Recensioni

Recensione Rune Factory: Guardians of Azuma

di: Donato Marchisiello

Se volessimo scomodare dei paragoni illustri, potremmo definire la saga di Rune Factory come il connubio ideale tra la spensieratezza agricola di un Harvest Moon e la progressione ruolistica tipica di un Diablo-like. Dopo un quinto capitolo che aveva diviso la critica e i giocatori, soprattutto a causa di un comparto tecnico non esattamente brillante, Marvelous ci riprova con Guardians of Azuma, uno spin-off della serie principale uscito nel giugno scorso su Nintendo Switch e approdato recentemente sull’ammiraglia Sony. Abbandonata la classica ambientazione fantasy di stampo europeo, il titolo ci proietta nelle terre di Azuma, un setting fortemente ispirato al folklore nipponico che strizza l’occhio agli appassionati di estetica orientale. Dunque, siamo di fronte ad una “svolta” per la serie? Bando alle ciance, ecco la review di Rune Factory: Guardians of Azume nella sua versione PS5.

Per visualizzare i video di terze parti è necessario
accettare i cookie con finalità di marketing.

Rune Factory: Guardians of Azuma è un gioco di ruolo d’azione con visuale in terza persona, che amalgama nel suo loop ludico elementi da simulatore di vita a una struttura da JRPG suddivisa in macro-aree, dove l’esplorazione dei dungeon e la “bonifica” delle zone corrotte si alternano alla gestione dinamica di villaggi-hub stagionali. Il gioco, com’è tradizione dei rappresentanti del settore, ci propone una linea di eventi story wise che, naturalmente, ci porteranno ad esplorare ogni aspetto del suo stile ludico. Sotto il profilo narrativo infatti, il titolo ci mette nei panni di un Earth Dancer, un individuo “magico” benedetto dal potere degli dei con il compito di ridare vita a un mondo soffocato dal “Flagello”, un’energia oscura che ha inaridito i terreni e sopito le divinità protettrici.

Sebbene la trama non sia in nessun momento “capovolgente” ma, anzi, piuttosto “ordinaria” e lineare se confrontata ad un ipotetico standard del settore, affidandosi quindi ai classici cliché dei JRPG, essa comunque si attesta su di un buon livello, rimanendo fino alla fine sufficientemente interessante e lineare in senso positivo. In modo specifico, oltre alle mere vicende inerenti la lotta del nostro alter ego contro il “male” che attanaglia il mondo di gioco, il valore aggiunto della narrazione risiede proprio nell’interazione sociale: ogni villaggio è popolato da NPC con routine specifiche e archi narrativi personali che si intrecciano con la progressione del protagonista. Non potremo affrontare dialoghi chissà quanto profondi o vari ma la possibilità di “identificare” ogni singolo personaggio dei vari villaggi e di avere relazioni di varia natura (anche sentimentali) con essi, renderà l’esperienza ancor più piacevole. Non sarebbe ovviamente un Rune Factory senza la possibilità di intrecciare legami profondi, e Guardians of Azuma non fa eccezione, pur con le sue peculiarità da spin-off. Il cast di candidati al matrimonio (i celebri Bachelor e Bachelorette) è visivamente splendido, beneficiando dell’estetica nipponica che rende ogni incontro un piccolo frame da anime.

Guardians of Azuma

Il cuore pulsante di Guardians of Azuma rimane il suo collaudato gameplay loop, che in questo capitolo beneficia di una espansione delle meccaniche sia ludiche che più squisitamente managing. La novità sicuramente più rilevante rispetto ai passati capitoli del brand riguarda la gestione dei villaggi e la semplificazione del lato più squisitamente agricolo, che sarà quasi del tutto automatizzabile. Non siamo più confinati a un’unica fattoria centrale ma ogni area liberata dal Flagello diventerà un centro agricolo specializzato stagionale. Questo elimina la “lenta attesa” nell’aspettare mesi di gioco per coltivare specifici ortaggi, permettendo una pianificazione molto più strategica della produzione e del crafting. Da un punto di vista più squisitamente gestionale, saremo chiamati ad aumentare la popolazione e costrure negozi, fattorie, case e decorazioni per migliorare la vita degli abitanti dei villaggi. Questi, a loro volta, gestiranno negozi e fattorie per guadagnare denaro, automatizzando completamente l’intero processo di simulazione della vita.

