza Strada sono ormai delle celebrità riconosciute e i padroni della città di Steelwater, il prologo del terzo capitolo ci fa fare pratica con i comandi mentre la rapina in banca che stiamo effettuando finisce malissimo: l’edificio è infatti una copertura per le operazioni del Sindacato, un’organizzazione malavitosa che agisce nell’ombra e che si è accorta della nostra ascesa al potere. Per entrare al suo interno ci viene proposto di versare un pizzo notevole e al nostro rifiuto ci troviamo a vendere cara la pelle: la rocambolesca fuga in caduta libera dall’aereoplano che segue ci fa finire nella città di Steelport, dove i Santi hanno poca influenza e sono costretti far ripartire il loro impero da capo.

Dopo aver deciso che faccia avrà il nostro protagonista usando il completo editor interno scopriamo che a livello di struttura delle missioni Saints Row: The Third Remastered non cambia troppo le carte in tavola rispetto ai suoi predecessori: per avanzare nella trama principale dobbiamo indebolire le tre bande rivali, tutte associate al sindacato, con missioni dedicate. È qui che il gioco dà il meglio con missioni frenetiche, stravaganti o completamente fuori di testa, in un mondo di gioco che è costruito appositamente per farci sbizzarrire in tutti i modi possibili: se nei giochi open world spesso ci chiediamo se possiamo fare qualcosa in questo titolo spesso saranno gli sviluppatori ad aver pensato già alle situazioni più estreme e insensate, e lo dico nel modo più positivo che si possa intendere con questi aggettivi. Per fare il paio con le missioni pazze e spericolate della trama principale ci sono le missioni secondarie che da una parte vedono il ritorno di alcuni classici e dall’altra aggiungono nuove e deliranti avventure, sempre divise per livelli e utili ad aumentare il Rispetto, che useremo per sbloccare nuove abilità.

In aggiunta non possiamo dimenticare che questa versione porta con sé le tre missioni di espansione e gli oltre 30 DLC usciti al tempo.

Sulla grafica non si scherza

Per un gioco che non si prende troppo sul serio il remaster del team Spearsoft è stato invece un lavoro serissimo, che dà letteralmente una nuova luce ad un titolo pur abbastanza recente. Tra le nuove ottimizzazioni vediamo infatti l’illuminazione completamente rivista e migliorata, con l’uso dei riflessi, di nuovi effetti per il post processing a video e con supporto HDR; gli artwork più dettagliati, con sprite più definite e modelli poligonali più numerosi e completamente rivisti; l’upscaling, che si avvantaggia del temporal anti-aliasing e non ultimo un notevole miglioramento delle performance, che permettono al gioco di girare a 1080p/30fps bloccati sulle console minori dimenticando completamente il tearing presente in era x360 e fino a 1440p nelle console maggiori, con la possibilità di togliere nelle opzioni il limite del framerate e raggiungere anche i 60fps abbastanza stabili su XOX, la console più performante al momento.

Quando si parla di remaster e riedizioni, soprattutto di giochi cosi recenti, il dubbio è sempre quello di trovarci davanti ad un’operazione commerciale fatta unicamente per battere cassa, cosa di cui anche questo titolo è colpevole nella versione per Switch dello scorso anno: un porting che probabilmente pagava anche i limiti tecnici della console. Saints Row: The Third Remastered si pone invece completamente dall’altro lato di questa barricata presentando un prodotto non solo evidentemente superiore ma senza ombra di dubbio la migliore delle edizioni possibili, adesso nuovamente giocabile da tutti.