L’automazione sarà ulteriormente estesa tramite le “Holy Relics”, oggetti speciali dalle diverse caratteristiche sia combattive che gestionali, è la ciliegina sulla torta: essi ci aiuteranno in vari modi, ad esempio potenziando la produttività dei nostri raccolti, riducendo drasticamente il backtracking e lasciando il focus dei giocatori sulle attività più remunerative e divertenti. Queste novità, però, potrebbe “deludere” i vecchi fan della saga principale, abituati a meccanismi agricoli più approfonditi e complessi. Come specificato in incipit, Rune Factory: Guardians of Azuma non è solo una placida simulazione agricola. Sul fronte dei combattimenti, il passo avanti rispetto al predecessore è tangibile. La reattività dei comandi è stata migliorata e l’introduzione di nuove armi, come il Talismano (ideale per attacchi ad area e debuff) e l’Arco (per quelli a distanza), amplia notevolmente le opzioni tattiche. Sarà possibile anche impadronirsi delle mostruosità che affronteremo: in questo frangente, la gestione dei mostri catturati, che possono essere utilizzati sia come forza lavoro nei campi sia come compagni di battaglia, rimane un pilastro fondamentale, integrandosi perfettamente con la progressione del livello di “Danza” del protagonista.

Guardians of Azuma

In generale, seppur divertente, Rune Factory: Guardians of Azuma sembra votarsi ad un approccio molto più user friendly e leggero rispetto ai capitoli principali della saga: il livello di sfida offerto dai combattimento sarà intermedio, così come la generale complessità dei meccanismi sottostanti i vari comparti ludici del gioco non offrirà sfide manageriali di alto profilo. A questo, si aggiunga una certa ripetitività delle task da portare a termine, la quale verrà a galla dopo poche ore di gioco. Completare la campagna principale richiede circa 40-45 ore, ma il cronometro è destinato a raddoppiare se ci si lascia rapire dal sistema di relazioni, dai festival stagionali e dalla ricerca dei materiali rari per il potenziamento dell’equipaggiamento. Il gioco offre sempre qualcosa da fare, riuscendo a mascherare abilmente la natura ripetitiva del genere con un sistema di ricompense costante e appagante. Dunque, Rune Factory: Guardians of Azuma risulta esser comunque divertente, piuttosto longevo e validissimo sia per i fan della saga, sia per chi si approccia per la prima volta a questo genere “ibrido”.

Passando all’analisi tecnica, la versione PlayStation 5 da noi testata offre un’esperienza fluida a tutto tondo. L’estetica in stile in cel-shading è estremamente pulita, con modelli poligonali dei personaggi ben rifiniti e una palette cromatica vibrante che esalta la direzione artistica japan oriented. L’estetica risplende anche per quanto concerne gli ambienti, piuttosto ben caratterizzati e “fedeli” all’immagine che gli anime ci hanno trasmesso, per decadi, del Giappone rurale, seppur essi siano probabilmente un gradino sotto a causa di rocce e terreni che talvolta appaiono piatti e poco dettagliati. Sul piano delle performance, il titolo punta ai 60 frame per secondo, mantenendoli in modo stabili anche nelle situazioni più concitate o durante l’evocazione delle abilità runiche più spettacolari. I tempi di caricamento sono pressoché istantanei, facilitando il passaggio rapido tra le varie macro-aree. Buono invece il comparto sonoro, con musiche orchestrali che accompagnano degnamente sia i momenti di relax agricolo che le boss fight.

Guardians of Azuma

Rune Factory: Guardians of Azuma rappresenta la piena maturità della serie Marvelous. Pur non rivoluzionando i canoni del genere, introduce correttivi intelligenti che rendono l’esperienza meno punitiva e più dinamica. L’ambientazione ispirata e il passaggio a un hardware più performante consegnano ai giocatori l’episodio più godibile e rifinito del franchise. Se cercate un titolo capace di alternare momenti di assoluto relax a una progressione GDR solida e stratificata, l’ultima fatica di Marvelous merita assolutamente la vostra attenzione.